Zwei: The Arges Adventure – Recensione

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Zwei: The Arges Adventure è un Action RPG che viene da lontano o, più precisamente, dall’oscuro portfolio di Falcom. Questa piccola (ma prolifica) software house nipponica è riuscita ad emergere in Occidente solamente con la sua saga più fortunata, quell’Ys che per diverso tempo ha gravitato attorno alle console Sony per poi trovare nuova casa nella libreria digitale di Steam. Il caso di Zwei però è un po’ particolare e merita un minimo approfondimento per capire il contesto in cui il publisher statunitense, XSEED games, si è mosso durante la sua localizzazione.

Solamente qualche mese fa faceva capolino su Steam il titolo “Zwei: The Ilvard Insurrection”, videogioco dal nome molto simile a questo “The Arges Adventure” di cui stiamo per parlarvi: sarà solamente un caso? Ovviamente no, e la spiegazione è molto semplice: trovatasi nella condizione di portare in Occidente il secondo capitolo di una serie, XSEED è tornata sui suoi passi a lavoro concluso per riproporre anche il suo prequel, benché le due produzioni siano considerabili come storie godibili anche in formula stand alone. Non deve quindi sorprendere se i due “Zwei” condividono una formula pressoché identica, poiché si tratta di prequel e sequel, semplicemente pubblicati in ordine contrario. Detto questo, torniamo su Zwei: The Arges Adventure, titolo del 2001 arrivato con quasi vent’anni di ritardo sui nostri schermi. Ne sarà davvero valsa la pena?

Benché i limiti di un game design semplicistico (anche per l’epoca) siano ancora tutti lì, sì, è giusto poter aver la possibilità di riscoprire le atmosfere fiabesche e scanzonate dell’epopea di Pipiro e Pokkle, due eroi forse non molto credibili nelle vesti di salvatori di un regno, ma oltremodo irresistibili una volta fatta la conoscenza delle loro semplici caratterizzazioni. Pipiro è una giovane ragazza baciata dal dono della magia, dall’aspetto “kawaii” ma dall’indole decisamente gretta e notoriamente considerata una persona inaffidabile ed egoista, mentre il fratello, Pokkle, è il tipico avventuriero “dal cuore puro” che ci si aspetterebbe di vedere in un classico JRPG, benché le sue passioni non siano l’arte della guerra o il desiderio di avventura, ma la cucina e i giochi di parole (oh, voi non avete idea).

IN UN MONDO DI MISTERO E MAGIA

La storia dei due inizia quando il loro villaggio viene saccheggiato da un guerriero mascherato che fa propri alcuni antichi artefatti. Basterà solamente che Pipiro venga a conoscenza di una lauta ricompensa per chi riporterà le reliquie al proprio posto per dare il via ad un viaggio fra tropi della narrativa JRPG più classica di sempre e tanto, tanto girovagare in claustrofobici dungeon forse un po’ troppo simili tra loro.  Partiamo col dire che Zwei: The Arges Adventure rappresenta l’antitesi del gaming moderno, e lo fa con una sfacciatezza che, a tratti, potrebbe essere percepita come disorientante. Il gioco lascia largo spazio alla curiosità del giocatore, dandogli fin da subito accesso ad un buon numero di location disseminate di cancelli e vie accessibili solamente dopo aver raggiunto un certo livello o aver raccolto un determinato oggetto, invitando chi ha il joypad in mano ad immergersi in un mondo raccontato dai dialoghi di NPC “vivi”, che si muovono per le location seguendo una routine quotidiana, e messo in scena da irte mappe esplorabili nelle quali ci si troverà spesso a tornare sui propri passi. Nessun indicatore, nessun vero tutorial (a parte dei semplici cartelli) e nessuna “mano virtuale” che accompagni al traguardo. Questo approccio è chiaramente figlio di un tempo in cui videogiochi richiedevano molta più attenzione da parte dei consumatori finali, e malgrado all’inizio possa sembrare fin troppo radicale, è chiaro che il senso di gratificazione regalato dal raccapezzarsi in una semplice situazione all’apparenza poco chiara superi senz’ombra di dubbio il semplice limitarsi a seguire una struttura lineare e “in pilota automatico”. Detto questo, è chiaro che i giocatori più giovani potrebbero non trovarsi a proprio agio nel dover fare i conti con un videogioco che, di fatto, “non regala niente” a coloro che ne usufruiscono, andando in netto contrasto con tutta la filosofia di “facili achievements/trophies” del videogioco moderno (anche gli Steam Achievements inclusi in questa riedizione non sono per nulla dispensati a casaccio) messi lì per stimolare la sempre più labile soglia dell’attenzione dell’utente medio. Il problema principale è che al netto di una forte presa di posizione e di un’impalcatura estetica e narrativa tanto semplice quanto affascinante, il titolo soffre della presenza del fantasma di un gameplay “dungeon crawling” preconfezionato, fatto di lunghe sessioni esplorative in labirinti tematici dalla struttura appena variabile, in cui l’incedere dei due avventurieri (scambiabili in ogni momento per godere delle loro caratteristiche uniche sul campo di battaglia) è dominato da scontri risolvibili menando fendenti in lungo e in largo senza una vera strategia. Più che di un action RPG in salsa nipponica – e le similitudini con i primi capitoli della serie Ys sono innegabili – verrebbe quasi da dire che ci si trovi di fronte ad un ibrido di generi mai davvero convincente.

Man mano che si prosegue nell’avventura il combat system permetterà l’utilizzo di tecniche sempre più potenti (e dagli effetti visivi estremamente caotici), trasformando le iniziali avanscoperte nei boschi a colpi di spada e sfere magiche in vere e proprie sessioni di “shmup” in cui si finirà a dover schivare bolle colorate provenienti da tutte le direzioni, muovendosi a casaccio nella speranza che il contatore della vita non scenda inesorabilmente fino al valore di zero. In questo senso gioca un ruolo fondamentale la splendida mise estetica bidimensionale, ancora oggi gradevole malgrado la bassa risoluzione degli asset utilizzati: le sessioni esplorative sono seguite dalla tipica visuale “a volo d’uccello”, ma la generosa dimensione dei personaggi e dei nemici, uniti ad una regia “fin troppo ravvicinata”, deve fare i conti con tutti gli effetti grafici di contorno, come esplosioni, bolle magiche e chi più ne ha più ne metta. Il risultato finale è, come già ribadito, poco convincente, ed essendo questa tipologia di titoli focalizzati al 90% sull’esplorazione e gli scontri con i nemici, sembra quasi paradossale la scelta di offrire un sistema di gioco così “acerbo”. Se poi è vero che il pantheon di nemici è piuttosto variegato e che l’esplorazione è comunque arricchita da alcuni semplici enigmi ambientali, basta ancora una volta trovarsi faccia a faccia con un boss di fine livello per accorgersi di come l’impalcatura ludica di questo grazioso titolo dal fascino retrò si regga in piedi su pochi (e traballanti) pilastri, e non bastano un’originale progressione basata sulla raccolta (e lo scambio) di cibo o una buona quantità di attività extra a salvare l’intera produzione dal baratro della mediocrità. Il che è decisamente un peccato, perché questi difetti di design non si possono nemmeno imputare ad una supposta anzianità del titolo, ma ad una semplice sequela di scelte prese in sede di game design che… semplicemente non stanno in piedi. O almeno non per un titolo della durata di 20-30 ore.

Pro

  • Eccellente veste estetica e un universo caratterizzato con amore
  • Pipiro e Pokkle sono due buoni protagonisti, nella loro semplice caratterizzazione
  • Buona qualità del porting PC e della localizzazione in lingua inglese

Contro

  • Gameplay ripetitivo e spesso fin troppo caotico
  • L’approccio “open world” d’altri tempi potrebbe far storcere il naso ai più giovani

Commento finale

Al netto di tutte le innegabili buone qualità di contorno che Zwei: The Arges Adventure può chiaramente vantare, questa “incarnazione definitiva” del classico Falcom non riesce a convincere per diversi difetti ludici che difficilmente possono essere imputabili alla sua anzianità.
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C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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