Warhammer 40000 Inquisitor: Martyr – Recensione

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6.5

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Ci siamo occupati mesi fa di Warhammer 40000 Inquisitor: Martyr, dando un primo sguardo al titolo durante il suo periodo di early access su Steam. A quel tempo Martyr appariva come un titolo ricco di idee potenzialmente interessanti ma ridimensionato nel suo valore complessivo da evidenti problemi nel bilanciamento e da lacune tecniche. Dopo una serie di ritardi (prevedibili da chi seguiva l’early access), il titolo è finalmente sbarcato sulle console next gen e siamo finalmente pronti a dare il nostro giudizio.

Martyr perde poco tempo a stabilire i punti chiave della sua ambientazione, dando per scontata la vostra familiarità con il materiale originale. Nei panni di un Inquisitore, una delle figure più temute ed emblematiche dell’Imperium, dovrete investigare sulla ricomparsa della colossale nave spaziale Martyr. Quella che sembrava una semplice missione di ricognizione si trasformerà in una complessa investigazione che porterà alla luce alcuni dei più oscuri segreti del settore, con ripercussioni in grado di cambiare radicalmente il futuro dell’Imperium. Dovremo quindi seguire i vari indizi a nostra disposizione, che ci porteranno immancabilmente su pianeti dilaniati dalla guerra e corrotti dalle oscure forze del Chaos dove amministreremo con estrema efficacia la giustizia dell’Imperatore. Uno dei primi problemi che si manifesta nel titolo è il suo ritmo che ci costringe ad alternare il proseguimento della storia a numerose missioni casuali, necessarie per aumentare il nostro potenziale offensivo ed avere una possibilità contro i nostri nemici. Questo problema si fa sempre più presente con l’avanzare del gioco, che nelle sue fasi finali aumenta considerevolmente lo stacco di potere richiesto tra una missione e la successiva, rallentando così l’avanzamento del giocatore. Il team ha indubbiamente cercato di porre rimendo a questo, introducendo un sistema per la generazione casuale delle missioni che ci permette di impostare diversi modificatori per influenzare le ricompense ottenute. Sono poi presenti i cosiddetti incarichi prioritari, mini campagne composte da alcune missioni generate casualmente, dove potremo prendere decisioni che andranno a modificare l’esito finale dei nostri sforzi. Purtroppo, nessuno di questi sistemi si dimostra all’altezza del difficile compito di non far pesare l’enorme quantità di grind presente nel titolo che trova il suo apice nell’endgame con la modalità Warzone, che offrendo poco più di una modalità orda non riesce a tenere il giocatore abbastanza impegnato. Gli altisonanti propositi di introdurre storyline stagionali, con nuovi nemici e settori, dove le decisioni prese dalla community influenzano il futuro del titolo restano per ora promesse per un futuro potenzialmente interessante ma non esattamente prossimo (considerando che la prima stagione è già disponibile su PC e non è stata particolarmente entusiasmante). Per quanto la storia sia abbastanza avvincente e tutto considerato ben strutturata, non posso fare a meno di sottolineare la mancanza di una sezione dedicata al background del mondo di gioco, un’aggiunta che avrebbe reso sensibilmente più fruibile il tutto per coloro che non hanno una particolare familiarità con il brand e che potrebbero avere qualche difficoltà a mettere insieme tutti i pezzi. 

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Meccanicamente il titolo si presenta come un arpg con visuale dall’alto, ma che si distanzia dalla maggior parte dei prodotti per via del suo approccio al combattimento. Oltre alla salute, è infatti presente una barra che indica la nostra resistenza alla soppressione. Fintanto che questa barra sarà piena potremo passare senza timore attraverso il fuoco nemico, senza temere più di tanto di rimanere gravemente feriti. L’esposizione al fuoco nemico però farà diminuire questa barra, che con il suo esaurimento ci renderà particolarmente vulnerabili ai danni ed aumenterà la nostra sensibilità ad alterazioni di status ed effetti negativi. Stare al riparo dai colpi nemici farà rigenerare questa barra, conferendo un particolare valore strategico all’uso delle coperture ed influenzando il ritmo dei combattimenti. Sarà necessario valutare quali nemici eliminare per primi in base alle loro capacità, sferrare alcuni colpi decisivi sfruttando l’elemento sorpresa e poi ritirarsi per evitare di venire sopraffatti dal fuoco nemico. Questa particolare impostazione favorisce un approccio a distanza, ma è possibile concentrarsi sul corpo a corpo sfruttando il devastante potenziale del nostro equipaggiamento e sviluppando correttamente il nostro personaggio.
Lo sviluppo del personaggio avviene non solo attraverso il miglioramento del nostro equipaggiamento (sostituibile esclusivamente tra una missione e l’altra), ma anche e soprattutto con l’assegnazione dei punti abilità nei numerosi rami presenti nel gioco. Alla creazione del personaggio avremo a disposizione pochissimi rami, che dipendono dalla nostra classe iniziale ma proseguendo nel gioco potremo sbloccare nuove rami attraverso il compimento di particolari imprese, che andranno ad incrementare così le nostre scelte tattiche. Le possibilità a nostra disposizione sono veramente tantissime, e sono ulteriormente ampliate dalla presenza dei tratti. Questi conferiscono particolari bonus che modificano radicalmente l’uso di un personaggio (ad esempio è presente un tratto che vi rende immuni alla soppressione ma riduce drasticamente l’efficacia delle cure) e che vanno così a personalizzare ulteriormente il nostro stile di gioco.

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Tecnicamente il titolo si dimostra soddisfacente ma senza far gridare al miracolo, rivelando così la sua natura di AA. I modelli appaiono convincenti ed abbastanza dettagliati, fedelissimi al materiale originale ed animati in modo sufficiente ma non eccezionale. I vari ambienti che fanno da sfondo alle missioni mostrano un buon numero di elementi distruttibili, senza però sacrificare il fascino dell’iconografia tipica del brand. Alcune zone appaiono sensibilmente più ispirate di altre, ed un numero non proprio elevatissimo di ambienti finisce col causare una certa sensazione di ripetizione, in particolar modo durante il lungo grind nelle missioni casuali. Il motore mostra qualche incertezza nelle situazioni più concitate, con alcuni fastidiosi rallentamenti. Il sistema di controllo non si dimostra all’altezza nella sua trasposizione su pad, mostrando una certa tendenza a far concentrare il nostro personaggio su oggetti e bersagli lontani anche in presenza di interazioni necessarie per aprire porte o disattivare interruttori.  Il lato audio offre un doppiaggio abbastanza convincente ed una colonna sonora in grado di fare da giusto accompagnamento all’azione, al netto di alcuni piccoli bug audio. Una nota dolente è senza dubbio la traduzione italiana, assolutamente inadeguata ed incomprensibilmente distante dalla terminologia usata ufficialmente dal brand.

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Pro

  • Storia interessante
  • Sviluppo del personaggio complesso ed appagante

Contro

  • Realizzazione tecnica non sempre all’altezza
  • Sistema di controllo poco funzionale
  • Eccessiva tendenza al grind

Commento finale

Nonostante i suoi numerosi ritardi, Martyr presente tutte le problematiche tipiche di quei titoli usciti troppo presto dalla fase di early access. La progressione delle missioni principali, l’eccessivo accento sul grind ed una cosmesi tecnica non proprio eccezionale finiscono con l’oscurare i punti di forza di un titolo che offre una trama abbastanza interessante per gli amanti del brand ed uno sviluppo del personaggio appagante e complesso. La speranza è che Neocore si dimostri in grado di porre rimedio ai problemi del titolo con aggiornamenti successivi, dandogli così modo di metter adeguatamente in mostra i suoi (comunque presenti) punti di forza
6.5

Sufficiente

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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