Vengo anch’io – Recensione

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7.5

Buono

“Vengo anch’io”, NON la solita commedia all’italiana. Il film che ha conquistato la critica, nelle sale dall’8 marzo 2018

Vengo anch’io ­­­­– scritto e diretto da Corrado Nuzzi e Maria Di Biase, e prodotto da Medusa Film – è la storia di una famiglia bizzarra e mal assortita, che per una serie di fatali eventi si ritrova a condividere un viaggio on the road.
Corrado, dipendente da ansiolitici e antidepressivi, prende la decisione di suicidarsi il giorno in cui perde il lavoro come assistente sociale. Demotivato e svilito, decide di togliersi la vita, e si mette in viaggio per compiere il suo intento. Il primo a seguirlo è Aldo, un ragazzino con la sindrome di Asperger, che sogna di rincontrare il padre da cui è stato abbandonato. Appassionato di motori – con un particolare interesse per la Ferrari – il ragazzo spera di potersi ricongiungere con suo padre, e aiutarlo nell’officina in cui lavora. A loro si aggiunge Maria, ex galeotta, che dopo due anni trascorsi in carcere si mette in viaggio con un solo scopo: assistere alla gara di canottaggio della figlia – una giovane atleta, cresciuta senza la figura paterna e con una madre a dir poco eccentrica.
Inizia così questo percorso, e tra risate e momenti di commozione, i protagonisti ci accompagnano in una avventura senza eguali.

Questa famiglia disfunzionale e i suoi stravaganti componenti si trovano a vivere e affrontare i fallimenti, a fare i conti con il proprio passato e i propri demoni, a scardinare la solitudine imparando a fidarsi e appoggiarsi agli altri.
“Vengo anch’io”
si presenta come una commedia “forte”, con un messaggio potente, trasmesso però in modo insolito e avvincente.
L’umorismo irriverente e cinico, tipico della coppia comica Nuzzo-Di Biase, si alterna a profonde riflessioni sulla vita, l’amore, la felicità e la morte, in un’altalena di emozioni e risate. Persino temi come la sindrome di Asperger vengono affrontati in modo intelligente e divertente, volutamente stereotipato, senza mai cadere nel banale – o nell’offensivo.
I protagonisti rivendicano il loro diritto ad essere felici, seppur tra mille avversità. Ed è proprio in questa stramba unione che i personaggi trovano la serenità agognata da una vita.

Il cast di “Vengo anch’io” definisce il film come una storia da raccontare, con un linguaggio tagliente e una comicità unica. La sceneggiatura è il frutto di due anni di intenso lavoro, in cui la coppia Nuzzo-Di Biase ha scritto, soppesato e sognato ogni ciak della pellicola. Gli attori si sono concessi un mese di prove intense, per rendere vivo e credibile ogni personaggio.
Ogni scelta è stata analizzata, al fine di rendere verosimile il risultato finale, senza rinunciare a quel tocco di umorismo che contraddistingue il film. La regia è “naturale” – istintiva, se vogliamo – ed è il frutto di due personalità artistiche molto differenti – più pratica, pragmatica, quella di Corrado Nuzzo, spontanea ma sapiente quella di Maria Di Biase. La coppia si propone di portare in scena qualcosa di completamente nuovo per loro – interpretando, nel film, due sconosciuti, e lasciando pochissimo spazio all’improvvisazione. Fanno la differenza anche nel panorama cinematografico italiano: non fanno ricorso alle solite battute “trite” dei cinepanettoni, ma creano un nuovo linguaggio
“politically incorrect” – come loro stessi amano definire.
Potremmo definire
“Vengo anch’io” come il  film a basso budget che scompagina la concezione di commedia all’italiana, portandovi una ventata di aria fresca.

[Un altro buon motivo per andare al cinema a guardare “Vengo anch’io”? Corrado Nuzzo e Maria Di Biase hanno annunciato che, raggiunti i tre milioni di incasso, giungeranno all’altare dopo ventidue anni di convivenza. La cerimonia, che si celebrerà a Tricase, sarà aperta a tutti coloro che si presenteranno con il biglietto del cinema.]

7.5

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