Van Gogh. Tra il grano e il cielo – Recensione

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8

Ottimo

La voce di Valeria Bruni Tedeschi racconta la storia di uno dei pittori più famosi al mondo, reso celebre dalla sua più grande collezionista, Helene Kröller-Müller. Il film, proiettato in Italia per soli tre giorni – 9-10-11 aprile – è incentrato sulla vita dell’artista, raccontata attraverso le sue opere più celebri, sviluppata in parallelo a quella della Kröller-Müller, la prima ad aver intravisto il genio nell’arte di Van Gogh.  Sebbene in vita i due non si incontrarono mai, quello che li lega è un animo tormentato e inquieto, una disperata ricerca dell’assoluto e di una religione pura e autentica.

“Van Gogh. Tra il grano e il cielo” analizza la vita dell’artista partendo dai suoi primi fallimenti: i tentativi di intraprendere una carriera religiosa, ma anche il rovinoso primo approccio al disegno, avvenuto in Accademia, che lo porta ad allontanarsi sempre più da questo tipo di arte “scolastica” e convenzionale.
Van Gogh infatti nei suoi dipinti ci mette tutto se stesso, le pennellate, i colori forti e vibranti, la scelta dei soggetti, tutto lo rappresenta. Le sue opere hanno come protagonisti i poveri, gli emarginati, i rifiuti della società, proprio come lui si è sempre considerato. I paesaggi campestri raffigurati nelle sue tele sono i luoghi della sua infanzia, della giovinezza, prati che ha amato e immortalato nell’anima. Ogni tela è una parte di sé e della sua storia, dei disagi vissuti, della malattia mentale che lo ha costretto a un ricovero. Le lettere al fratello Theo, unico appiglio in un mondo ostile e controverso, ci aiutano a comprendere il suo animo sensibile e complicato. La vita di Van Gogh viene ripercorsa in ogni dettaglio, fino agli ultimi tragici giorni e la sua morta solitaria e infame.

L’ansia di vivere, la tremenda paura di esser soli, il bisogno di una spiritualità che non sia quella consumistica che impone la Chiesa, questi sono solo alcuni dei punti in comune con la Kröller-Müller. La donna, che per prima ha colto la vera essenza dell’arte di Van Gogh, le è più simile di quanto si pensi. I due condividono paure e tormenti, punti di vista sulla vita e sull’arte, tanto da spingere la donna a inaugurare un museo in suo onore. Con una collezione di più di trecento pezzi, Helena ha fondato il primo museo dedicato a Van Gogh in Olanda – precisamente a Otterlo – dove ancora oggi è conservata l’eredità della donna.

Le musiche, la voce narrante, i quadri e le lettere lette, tutto contribuisce alla buona riuscita del film. La pellicola, a metà tra un documentario e una biografia, offre spunti di riflessione e approfondimenti sulla vita dell’enigmatico pittore, ma ci regala anche un diverso punto di vista. L’arte di Van Gogh è analizzata anche attraverso gli occhi di Helena, dando modo così di vedere le cose con un’altra prospettiva.
Gli interventi di studiosi, biografi, storici dell’arte e direttori del museo danno al film una profondità maggiore, rendendolo interessante e veritiero.
La fotografia è ovviamente ottima, e spesso vengono inquadrate tele che – per motivi di conservazione – non sono accessibili al pubblico.

“Van Gogh. Tra il grano e il cielo” è quindi un film ottimo per chi si approccia all’argomento per la prima volta, perché contiene una mole esauriente di notizie e curiosità. È però altrettanto adatto a chi l’argomento lo conosce bene, perché offre una visuale completamente diversa sui fatti. La passione, il tormento ma anche la profonda solitudine, è tangibile, quasi reale.

8

Ottimo

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