Valkyria Revolution – Recensione

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5

Mediocre

Un processo iterativo è un metodo che prevede la ripetizione di un’operazione per ottenere un risultato specifico. Ogni ripetizione parte dal risultato ottenuto con l’iterazione precedente, che diventa quindi il punto di partenza per una nuova ripetizione. Mentre giocavo a Valkyia Revolution non ho potuto fare a meno di pensare che il team di sviluppo abbia preso spunto da questo concetto, continuando ad aggiungere meccaniche su meccaniche al combat system nella speranza di raggiungere una complessità che potesse definirsi strategica. Purtroppo lo sviluppo di un titolo non è necessariamente il risultato finale di una somma, ma molto spesso è quello di una sottrazione volta a semplificare le meccaniche importanti in modo da farle risaltare. Eliminare qualcosa avrebbe sicuramente giovato a Valkyria Revolution.

La guerra non è cambiata

Il gioco (erroneamente a mio parere) prende in un certo modo le distanze dai predecessori, mutuandone alcuni elementi ma cambiando ambientazione in favore di un setting che sotto molti aspetti strizza maggiormente l’occhio al mondo anime. Le armi diventano sensibilmente più grandi, le uniformi sempre meno funzionali, le personalità dei personaggi più esasperate ed i carri armati lasciano spazio a camminatori zoomorfi che si allontano dallo stile più steampunk dei capitoli passati. In questo strano e purtroppo poco credibile mix assistiamo (e mai termine fu più adatto) ad una storia di guerra e vendetta, dove come da tradizione un piccolissimo paese deve opporsi ad un impero titanico ed oppressore. A difesa del nostro paese si erge una piccola squadra di soldati, capitanati dal misterioso comandante Amleth, nostro alter ego virtuale totalmente dedito alla causa ed intenzionato a portare a compimento la sua vendetta nei confronti dell’impero. Per quanto la premessa non brilli esattamente per l’originalità, il punto debole della storia risiede nell’uso fin troppo diffuso di cutscene puramente espositive. La storia infatti è narrata da due personaggi che, a distanza di anni, discutono tra di loro dei vari eventi del gioco nel tentativo di cogliere le verità storiche insabbiate dal tempo. Questo però porta a situazioni quasi paradossali, dove un personaggio narra una sequenza che coinvolge altri personaggi che a loro volta narrano altri eventi che coinvolgono altri personaggi ancora, sequenza che una volta vista sbloccherà la possibilità di vederne un’ulteriore d’approfondimento in una serie di scatole cinesi narrative che rallentano e diminuiscono drasticamente il coinvolgimento ed il ritmo di gioco. Coinvolgimento che a dirla tutta fatica ad esserci, perché in molti momenti le tinte decisamente anime del titolo contrastano con i toni maturi che il gioco cerca di mantenere ma che non riesce a concretizzare. Nonostante i miei sforzi non sono riuscito a prendere con la giusta serietà l’ennesimo monologo sull’orrore della guerra fatto da un personaggio che nella missione precedente ha cantato per sconfiggere il boss di turno. Ne sono riuscito a non provare una certa noia quando mi è stato raccontato e non mostrato l’ennesimo aneddoto sulla crudeltà del nemico. Valkyria Revolution cerca in tutti i modi di raccontare una storia avvincente ma la seppellisce sotto un’esposizione lenta e ridondante, troppo dedita al raccontare senza mostrare, menomate dalle personalità fin troppo spesso fuoriluogo e poco credibili dei suoi protagonisti.

Aspetta il tuo turno

Come dicevo nel cappello introduttivo, il più grande punto debole del titolo risiede proprio nel suo originale combat system, che cerca disperatamente di ottenere il giusto livello di profondità nel modo peggiore possibile. Non è un mistero che Sega abbia ricevuto numerosi feedback poco positivi dai fan della saga non appena il progetto fu presentato. L’abbandono dello stile strategico in favore di un combat system più action fu accolto negativamente dalla fanbase e Sega, consapevole di produrre un titolo quantomeno di nicchia, cercò di venire incontro ai fan apportando modifiche alle idee originali. Questo ha portato ad uno strano ibrido tutt’altro che funzionale, un sistema che cerca al tempo stesso di essere in tempo reale ma impone delle attese per agire. Valkyiria diventa quindi un titolo che vorrebbe spingere il giocatore a lavorare di fino, ad avanzare di vicolo in vicolo valutando attentamente quale bersaglio eliminare per primo per massimizzare l’impatto sul morale nemico, fondamentale per velocizzare i tempi d’attesa fin troppo lunghi tra le azioni. Poi però schiera pochi nemici e fragili, facilmente eliminabili con rapidi colpi di spada, spingendo il giocatore a chiedersi a che scopo pianificare un’avanzata tattica se nella maggior parte dei casi l’approccio frontale si rivela egualmente efficace. Questo si ripete fino alle varie boss battle, che se da un lato portano una ventata di attesa freschezza, dall’altro sono menomate da un livello di sfida totalmente sbilanciato rispetto ai combattimenti che le precedono. Fin troppo spesso i boss sono in grado di ridurre il vostro party ai minimi termini con rapidissime combinazioni di colpi che lasciano pochissimo margine e che impatteranno negativamente sul vostro morale. Il sistema di sviluppo appare ugualmente poco chiaro e confusionario, troppo dispersivo nel suo sforzo di dare ad ogni personaggio una progressione totalmente unica ma senza considerare che la mole di personaggi presenti rende inutilmente complicata l’operazione. Al tempo stesso però, prende l’incomprensibile decisione di far condividere a tutti i personaggi lo stesso equipaggiamento protettivo, facendo venire meno così l’importanza della personalizzazione di quest’ultimo. Scelto infatti un equipaggiamento, questo sarà condiviso da tutta la squadra, impedendoci così di creare delle vere e proprie combinazioni ad hoc. A conti fatti, il titolo sembra incapace di decidere cosa vuole essere e cerca disperatamente di inserire elementi che richiamino più stili di gioco possibile.
Ma l’unico risultato che ottiene è quello di diventare confusionario e privo di focus, incapace di sviluppare pienamente il potenziale che si intravede mentre si attende pazientemente di poter sferrare il prossimo attacco. Una scelta più ponderata sarebbe stata quella di abbracciare maggiormente il lato action, scontentando forse i fan storici ma sviluppando un titolo con un’identità più decisa e definita.

Tecnicamente la produzione non si dimostra sempre all’altezza della situazione, con scenari che scadono spesso nella ripetitività e delle volte troppo scarni. Il caratteristico stile visivo, che emula il tratto di una matita colorata, non affascina più come in passato con la sua originalità ma crea un certo senso di deja vu che si intensifica per via del poco originale design dei personaggi. Rappresentando ogni stereotipo possibile, i modelli sono comunque abbastanza ricchi di dettagli e particolarità, ma le loro animazioni poco dinamiche non convincono pienamente durante i combattimenti più frenetici. Il lato audio del titolo offre da un lato una colonna sonora funzionale ed in grado di dare il giusto peso alle scene cardine, ma dall’altro presenta un doppiaggio privo di spessore ed incapace di trasmettere emozioni. Nel complesso quindi, il titolo non si dimostra all’altezza delle aspettative per questa generazione, tradendo una realizzazione tecnica frettolosa e carente sotto diversi punti di vista.

Pro

  • Prezzo budget
  • Alcune boss battle originali

Contro

  • Combattimento confusionario e poco intuitivo
  • Doppiaggio poco incisivo
  • Esposizione eccessiva

Commento finale

Lo sviluppo di questo titolo è stato senza dubbio ostacolato da numerosi problemi, primo tra tutti la volontà di Sega di inserire più elementi possibili in modo da accontentare i fan storici della saga. Questo però ha creato una sorta di mostro di Frankenstein, un amalgama poco funzionale che finisce per scontentare tutti con la sua natura disarmonica e frammentata, con i suoi ritmi lenti e la sua narrazione poco credibile. Una scelta più saggia sarebbe stata quella di abbracciare pienamente la natura action del titolo e cercare di sviluppare in modo soddisfacente quella, che avrebbe valorizzato maggiormente anche lo stile più anime del titolo. Un vero peccato per un titolo che si dimostra un passo falso in grado di mettere in dubbio il futuro di una saga che nonostante i suoi meriti non ha mai conquistato il grande pubblico.
5

Mediocre

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall’insolito.
Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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