Valerian – E la città dei mille pianeti – Recensione

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Valerian (Dave DeHaan) e Laureline (Cara Delevingne), agenti speciali del governo dei territori umani, vengono inviati in una missione segreta su Alpha per il recupero di un “trasmutatore”, rarissimo componente alieno. Alpha si è espansa a tal punto da rappresentare il crocevia di ogni razza ed etnia dell’universo: in una realtà così variegata dove tutti i popoli vivono in armonia si sta però lentamente sviluppando un’ignota minaccia.

A venti anni esatti da Il Quinto Elemento Luc Besson torna alla regia di una space opera prendendo spunto da un caro ricordo d’infanzia, il fumetto Valérian et Laureline ideato dallo scrittore Pierre Christin e il disegnatore Jean-Claude Mézières nel 1967. Lo fa con 197 milioni di euro di incentivi, budget più alto della storia del cinema francese, con l’obiettivo di creare un prodotto che possa davvero segnare una generazione.

Obiettivo ambizioso, quello di Besson, nell’andare a creare un moderno Star Wars. Reclutati Dave DeHaan e Cara Delevigne, protagonisti tanto giovani (DeHaan solo d’aspetto, essendo un classe ’86) quanto “mediatici”, il regista francese li cala in un universo studiato nei minimi dettagli, orchestrato per essere un vero e proprio valore aggiunto alla pellicola. Animato da effetti visivi strabilianti, il cosmo di Valerian è pieno di vita, in costante movimento ed evoluzione. La cura dei dettagli lascia attoniti, con un 3D degno di essere chiamato tale ed un coinvolgimento assoluto in quello che vuole essere un mondo autosufficiente, indipendentemente dalle vicende che in esso si svolgono.

Le vicende, appunto, che prese singolarmente non sarebbero poi neanche tanto male. L’enorme problema è lo sgangherato motore che le muove, o almeno parte di esso. Mentre si assiste ad un qualche progresso in campo recitativo da parte della sempre più poliedrica Cara Delevingne, lo stesso non si può dire per Dave DeHaan. Calato nell’improbabile parte dell’agente spavaldo e sciupafemmine, finisce per trovarsi in un ruolo che non lo rispecchia minimamente, in quanto palesemente privo del physique du role nonché della presenza scenica e attoriale per ricoprire un ruolo simile. Un velo pietoso è infine stendibile sulle non pervenute doti recitative.

Benché costruito come un film maturo e dai presupposti adulti Valerian, con i suoi protagonisti, decide di rivolgersi invece ad una platea ben più acerba. Non mancano il coinvolgimento, i ritmi e il dinamismo, ma ci si accorge ben presto di come il film rappresenti un ibrido che, nella sua parte meno adulta, risulta mal riuscito. Valerian è un film d’impatto e lo stesso potrebbe dirsi per le sue vicende. Se le fila delle stesse sono però svogliatamente trainate da una coppia stereotipata, mossa da una storia d’amore “tira e molla” di bassa lega, è inevitabile assistere a risvolti deludenti sul piano della narrazione e della caratterizzazione dei personaggi (le cui “appassionanti” storie non possono emozionare un pubblico di età superiore ai tredici-quattordici anni).

Commento finale

Malgrado la tempesta torrenziale di critiche abbattutasi su Valerian, non si può non apprezzare parte dell’opera di Besson. Quando però l’arte deve scendere a compromessi con ragioni di mercato e di marketing, ecco che il film perde le solide fondamenta su cui è costruito. Una storia decentemente costruita si perde in un finale da fanfiction generando una galassia di motivi per rendersi odiabile all’occhio dello spettatore, vanificando l’estasi visiva vissuta fino a quel momento. Largo ai giovani, sì. Magari non questi però.
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Critico cinematografico, giurista e speaker.
Classe ’94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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