Un sogno chiamato Florida – Recensione

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8

Ottimo

Il nuovo film di Sean Baker, “Un sogno chiamato Florida” – nelle sale dal 22 marzo – ha raccolto una valanga di premi e riconoscimenti: presente nelle classifiche dei Migliori film del 2017, al primo posto nella classifica di Indiewire delle migliori performance femminili del 2017, è stato nominato ai British Indipendent Film Awards, ai Golden Globe, ai BAFTA e agli Spirit Awards, e molti altri. Acclamato dalla critica, il film si presagisce come un successo certo.
Divertente, spassionato e realistico, “Un sogno chiamato Florida” è uno di quei film che ti incolla allo schermo dal primo fotogramma. La fotografia colorata e vibrante, la forte caratterizzazione dei personaggi, le musiche perfettamente accostate, lo spessore della trama, tutto è stato curato nei minimi dettagli. Questo non può che abbracciare l’interesse dello spettatore, che si trova muto testimone di una storia da raccontare, veritiera, incalzante. Con un registro ironico e spassoso, il film ci mostra una realtà tutt’altro che onirica, spesso cruda, camminando sulla sottile linea che scinde la comicità dalla leggerezza con fare da esperto equilibrista.

Moonee (Brooklyn Kimberly Prince, la piccola attrice definita dalla critica come la rivelazione dell’anno) è una bambina di sette anni che con la sua combriccola di amici non fa altro che combinare guai. Abita a Orlando, in Florida, in uno dei tanto motel che costeggiano la US Highway 192. Nonostante la vicinanza ai parchi tematici più rinomati al mondo, Moonee non ha molto con cui giocare. Qualche bambola, una pistola giocattolo e un ipad è quasi tutto ciò che possiede. Eppure lei e i suoi coetanei i giochi li inventano, restando coinvolti in mille avventure e marachelle, in una calda estate americana. Tante sono le realtà negative presenti, gli ospiti del motel si arrangiano come possono e la povertà regna sovrana; i bambini, però, sembrano non rendersene conto, avvalendosi di una facoltà che non si può comprare: la fantasia. Chi si rende bene conto di come stanno le cose è Bobby (Willem Dafoe), gestore del motel. Il manager cerca di fare del suo meglio con le poche risorse che possiede, si sporca le mani in prima persona e impiega tutte le sue energie per mandare avanti la baracca. Accoglie il suo – spesso ingrato – compito con costanza e diligenza, impegnandosi al meglio pur di garantire la sicurezza dei residenti. Quadrato e pignolo, è spesso in disappunto con Halley (Bria Vinaite), la giovane mamma di Moonee, che non perde occasione per provocarlo. E in un pittoresco quadro di vita quotidiana, fatto di angoscia e grandi speranze, ogni figura presente nella tela è carica di colori e sfumature.

I contrasti sono frequenti e ben sviluppati, tanto che ci si commuove subito dopo una risata. Il tema trattato è sicuramente rilevante, ma nello stile ritroviamo quella spensieratezza che alla storia manca. Le stesse angolature che la telecamera inquadra sono da una parte volte a evidenziare l’anima prettamente consumistica e goliardica di una località turistica, dall’altra l’estrema indigenza che vi si contrappone.
Le divergenze sono nette, proprio per sottolineare ed esaltare i rispettivi punti di forza, ma anche le pecche. Fantasie e sogni possono permetterseli solo i bambini, che ai grandi tocca fare i conti con una dura realtà. E se da una parte troviamo una verità fatta di ricchezza e sfarzo, ma anonima, senz’anima, dall’altro lato dello specchio si vede un mondo apparentemente arido, dove invece i semi di una nuova speranza trovano terreno fertile. Facendo di questa scissione il suo punto di forza, “Un sogno chiamato Florida” più che smentirsi, ci offre gli strumenti per avere una visione panoramica totale su quel piccolo pezzo di mondo.

Un sogno chiamato Florida” appare come un diario scritto a più mani, in cui ogni personaggio, totalmente privo di artefici e sovrastrutture, si mette a nudo. Tragedie e piccoli drammi si scorgono tra queste pagine, ma anche sogni, ambizioni, speranze. Perché non c’è mai un solo modo di guardare le cose, o una sola via possibile, la vita è un perpetuo ciclo di bivi e diramazioni che non smette mai di stupirci.

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Ottimo

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