Transformers: L’ultimo cavaliere – Recensione

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5

Mediocre

Il controverso regista Michael Bay torna dietro alla macchina da presa con Transformers – L’ultimo cavaliere, quinto capitolo della celebre saga dedicata ai robottoni Hasbro. Dopo l’estenuante battaglia di Hong Kong, la sopravvivenza degli Autobot e del loro creatore Cade Yeager è messa a dura prova dalla TRF (Transformers Reaction Force), un’organizzazione militare nata con il fine unico di sterminare tutti i Transformers, indipendentemente dalla fazione a cui appartengono.

Ogni qual volta venga pronunciato il nome di Michael Bay, un critico cinematografico avverte un intenso brivido scorrere lungo la propria schiena. Da molti considerato l’Anticristo della settima arte per via del suo stile fracassone e ricolmo di esplosioni, ma povero di contenuti, il regista californiano ha sempre rigettato al mittente le polemiche, da lui considerate infantili, generando milioni di dollari di incassi con la saga cinematografica dei Transformers. Arrivati ad un quinto capitolo, però, è giunto davvero il momento di chiedersi se sia giusto continuare a meritarsi questo supplizio.

Così come accaduto nel resto della serie, anche questa volta la pellicola di Bay vede gli Autobot, i buoni della situazione, combattere contro i Decepticon, i cattivi storici, per ragioni molto futili se non quelle di menare le mani. E sempre come accaduto in passato, si cerca di fondere la mitologia dei robottoni con quella umana, ricca di storie e leggende, fino al punto in cui sembra che la Terra sia sempre appartenuta a loro. Preferiamo non rivelarvi molto della trama per il timore di incappare in spoiler, ma vi basti sapere che viene tirata la storia di Re Artù e delle Crociate, con un imbarazzante Merlino interpretato da Stanley Tucci. Sarà lui, infatti, la chiave per ripristinare la pace su Cybertron.

Nel cast di Transformers – L’ultimo cavaliere troviamo molte vecchie conoscenze e qualche new-entry. Nei panni di Cade Yeager c’è  un Mark Wahlberg sempre più spaesato di quello che gli accade intorno, affiancato da Laura Haddock nei panni di una professoressa universitaria di Oxford. L’interpretazione di Anthony Hopkins nei panni dell’astronomo Edmund Burton, invece, risulta totalmente fuori luogo poichè è l’unica ad essere seriosa e convincente in un concentrato di battute da quattro soldi, product placement e cancellazione della continuity temporale. La durata di quasi due ore e mezzo, inoltre, è davvero eccessiva per una pellicola del genere.

Persino l’iconica battaglia tra Optimus PrimeBumblebee, o almeno così sarebbe dovuta essere stando al marketing del film, si conclude in una risoluzione rapida e banale, a tal punto da far rimpiangere lo scontro tra Batman e Superman. Cosa si salva di questa pellicola? Sicuramente gli effetti speciali, spettacolari e mai così vivi grazie alla tecnologia IMAX, ma questo non basta a renderla sufficiente. Se davvero avete a cuore il futuro dei Tranformers, qualcuno fermi Michael Bay.

 

Commento finale

Mchael Bay ha realizzato pellicole sui Tranformers per più di dieci anni. In tutto questo lasso di tempo, però, la saga ha avuto pochissimi cambiamenti, andando a peggiorare di capitolo in capitolo. La speranza è che L'ultimo cavaliere sia davvero l'atto finale dal regista californiano, ma sappiamo che il potere dei soldi dettato dal panorama hollywoodiano molto spesso cozza con il bene comune.
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