The Vanishing of Ethan Carter (Xbox One) – Recensione

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8.5

Ottimo

Atteso su Xbox da molto tempo, The Vanishing of Ethan Carter aveva trovato la sua collocazione su PlayStation 4 e PC riscuotendo anche un notevole successo di critica. Ad oggi sono molti i giocatori che ne parlano bene e lo consigliano, tanto che le community sul gioco non sono prive di numerosi affezionati. Ma cos’ha di veramente speciale questo titolo sviluppato da The Astronauts? Probabilmente è l’aver miscelato un prodotto con una sostanza ludica incredibilmente valida, sia per quanto concerne l’aspetto puramente estetico, sia per quanto riguarda l’esperienza di gioco. The Vanishing of Ethan Carter è un ottimo titolo e che, nonostante qualche difetto, riesce perfettamente ad immergere il giocatore in un contesto a tratti cinematografico. Il tema trattato è molto interessante e il poter vagare per il mondo di gioco senza restrizioni rende ad alcune sequenze una tinta leggermente horror, dove ci si può immaginare e ricostruire eventi che vanno nel paranormale.

Ed è proprio questo ciò che comporta il nostro alter-ego Paul Prospero. Un detective particolare, importante a cui si rivolge per risolvere casi di omicidi e sparizioni pressoché impossibili. Un giorno, durante il dolce fare quotidiano, arriva la lettera scritta da un misterioso bambino: Ethan Carter. Costui chiede al detective Prospero un aiuto formale: salvarlo da un pericolo incombente in quel di Red Creek Valley risolvendo il caso della cittadina. Informarsi è la prima cosa giusta da fare e dopo aver scoperto che la ridente cittadina mineraria fatta di buoni costumi era ora un deserto silenzioso e assordante, scatta la scintilla nel detective che si fionda di tutto spirito in questo lavoro. Red Creek Valley è un posto particolare, magico se vogliamo. La cittadina è la classica sezione di riserva naturale vicino a qualche lago, ma già quando ci si addentra nei primi istanti, si respira una malignità fatta di uccellini che cantano e il vento che accarezza gli alberi in piena veste autunnale. C’è qualcosa che non va e tocca proprio al detective Paul Prospero mitigare la soluzione e arrivare al capo delle misteriosi scomparse, oltre che a salvare il piccolo Ethan Carter. Si tratta di una incredibile zona aperta e completamente esplorabile. Ciò che ci viene detto all’inizio del gioco, appena fatta partire la partita, è che The Vanishing of Ethan Carter non vuole guidarci, esattamente: “Questo gioco è un’esperienza narrativa che non ti conduce per mano”. Toccherà quindi a noi, solo a noi, riuscire a scoprire cosa si cela dietro quest’aria di malignità di cui sopra.

Ed è qui che il bello viene. L’esperienza è priva di qualsiasi interfaccia grafica, così da immergere ancora di più il giocatore in ciò che sta facendo. L’unica cosa presente su schermo saranno i sottotitoli quando il nostro protagonista interviene tra sé e sé dando una spiegazione logica agli eventi che ha appena visualizzato. Il risultato è un’incredibile esperienza foto-visiva che, accompagnata da una colonna sonora davvero evocativa, danno sfondo ad un eccezionale scenario di gioco. L’esplorazione è la parte principale e forse unica dell’intero titolo: il nostro compito è quello di passeggiare attraverso questo enorme spazio e trovare tutti i reali indizi che ci porteranno al finale. Questo è il suo massimo pregio che, con il risvolto della medaglia, rappresenta anche il suo più grande difetto. The Vanishing of Ethan Carter è un’esperienza da botta e via, senza mezzi termini; il grande spazio aperto è l’unico reale ostacolo ad un finale veloce. Una volta terminato, il gioco ha molto meno senso rispetto a prima, risultando quasi praticamente inutile, soprattutto se lo avete esplorato in ogni angolino durante la vostra partita. Quella del sottoscritto è durata poco più di sei ore e mi ha regalato emozioni incredibili, ma che una volta terminato, risulta essere un gioco che si rende bello proprio perché sconosciuto e con un taglio cinematografico, piuttosto che come reale gioco interattivo. Una volta arrivati al finale e aver capito tutto della trama, riprenderlo una seconda volta è completamente inutile e vi durerà a malapena un paio d’ore ad essere larghi. Se quindi cercate un’esperienza narrativa di grande impatto, con musiche d’accompagnamento da brividi e una sceneggiatura davvero ben scritta, allora The Vanishing of Ethan Carter è il gioco che fa per voi. Forse uno dei migliori Walking Simulator sulla piazza. Non si tratta di un difetto, in quanto il gioco è nato con questa espressiva forma, ma per tutti quelli che si aspettavano un gioco più interattivo o rigiocabile, The Vanishing of Ethan Carter non lo è.

Tolta questa premessa, passerei proprio ad un altro pezzo forte del gioco: la questione tecnica. Ho giocato al titolo su Xbox One X e posso dire con assoluta fermezza che si tratta di un gioiellino. Gli sviluppatori hanno considerato la potenza della console per diverse sfumature di gioco, dando la possibilità ai giocatori di scegliere le proprie preferenze. Sarà possibile, infatti, scalare la risoluzione del gioco e scegliere il frame-rate a cui si vuole giocare. Come analizzato anche da Digital Foundry, il lavoro svolto è davvero grandioso, con la possibilità di scegliere tra i 4K reali e 30fps stabili oppure 1440p e 60fps per il 90% del gioco fissi. Per i puristi del frame-rate hanno anche inserito la risoluzione di 1080p che funziona in modo solido, senza nessun calo possibile. Personalmente ho preferito la versione 1440p con frame-rate sbloccato capace di regalare una definizione davvero eccellente e un frame-rate sempre fluido, anche se con la modalità 4K reali si può godere di una definizione senza pari visibile ad occhio nudo. A questo si aggiunge una resa visiva fantastica che, ancora oggi, risulta incredibilmente bella e al passo coi tempi e con i titoli maggiormente gratificati in questo ambito. Ovviamente è un Walking Simulator, quindi non ha dalla sua una pesantezza classica in stile The Witcher 3: Wild Hunt o Horizon: Zero Dawn, ma rimane comunque un open world anche abbastanza vasto e dettagliato a dovere, soprattutto per quanto riguarda la vegetazione. Red Creek Valley è un gioiello, un design davvero ispirato che con l’accompagnamento di un tramonto di fuoco, il vento che scombussola gli alberi e un effetto di luce dinamico che trapassa i rami, diventa ancora più incredibile. Non a caso, gli sviluppatori hanno aggiunto una modalità completamente nuova e che per ora è esclusivamente presente su Xbox One, ovvero la “modalità libera” che, a differenza del gioco, ci permette semplicemente di godere delle bellezze artistiche presenti nel mondo di gioco, eliminando qualsivoglia dettaglio o indizio sulla trama. Ovviamente si tratta di una modalità fine a sé stessa, perché difficilmente credo che molti giocatori passeranno qualche ora della propria giornata a passeggiare nel gioco senza nessun obiettivo invece di farlo nella vita reale, magari con un animale domestico. Si tratta però di un’aggiunta comunque gradita e che può far felice chi ama prevalentemente il lato estetico del gioco, chi magari vuole semplicemente studiarlo e, perché no, anche chi è un fan degli screenshot.

Pro

  • Narrativa di spessore
  • Esteticamente incredibile
  • La durata è perfetta

Contro

  • Qualche caso in più non avrebbe guastato

Commento finale

In conclusione si può dire che The Vanishing of Ethan Carter è un’esperienza davvero valida. Il gioco ha prevalentemente un taglio cinematografico, con una narrazione basata sui colpi di scena, sulle situazioni e sul mistero da scoprire. Un gioco che inizi e finisci, ma che percorri un viaggio fatto di scoperte e momenti che fanno venire i brividi. Il tutto è raccontato in modo interessante, con una sceneggiatura “libera” grazie al mondo aperto, ma che nel finale fa venire tutti i nodi al pettine. Rimane il problema del gioco in sé, in quanto essendo un’esperienza narrativa, finisce completamente dando poco spazio alla rigiocabilità, a meno che non vogliate rifare tutto in maniera più veloce.
8.5

Ottimo

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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