The Silver Case – Recensione

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6.5

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Uscito nel lontanissimo 1999 in esclusiva su Playstation One, The Silver Case torna alla ribalta con una versione rimasterizzata per PC e PS4, richiesta a gran voce dai fan. Il primo titolo di Grasshopper Manufacture è una visual novel dalle tinte noir e un’ambientazione futuristica, che pone le basi per l’estro creativo del game designer che in seguito sarebbe stato conosciuto da tutti come Suda 51. Scoprite se questo titolo abbia sentito o meno il peso degli anni, nella nostra recensione stilata sulla versione digitale pubblicata per la console di casa Sony.

Sulle tracce di un killer misterioso

Gli eventi di The Silver Case prendono piede sul finire degli anni ’90, a cavallo del nuovo millennio, in una futuristica città giapponese chiamata 24 Wards. Si tratta di un periodo storico molto particolare, in cui la digitalizzazione inizia a prendere il sopravvento sull’obsoleto analogico. L’originale porzione del gioco è divisa in due scenari chiamati rispettivamente Transmitter e Placebo. Si potrà scegliere di progredire in entrambi, in maniera alternata, oppure di finire prima l’uno e poi l’altro. Tenete a mente, però, che i due scenari risultano essere completamente differenti sia in termini di stile grafico ed atmosfera, sia di storytelling: Transmitter è stato scritto da Suda 51 mentre Placebo da Masahi Ooka e Sako Kato.

Nel primo scenario, il giocatore assume il ruolo di un misterioso agente che, assieme ad un altro gruppo di suoi collaboratori, comincia ad indagare su una serie di omicidi che si pensa possano essere commessi da un famigerato killer seriale di nome Kamui Uehara. Il secondo scenario, invece, che si verifica in contemporanea con il primo, vede come protagonista Tokio Morishima, un giornalista freelance pagato per scrivere un report su questo killer. Inevitabilmente, le storie si intrecceranno in certi intervalli, garantendo la possibilità di sperimentare punti differenti della storia complessiva. Sebbene alcuni momenti individuali riescano a brillare, la trama complessiva risulta essere molto intricata e difficile da seguire. Anche quando arriverete alla presunta conclusione die due capitoli, dopo una lunga serie di rivelazioni e colpi di scena, vi ritroverete ad essere ancora più confusi di prima, come se aveste guardato una puntata di Twin Peaks. La scrittura oscilla tra la prosa purpurea ed i colloquialismi sciolti, ma questo espediente è altamente intenzionale per rendere i personaggi più stratificati.

the silver case

Una visual novel d’altri tempi

La rimasterizzazione di The Silver Case contiene anche due scenari aggiuntivi chiamati Yami e Whiteout Prologue. Il primo è ambientato alcuni mesi dopo il finale della storia principale, mentre il secondo prende piede in un futuro ancora più lontano, fungendo da collegamento diretto con il sequel di questo titolo, Ward 25. Sebbene non vi siano novità strutturali a livello di gameplay, l’aggiunta di questi scenari conferisce una chiusura necessaria e meritata, elemento che mancava al videogame originale. dal punto di vista visivo, The Silver Case ha una presentazione assolutamente unica ed è uno dei titoli più dark e seriosi mai scritti da SUDA 51, a differenza di altri in cui le situazioni bizzarre e le allusioni a sfondo sessuale dominano a tutto tondo. Lo stile in cui vengono presentate le visuali è davvero consistente e combina svariati elementi come computer grafica, animazione 2D, live action ed illustrazioni allo scopo di tessere una trama che sappia tenere il giocatore incollato allo schermo.

Sfortunatamente, però, l’unicità dello presentazione visiva non può compensare la ripetitività dei livelli e delle aree di gioco, molto spesse riciclate e minimaliste. Non è raro trovare, infatti, ambienti costituiti esclusivamente da porte, muri e semplici pannelli, senza che venga data alcuna spiegazione sui personaggi presente al loro interno e che non sono neanche visibili. A questo difetto tecnico va ad aggiungersi uno prettamente strutturale legato al gameplay. Sostanzialmente basato sulla dinamica del “punta e clicca”, infatti, i controlli risultano macchinosi e non adatti agli standard odierni. Lodevole invece la colonna sonora che alterna ritmi angoscianti a sessioni hard-boiled rock, ritoccata dal maestro Akira Yamaoka, noto ai più per il suo egregio lavoro sulla serie di Silent Hill.

the silver case

The Silver Case è un titolo paradossale perchè richiede di essere letto, ma al tempo stesso non funzionerebbe in alcun altro medium se non in quello videoludico. Immagini, musica, gameplay, sono tutte componenti che devono necessariamente confluire in unico mix ed è in questo aspetto che l’opera di Suda 51 risulta essere moderna seppur bloccata nella sua obsolescenza. Tematiche politico-sociali, drammi umani e discorsi filosofici, in The Silver Case troverete di tutto ed è per questo che si tratta di un titolo non adatto a tutti i palati.

Pro

  • Trama intrigante e misteriosa
  • Presentazione visiva unica e complessa
  • Colonna sonora remixata da Akira Yamaoka

Contro

  • Controlli meccanici e poco intuitivi
  • Sente il peso degli anni
  • Longevità limitata
  • Livelli blandi e molto spesso riciclati

Commento finale

Questa rimasterizzazione di The Silver Case, come ci si poteva aspettare, mantiene intatto lo spirito dell'originale, arricchendolo con qualche miglioria tecnica. Putroppo paga il dazio di essere un titolo degli anni '90, ma rappresenta in ogni caso un'esperienza di gioco unica. Coloro che sono avvezzi allo stile di SUDA 51 ed hanno provato capolavori come Killer 7, No More Heroes e Shadows of the Damned, per citarne alcuni, sanno benissimo a cosa andare incontro, mentre gli altri potrebbero storcere il naso dinnanzi al ritmo di gioco lento e misterioso. In definitiva, però, ci sentiamo di consigliare The Silver Case a tutti coloro che vogliono provare un qualcosa di innegabilmente strano e differente. Goichi Suda rimane uno degli sviluppatori più geniali di questa industria videoludica ed è giusto supportarlo anche con queste operazioni retrò.
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