The Sexy Brutale – Recensione

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7.5

Buono

Devo ammetterlo: ho approcciato The Sexy Brutale senza nemmeno sapere a cosa sarei andato incontro. Il titolo nato dallo sforzo congiunto di Tequila Works (RiME) e Cavalier Game Studios (esuli degli studio di Lionhead) è infatti un videogioco piuttosto originale, in cui l’unico scopo è assicurare la sopravvivenza degli invitati ad una festa in maschera presso la labirintica magione il cui nome, non a caso, spicca proprio sul title screen.

In The Sexy Brutale si vestono i panni del misterioso Lafcadio Boone, un uomo di fede che si trova suo malgrado sballottato nel tempo da una grottesca figura femminile insanguinata: l’eterea dama invoca il suo aiuto e sarà compito del giocatore muoversi in tempo reale per le stanze dell’enorme villa alla ricerca di una soluzione per ogni delitto che vi si sta consumando, pena il perpetuo riavvolgersi del tempo e, quindi, della giornata. Molto più semplice a dirsi che a farsi, poiché sebbene il concept sia a suo modo geniale – benché paghi pegno a diversi esponenti più famosi, come The legend of Zelda: Majora’s Mask, o il più oscuro Shadow of Memories – il videogioco in questione intavola diversi elementi ludici e narrativi senza però declinarli al servizio del giocatore, che il più delle volte dovrà barcamenarsi tra insolite interfacce a icone, documenti testuali da recuperare e leggere in un secondo momento e altre macchinosità probabilmente dovute ad un budget piuttosto esiguo.

Poker!

Lafcadio si aggira per la casa collezionando indizi e spiando non solo le ignare vittime, ma anche i loro futuri (e accertati) killer, potendo inizialmente solamente origliare da dietro le porte o nascondendosi all’interno di capienti armadi (non prima di essersi fatto il segno della croce, da buon uomo di Chiesa). L’unico limite posto all’esplorazione è quello di non poter mai incrociare, nella propria lotta contro il tempo, lo sguardo con gli altri invitati o i loro carnefici, dovendosi quindi muovere continuamente di stanza in stanza per evitare di essere inseguiti da maschere volante in un tripudio di surrealismo; si tratta in ogni caso di un ostacolo praticamente ininfluente, poiché anche venendo in contatto con queste maschere fluttuanti, i “danni” ricevuti saranno più che esigui. Ogni scena del crimine è risolvibile in un unico e preciso modo, e più che lasciare spazio all’ingegno e all’intuizione del giocatore, gli sviluppatori hanno preferito premiare la risoluzione “a tentoni” dei caparbi chi capiranno come sfruttare ogni elemento dello scenario e ogni oggetto dell’inventario a proprio vantaggio.

In tutti questo convivono ulteriori scelte di design che potrebbero causare qualche problema nell’avanzamento del gioco, come un’ambientazione vasta e intricata in cui è facile perdersi e la totale mancanza di tutte quelle convenzioni ludiche che, oggigiorno, prendono per mano i giocatori meno smaliziati e li portano verso i titoli di coda. Si tratta, insomma, di un Cluedo volutamente ostico (o, forse, semplicemente rispettoso dell’intelligenza del giocatore) che richiede massima attenzione agli indizi testuali scovati qua e là, una buona dose di tempismo e soprattutto tanta pazienza, ma è innegabile che in ogni caso il tutto rimanga intrigante e nondimeno attraente, soprattutto grazie alla caratteristica veste grafica “super deformed” voluta dal team di artisti dietro alla produzione. Duole tuttavia segnalare che la parte finale, culminante in un climax narrativo piuttosto importante, non riesca nell’intento di trascinare il giocatore come dovrebbe a causa di una struttura narrativa minimalista, spesso basata su documenti e dettagli relativi all’ambientazione che vanno approfonditi nei menù, nel codex dedicato, o addirittura in seguito al completamente dell’avventura, quando i pezzi del puzzle si ricompongono velocemente e tutti quei messaggi enigmatici “subiti” in precedenza assumono finalmente un significato.

Dico che è un peccato perché il tema narrato – seppur maldestramente – da The Sexy Brutale è piuttosto serio e delicato, e sebbene non sia la prima produzione – e neppure una delle prime – a trattarlo, è un peccato che la quasi totale mancanza di attaccamento empatico con quel mondo e quei personaggi smorzi, in tal senso, tutta l’emotività della (riuscitissima) fase finale, che è ovviamente anche quella più “su binari” dell’intero pacchetto. A corredo dell’esperienza corrono in soccorso dei giocatori amanti di achievements e trofei un buon numero di collezionabili, documenti segreti e addirittura un finale alternativo che premierà i più tenaci e maggiori conoscitori di tutti i passaggi segreti di cui l’enorme casinò è costellato, pronti a rivivere nei panni di Lafcardio il mistero che avvolge le mura del temibile Sexy Brutale.

Pro

  • Direzione artistica
  • Concept intrigante
  • Narrativa meno leggera di quanto possa sembrare…

Contro

  • … ma frammentata in decine di documenti testuali e inizialmente indecifrabile
  • La risoluzione dei casi è unica e lascia poco spazio alla creatività del giocatore

Commento finale

Con The Sexy Brutale gli ex-Lionhead Studios e Tequila Works consegnano ai giocatori un raro esempio di titolo a tratti sperimentale, di quelli che negli anni ‘90 abitavano a manciate la libreria di console come Sony PlayStation o Super Nintendo. Il suo estro non si ferma ad una veste estetica a tratti illuminante, ma tenta di districarsi fra soluzioni ludiche impopolari per il mercato odierno e una narrativa di grande effetto che viene smorzata da uno storytelling troppo frammentario e a tratti criptico. Il risultato? Certamente interessante, ma non esattamente memorabile.
7.5

Buono

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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