The Flame in the Flood – Recensione

Featured Giochi Recensioni Videogiochi
7.3

Buono

Con il crescente successo di Switch e il suo parco titoli in continuo aumento, anche diversi sviluppatori indipendenti stanno salendo a bordo della nuova console Nintendo arricchendola man mano di titoli già usciti su altre piattaforme. Tra questi troviamo oggi anche The Flame in the Flood, titolo uscito originariamente nel febbraio 2016 per PC e Xbox One, poi arrivato anche su PlayStation 4 a gennaio di quest’anno, ed ora pronto alla nuova dimensione portatile in questa “Complete Edition” che include tutte le correzioni e le feature aggiunte dal team di sviluppo The Molasses Flood dalla data di uscita fino ad ora.

Il gioco non si perde troppo in preamboli e ci mostra immediatamente il setting in cui ci troviamo: un territorio americano sconvolto da una devastante alluvione che ha spazzato via città e persone, lasciando attorno a sé solo macerie della precedente civiltà e pochissimi sopravvissuti . Tra questi c’è anche la nostra protagonista chiamata anonimamente Scout, che assieme al suo fedele cane Aesop dovrà cercare di raggiungere l’origine di un segnale radio che potrebbe significare la sua salvezza in questa terra desolata.

Se tenete particolarmente all’aspetto narrativo in un videogioco è bene che sappiate che The Flame in the Flood non propone una storia vera e propria. Il suo sottotesto è interamente contenuto nel tratteggiare questo setting post-apocalittico con i suoi pochissimi superstiti mentalmente sconvolti dalla catastrofe naturale. I nostri unici compagni saranno dunque i temi del viaggio e della sopravvivenza.

Il titolo si presenta appunto come un survival roguelite che ci forgerà all’arte della sopravvivenza in un ambiente ostile. Affronteremo l’avventura su una zattera facendoci trascinare dalla corrente di un fiume esondato, e lungo il suo corso potremo fermarci in diversi approdi utili per il viaggio. Ci saranno infatti alcuni indicatori personali da tenere sotto controllo: nutrizione, idratazione, temperatura e sonno. Durante le nostre esplorazioni lungo il fiume dovremo quindi raccogliere risorse varie che ci permetteranno di mangiare e bere, tenerci al caldo e dormire a sufficienza; il tutto stando attenti a non ferirci ed evitando bestie aggressive come lupi, serpenti e cinghiali. Nel caso in cui si finisca vittima di uno di questi fattori avversi, il gioco ci permetterà di ricominciare da uno dei (pochi) check-point lungo il gioco.

Una delle caratteristiche più interessanti è che le location che potremo visitare lungo il fiume sono generate in modo procedurale, il che vuol dire che non esiste una sequenza prefissata di luoghi che andremo a incrociare, né di risorse che raccoglieremo. Questo da un lato dà al gioco una frizzante nota di imprevedibilità, rendendo non solo ogni partita diversa, ma anche ogni nuovo tentativo dall’ultimo check-point in caso di un eventuale game-over.
D’altro canto però questa natura randomica dell’avventura relega troppo al caso e alla fortuna la riuscita del nostro viaggio. Potrebbe infatti capitare che per molto tempo non si riesca a trovare abbastanza cibo, soprattutto considerando che gli alimenti più comuni sono vegetali vari che riempiranno molto poco il nostro indicatore della nutrizione; per trovare qualcosa di serio in tal senso dovremo cacciare gli animali selvatici, ma se non troviamo il necessario per costruire trappole o un arco non potremo farlo. Insomma potrà capitare che morire o sopravvivere non dipenderà tanto dalla nostra abilità quanto al caso. Anche della zattera, che dovremo direzionare nella corrente del fiume senza farla sbattere addosso agli ostacoli lungo il suo corso, spesso non si sente un vero controllo, e in diverse occasioni risulta praticamente ingovernabile, quindi i danni alla nostra imbarcazione sembrano praticamente inevitabili.

Sembra insomma che gli sviluppatori abbiano cercato di inserire un senso di realistica imprevedibilità nel gioco che ci metterà di fronte a eventualità praticamente impossibili da evitare in anticipo, e di fronte alle quali dovremo dare il meglio di noi per trovare un rimedio a forza di tentativi.
Un’altra caratteristica che sembra anelare a un senso di realismo ma che risulterà inevitabilmente antipatica è l’esigua capacità del nostro inventario. La nostra borsa può trasportare infatti solo pochi oggetti, con la possibilità di affidarne alcuni al nostro cane e di lasciarne altri sulla zattera. Anche in questo caso però il risultato è estenuante, dato che la raccolta e la gestione delle risorse occuperà una buona parte del nostro tempo nel gioco, e vederla esacerbata da una scarsa possibilità di manovra, peggiorata da un’interfaccia decisamente macchinosa, non addolcirà la pillola.

Graficamente il gioco si presenta con uno stile minimale e dai tratti spigolosi. La direzione artistica è stata affidata a Scott Sinclair (già art director di Bioshock e Bioshock Infinite), che ha scelto di esibire modelli poligonali con un livello di dettaglio appena accennato che trasmette l’insondabilità e la confusione del mondo e dei personaggi sopravvissuti alla catastrofe naturale che li ha colpiti. Nonostante la paletta cromatica suggerisca un che di cartonesco, nel gioco aleggia una patina di perenne mistero e angoscia.
Tecnicamente questo porting si comporta abastanza bene, ma in alcune occasioni è possibile assistere a qualche lieve calo di frame rate, soprattutto nella modalità “casalinga” di Switch.
La colonna sonora composta da Chuck Ragan è senz’altro uno dei punti più forti del gioco. Le tracce per lo più country che accompagneranno la nostra avventura sono perfette per l’ambientazione americana in questa veste così cruda e selvaggia, trasmettendo al contempo una sensazione di malinconia e desolazione.

Pro

  • Formula di gioco interessante
  • Atmosfera efficace

Contro

  • La proceduralità può ritorcersi contro il giocatore
  • Interfaccia dell'inventario macchinosa

Commento finale

The Flame in the Flood è un titolo indie con delle ottime idee e il coraggio (o forse la presunzione) di fare una scelta di game design che piega il bilanciamento di gameplay in favore di un senso di imprevedibilità e disperazione nel sopravvivere che potrebbe spazientire molti giocatori. Il titolo ha comunque il pregio di essere un survival diverso dal solito, capace di mettere in seria difficoltà il giocatore in sessioni di trial and error mai scontate, e immergerlo in un'atmosfera suggestiva.
7.3

Buono

Classe 1983, inizia a videogiocare con Commodore 64, NES e i coin-op nelle sale giochi (di cui sente la mancanza). Da allora non ha mai smesso di menar di pollici sul joypad, seguendo per oltre 20 anni con passione l’industria dei videogame, per poi finire a scriverne su diverse realtà online.
Mastica un po’ ogni genere, ma predilige RPG, action, adventure, picchiaduro e platform.
Amante delle arti marziali, nemico degli estremismi, il suo stato intellettuale ideale prevede riflessioni antropologiche e rutto libero.

Password Persa

Sign Up