The Evil Within 2 – Recensione

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8.5

Ottimo

Nel 2014 lo studio Tango Gameworks diretto dal leggendario Shinji Mikami (creatore della storica saga di Resident Evil) realizzava The Evil Within, survival horror che riportava il genere verso una radice meno influenzata dalla componente action che “contaminava” il genere. Nonostante alcuni difetti il titolo riscosse un buon successo di critica e pubblico, elemento che assieme al suo finale aperto lasciava intendere un futuro sequel. Sequel che è arrivato quest’anno, dopo un’intensa campagna promozionale e che si pone il non facile compito di portare nuova linfa vitale ad un genere che paradossalmente sembra incapace di sopravvivere. Senza più Mikami allo sviluppo creativo (presente solo come supervisore e direttore esecutivo del progetto) Tango Gameworks sarà riuscita nel suo intento?

Vestiremo nuovamente i pochi invidiabili panni del detective Sebastian Castellanos, che dopo l’incidente del Beacon ha cercato le risposte alle numerose questioni irrisolte sul fondo della bottiglia. Questa spirale discendente viene interrotta dalla scoperta che la figlia, creduta morta durante un incendio, si trova in realtà all’interno di un secondo macchinario STEM. Ovviamente anche questa volta l’esperimento non ha prodotto i risultati migliori e spetterà a noi calarci nella follia collettiva di Union, cittadina creata dal macchinario, per trarre in salvo nostra figlia e trovare finalmente un po’ di pace. Il titolo si configura quindi come un survival horror che abbandonando la struttura fortemente lineare del predecessore sceglie di optare per un approccio più aperto, riportando alla memoria quel semi open-world che caratterizzava la compianta saga di Silent Hill, alternando ambienti suburbani a sezioni più chiuse e claustrofobiche. Questa alternanza riesce a conferire varietà al titolo, senza farlo cadere nei pericoli dell’open world e senza far pesare la linearità delle sezioni al chiuso.

L’esplorazione delle parti open world sarà fondamentale per recuperare i materiali necessari per migliorare le armi a nostra disposizione e per fabbricarne le munizioni. L’elemento crafting assume quindi un ruolo dominante nel gameplay, obbligandoci ad un attenta pianificazione nell’uso delle risorse. Le armi da fuoco condividono infatti l’uso della polvere da sparo (seppur in quantità diversa) per fabbricarne le munizioni, portandoci quindi a dover decidere quale arma rifornire. È possibile inoltre creare le munizioni durante gli scontri, ma questa scelta aumenterà sensibilmente il costo in materiali rendendola una soluzione in extremis. Nonostante il gioco non sia avaro di munizioni, riesce ugualmente a non farci sentire mai troppo al sicuro, alternando fasi di relativa abbondanza a fasi dove valuteremo con attenzione ogni colpo sparato. Per difenderci dalla parata di grottesche mostruosità che infesta Union avremo a disposizione un nutrito arsenale, tutto ampiamente potenziabile con i materiali che troveremo sparsi per i capitoli del gioco. L’economia dei materiali consente di potenziare agevolmente due armi, conferendo un certo peso alla scelta di potenziarne una a scapito delle altre. Diventa quindi evidente come il titolo cerchi di favorire l’approccio più furtivo, che permette di risparmiare munizioni eliminando in un sol colpo i nemici sorpresi alle spalle. Purtroppo però, il sistema di controllo appare fin troppo impreciso e poco reattivo, non conferendo a Sebastian l’agilità necessaria per sfruttare al meglio queste possibilità. I numerosi upgrade del personaggio, che variano dal semplice aumento della salute al fare meno rumore da accovacciati fino a danni bonus quando spariamo colpi consecutivi, riescono a migliorare la situazione ma una certa difficoltà permane. Questo riguarda anche le sequenze d’azione, che soffrono per via di una telecamera fin troppo vicina al personaggio, incapace di darci una visuale adeguata dell’azione, situazione che peggiora ulteriormente durante lo zoom per la mira di precisione nei concitati combattimenti del titolo. Fortunatamente questi difetti non incidono eccessivamente sulla curva di difficoltà del gioco, che alla sua difficoltà standard è riuscito ad offrire un buon livello di sfida senza mai sfociare nella frustrazione.

La scelta di unire open world e segmenti lineari, azione e furtività, non sempre riesce a creare un’esperienza ben amalgamata e talvolta si ha la netta sensazione che il team abbaia tentato di inserire fin troppi elementi all’interno del titolo a scapito dell’armonia complessiva. The Evil Within 2 sembra tirare in tante direzioni contemporaneamente, insicuro di quale sia la più importante. Questo è particolarmente evidente quando si guarda alle ambientazioni del gioco. La prima metà del gioco è caratterizzata dall’ambiente suburbano quasi rassicurante di Union, una perfetta facciata dove solo attraverso occasionali crepe è possibile intravedere l’abisso psicotico sottostante. Ogni evento acquista quindi forza proprio in relazione con questo sfondo comune, ogni dettaglio orrorifico risalta in contrapposizione alla normalità che lo circonda e ne esalta le sfumature raccapriccianti aumentando la tensione generale. Il lavoro dell’Artista, nemico principale delle prime fasi del gioco, si sposa perfettamente con questi elementi creando alcuni tra i momenti più suggestivi del titolo. Con il progressivo collasso di Union le atmosfere cambiano e virano verso tinte più psicotiche ed irreali. Il viaggio interiore di Sebastian lo costringe ad affrontare i suoi demoni personali, i suoi sensi di colpa per non essere stato in grado di salvare la figlia in passato e l’ambiente si deforma di conseguenza, abbandonando definitivamente ogni parvenza di normalità. Fiamme e metallo caratterizzano i livelli, un ambiente pseudo industriale che richiama in modo costante le atmosfere del compianto Otherworld di Silent Hill. Sebbene evocativi questi paesaggi finiscono paradossalmente per sminuire l’orrore circostante, che diventa questa giustificato dal contesto e per questo meno incisivo rispetto alle fasi iniziali del titolo. L’equilibrio sebbene precario è comunque mantenuto e la giusta durata del titolo, che si attesta attorno alle 17 ore, fa concludere l’esperienza degnamente. La possibilità di giocare una partita ereditando i potenziamenti e le difficoltà extra aggiungono una gradevole sfida per coloro che vorranno tornare ad esplorare il titolo.

Dal punto di vista tecnico, The Evil Within 2 si dimostra complessivamente soddisfacente. Visivamente il titolo è sicuramente all’altezza della situazione, con ambienti ben realizzati e ricchi di dettagli. Sia Union che le zone più psicotiche sono realizzate in modo accurato, nonostante la presenza di alcune texture che appaiono poco dettagliate se paragonate a quelle circostanti. La modellazione dei personaggi è pienamente soddisfacente, sia per quanto riguarda i dettagli fisici sia per le animazioni facciali che anche se non fanno gridare al miracolo riescono pienamente a trasmettere le emozioni dei personaggi. Il viso di Sebastian riesce a far trasparire i profondi conflitti che lo caratterizzano, aumentando in questo modo l’efficacia della narrazione. I modelli dei mostri rappresentano un altro punto di forza del titolo, non facendo economia di particolari grotteschi ed inquietanti che conferiscono loro un fascino disturbante. I mini boss ovviamente beneficiano maggiormente di questa attenzione e tra questi l’Obscura mi ha particolarmente colpito per l’originalità del suo design, distaccandosi dai suoi compagni che invece pescano fin troppo da un immaginario precedente. Il lato audio presenta un accompagnamento musicale che sottolinea i momenti chiave del gioco cedendo elegantemente il passo ad un oppressivo ed inquietante silenzio durante le sezioni più ansiogene, rotto solo occasionalmente dai versi delle creature. Il doppiaggio (il titolo è totalmente localizzato) risulta ben fatto, con voci che riescono a trasmettere la giusta carica emotiva ai personaggi.

Pro

  • Ambiente suggestivo
  • Gameplay vario…

Contro

  • ...ma non sempre equilibrato
  • Sistema di controllo poco preciso

Commento finale

Tirando le somme The Evil Within 2 è un sequel riuscito, che riesce ad ampliare la formula originale del predecessore in modo convincente sebbene in alcuni momenti finisca con il voler inserire fin troppi elementi nel titolo a scapito dell’equilibrio complessivo. Al netto di alcuni difetti comunque trascurabili, il gioco rappresenta un punto di partenza per il ritorno di un genere a lungo assente dalle nostre console ed un acquisto consigliato ad ogni amante del survival horror.
8.5

Ottimo

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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