Star Wars: Gli ultimi Jedi – Recensione

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7.5

Buono

Giunta sull’isola in cui si trova Luke Skywalker (Mark Hamill), Rey (Daisy Ridley) è disposta a tutto pur di convincere il Maestro Jedi ad unirsi alla causa della Resistenza. Nell’universo il Primo Ordine domina la galassia, alla caccia delle ultime navi ribelli comandate dal Generale Leia Organa (Carrie Fisher). La scintilla della ribellione sembra essere destinata a non scoccare mai, il fuoco della rivoluzione è sul punto di spegnersi una volta per tutte.

Parlare di Star Wars nell’era dei social è eufemisticamente non facile, specialmente se si è tra i primi a vederlo. Tra il pericolo di spoiler e l’inevitabile soggettività di giudizio a cui si presta ogni capitolo di una saga di tale calibro, si finisce per camminare a tentoni in un campo minato da fanbase, fanservice, aspettative. La realtà è che Disney e Star Wars, nel mezzo del cammin di questa trilogia, sono ancora alla ricerca di un’identità vera per il nuovo universo narrativo e per gli interpreti che si muovono al suo interno. Il tentativo di Rian Johnson (Looper) è ben lontano dal fare ordine ma inserisce componenti più che interessanti all’interno della saga.

Star Wars: Gli ultimi Jedi è un kolossal in tutto e per tutto. Durata importante (si sfondano i 150 minuti), macchina cinematografica a pieno regime, comparto tecnico strabiliante, cura del dettaglio che sfiora la perfezione. L’arduo compito di dare sostanza alle premesse de Il Risveglio della Forza riesce infatti in parte: la storia subisce una brusca accelerazione, proiettandosi prepotentemente in avanti e mettendo moltissima carne al fuoco. C’è molto da raccontare e il sovraffollamento narrativo è tangibile, con sequenze meno azzeccate di altre e alcuni passaggi dialogati poco riusciti.

Episodio VIII è altalenante, l’alternanza è stridente. Epicità e stupidità si alternano come nulla fosse, ottenendo sì l’effetto di stupire quando lo spettatore meno se lo aspetta, ma anche quello di deluderlo altrettanto inaspettatamente. Già Episodio VII aveva portato l’attenzione su ironia e simpatia, ben riuscita soprattutto con BB-8 come medium utilizzato, ma Star Wars: Gli Ultimi Jedi sotto questo aspetto si lascia a volte trascinare da situazioni al limite dell’imbarazzante (forse più da Balle Spaziali che da Star Wars). Discutibili anche alcune scelte narrative al limite del surreale, non si capisce se per il troppo fanservice o per l’assurda convinzione che le suddette scene potessero suscitare qualcosa nello spettatore che non fosse un forte senso di ridicolo.

La storia è comunque valida, il coinvolgimento praticamente assoluto. Vecchi e nuovi personaggi si fondono in un’avventura che, molto più di Episodio VII, sa abbandonare il sapore nostalgico. Si va avanti, si procede lungo una linea narrativa entusiasmante in cui i colpi di scena non si risparmiano. Ben più efficace rimane però la vecchia guardia rispetto alla nuova: i cardini della nuova trilogia faticano nell’essere qualcosa più di meri figuranti, pagando il poco spessore psicologico dei personaggi e la mancanza di una vera personalità, lontana dal bagliore dei “veterani”. Meriterebbe invece un discorso più approfondito Kylo Ren, quantomeno evoluto dal precedente capitolo. Gli spoiler impongono di analizzarne soltanto un coinvolgimento ben maggiore con la vicenda e con gli altri personaggi.

In questo Episodio VIII c’è molto: filosofia, metafisica, religione, culto. C’è conflitto interiore e presa di consapevolezza, c’è un’analisi profonda del mondo che ci circonda. Un simbolismo e misticismo di fondo circondano la Forza ed il concetto di Forza stessa: il modo in cui ciò ci viene mostrato e raccontato è forse uno dei passaggi più belli dell’intera saga di Guerre Stellari. Questa profondità e questa riflessione arrivano dal passato ma si ripercuotono in un presente più vivo che mai. Ecco emergere quel raccordo temporale palesemente mancato con il predecessore.

Commento finale

Malgrado qualche scelta infelice, Star Wars VIII: Gli ultimi Jedi trova una definizione ben precisa: motore. Il film carbura e spinge finalmente la saga verso l’ignoto, verso l’inesplorato, l’imprevedibile. Se Episodio VIII ha un pregio è quello di porre le basi per l’inaspettato raccontando epicamente il presente e dimenticando lentamente il passato. Adesso non sappiamo davvero cosa aspettarci e forse, con Star Wars, è la cosa più bella che potesse capitarci.
7.5

Buono

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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