Star Trek: Bridge Crew – Recensione

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8

Ottimo

Al mondo ci sono tre tipi di persone, quelli che amano Star Wars e odiano Star Trek, quelli che amano Star Trek ed odiano Star Wars e poi quelli, come me, che amano entrambi gli universi sci-fi più popolari del pianeta. Ho sempre avuto una grande passione per le avventure dell’Enterprise e del suo equipaggio, in tutte le epoche immaginifiche dove esse sono state collocate. Dagli anni ’60 ad oggi la saga di Kirk e dei suoi omologhi capitani e comprimari è cambiata, evoluta, preso strade narrative parallele fino all’ultima rivisitazione in chiave JJ Abrams. Ed è proprio nel nuovo Star Trek Universe, l’ultima declinazione della saga con Chris Pine come comandante, che sono ambientate le avventure di Star Trek: Bridge Crew.

Star Trek: Bridge Crew ha subito un sacco di ritardi nella pubblicazione, e quando ho saputo che sarebbe stato finalmente disponibile per PS4 VR ho fatto di tutto per averlo. In primo luogo perché da trekkie di lunga data, dopo aver giocato a svariate simulazioni, avventure e FPS dedicati alla saga creata da Roddenberry, ero veramente curioso di immergermi nella realtà, seppur virtuale, e nella magia di una plancia di comando di una nave della Federazione. La U.S.S. Aegis è un mezzo di nuova generazione, creato per l’esplorazione ma anche per il combattimento. La sua caratteristica peculiare è l’abilità stealth di ridurre al minimo la sua impronta energetica, per poter rimanere il più a lungo nascosta durante la sua navigazione. Un po’ come l’Ottobre Rosso, reso famoso dal film con Sean Connery. Non si tratta certo dell’abilità di occultamento degli sparvieri Klingon, ma ha comunque una sua efficacia nelle situazioni più delicate.

Il gioco può essere giocato sia in campagna solitaria che, e soprattutto, in modalità cooperativa con giocatori reali connessi ai server di Ubisoft.

star trekEsplorazione incompleta

Per ambientarmi con il gioco ho deciso di partire in modalità solo, anche per evitare di fare brutte figure a livello mondiale. Si inizia, come giusto che sia, da un tutorial che ci illustra abbastanza chiaramente le varie opzioni che i nostri simulacri virtuali potranno compiere. Abbiamo la figura del Capitano, che funge da coordinatore e “decision-maker”, il Timoniere, l’Ufficiale Tattico e l’Ingegnere. La prima cosa che si deve fare è scegliere il sistema di controllo, che può avvenire attraverso il Dualshock oppure i due controller Move. Con il Dualshock i controlli sono molto più precisi, ma limitati, mentre con i due Move che simulano le nostre mani, la sensazione di immersione nelle vesti dei nostri avatar è potente. Peccato che i limiti del PSVR e il tracking della PS Camera mi abbiano più volte obbligato a ricalibrare la visuale, perché non sempre riuscivo a raggiungere correttamente i comandi.

Nella modalità solitaria partiremo come Capitano, ma potremo sostituirci agli altri ufficiali di plancia, per poter gestire le loro postazioni. Fare tutto da solo non è certo semplice, ma con un po’ di pratica si iniziano a capire le meccaniche del gioco e a muoversi con agilità tra le varie postazioni, anche se essenzialmente sono rimasto queasi sempre in plancia di comando. La IA che gestisce i nostri ufficiali risponde direttamente ai nostri comandi, per cui le varie operazioni vengono svolte senza intoppi. Muoversi, attaccare, esplorare sono le cose basilari da fare durante tutta la campagna. Che purtroppo finisce veramente troppo presto. Cinque missioni, con diverso grado di difficoltà, mi sono sembrate veramente scarse, ma quando si apre la parte multiplayer, il discorso cambia.

star trekAye, Aye Captain

Nella versione online, si partecipa effettivamente ad un esperimento sociale/ludico molto interessante. Quattro persone, meglio se amici che si conosco realmente e soprattutto che parlano la stessa lingua, si trovano a gestire una nave stellare, seguendo degli obiettivi prestabiliti e concentrandosi con una serie di eventualità ed imprevisti che possono cambiare di missione in missione. Ho sentito su di me un grande senso di responsabilità ad affrontare le partite online. Ogni singolo elemento dell’equipaggio deve coordinarsi alla perfezione per ottenere il risultato voluto. Il ruolo del Timoniere deve essere supportato dall’Ingegnere, così come il tattico non può fare a meno di ricevere indicazioni sulla navigazione. Il Capitano, ovviamente il ruolo più ambito, è quello che deve tenere sotto controllo una miriade di parametri, prendere decisioni difficili che potrebbero portarci al successo o farci precipitare nell’abbraccio mortale di un’anomalia. La creazione procedurale delle missioni funziona abbastanza bene per le prime partire, ma dopo un po’ si inizia a leggere il pattern che soggiace ad ogni missione. Ma questo poco importa, perché il bello di Star Trek: Bridge Crew è legato più a quello che si fa, che non come si fa. L’equipaggio e la filosofia di Star Trek sono gli assoluti protagonisti.

star trekVintage, anche troppo

Se dopo un po’ la plancia e le missioni della Aegis vi iniziano a stare un po’ strette, potete fare un bel salto nel passato, prendendo posto sulla plancia di comando della prima Enterprise. E’ stata una delle prime cose che ho fatto, ma l’esperienza è stata devastante. Tanto i comandi della Aegis sono tecnologicamente avanzati, con ologrammi, menù in AR, comandi touch e una serie di chicche grafiche di ottima realizzazione, tanto la simulazione della plancia cara a William Shatner e Leonard Nimoy, risulta un inferno di interruttori e lucette. Nessun menù contestuale che indichi cosa fare e come farlo, solo una seire di pulsanti da premere a caso per capire a cosa servano. Tanto è bella e nostalgica l’impressione di essere ai comandi della NCC 1701, tanto è difficile poter solo farla spostare a velocità impulso.

Per il resto Star Trek: Bridge Crew ha pienamente soddisfatto le mie aspettative, sia per quanto riguarda l’apparato grafico che quello sonoro. Nel primo caso la realizzazione della nave, dello spazio esterno osservabile e quello degli interni è di ottimo livello. Quando si subiscono dei danni, essi sono evidenti sia sullo scafo che in plancia, con scintille, incendi, proprio come accade nei film e nelle serie di Star Trek. L’apparato audio, con il complemento di un ottimo voice acting, ci riporta a pieno nelle atmosfere trekkiane, che si fanno sentire ancor più potenti nella plancia della vecchia Enterpise. Peccato che non esista altro che la lingua inglese come parlato e non ci sia neppure la possibilità di avere dei sottotitoli (ho spulciato ogni menù ma non li ho proprio trovati), perché nonostante il parlato sia molto semplice, molti giocatori non avvezzi all’inglese parlato potrebbero perdersi una buona parte delle spiegazioni, soprattutto nella modalità campagna.

star trek

Pro

  • La filosofia di Star Trek è perfettamente infusa in Bridge Crew
  • La VR rende l'esperienza di gioco condivisa ancor più forte ed appagante

Contro

  • La modalità Campagna è troppo breve, quasi incompleta
  • I controlli attraverso i Move non sono accurati come dovrebbero

Commento finale

Star Trek: Bridge Crew non delude le aspettative. Certo la modalità campagna poteva essere un po' più estesa, ci potevano essere anche plance di altre navi da poter utilizzare, ma quello che convince di questo gioco è la componente online. Giocare con giocatori reali rende l'esperienza completa, appagante e a volte molto stressante. Mi sono sentito responsabile di ogni missione, in qualsiasi ruolo che ricoprivo, immerso nell'azione, nella frenesia dei combattimenti, nella curiosità dell'esplorazione. ST:BC ci fa sentire parte di un'esperienza condivisa, che rispecchia la filosofia della saga creata da Roddenberry. Nessuno è indispensabile, ma tutti sono utili e solo la completa fiducia nei nostri compagni ci può portare là dove nessuno è mai arrivato prima.
8

Ottimo

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi. An old player that is still capable of wonder.

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