Con un franchise come SoulCalibur, Bandai Namco va sempre sul sicuro, avendo alle spalle una folla di appassionati, come il sottoscritto, pronti ad acquistare ogni nuova uscita.
Ora siamo arrivati a SoulCalibur VI e devo dire che vedendo le ultime evoluzioni ero un po’ scettico rispetto alle novità e alle aggiunte che la società giapponese avrebbe potuto apportare a questo nuovo capitolo. Questo perché sono stato testimone di tante scelte che nel passato hanno aggiunto elementi non attinenti allo spirito originale del gioco (vedi ad esempio Darth nel quarto capitolo o Ezio Auditore nel quinto) e modalità non proprio necessarie. Fortunatamente sono stato piacevolmente sorpreso da SoulCalibur VI e vi spiego il perché.

SoulCalibur VI non è tanto un ritorno alla forma originaria, ma una sintesi delle idee migliori che in questi 20 anni di franchise sono state introdotte, creando un gioco che vale la pena di essere giocato.
Iniziamo ad esaminare la trama, che in un picchiaduro non è che sia proprio un elemento fondamentale, ma in SoulCalibur VI tutti gli intrecci narrativi, le storie personali di ciascuno dei 21 combattenti e il background storico, sono stati egregiamente ricostruiti in Soul Chronicle. Si tratta di una modalità dove potremo rivivere gli eventi principali del gioco visti dal punto di vista di ogni personaggio, uniti in una timeline intrigante, che ci porterà di combattimento in combattimento fino al punto nel quale Siegrfried impugna la Soul Edge, la lama maledetta e tra i due si crea un legame simbiotico infernale.

Tutti i guerrieri di SoulCalibur VI vedono le loro storie individuali raccontate brevemente in relazione a come sono finiti alla ricerca di Soul Edge, e attraverso una combinazione di testi e immagini create in stile acquarello, si seguono le loro vicende. Non vi aspettate niente di eccelso in termini di profondità narrativa, ma questa modalità traccia la forma dei singoli caratteri e li umanizza, rendendoli non solo dei personaggi selezionabili, ma degli attori in una epica opera che intreccia le varie storie personali.

La modalità più accattivante, sulla carta, è sicuramente Libra of Souls, in cui potremo generare i nostri combattenti attraverso la robusta modalità di creazione presente in SoulCalibur VI e interpretarli in un gioco stile RPG.

Attraverso un impegnativo viaggio in tutta l’Eurasia dovremo trovare il modo di curarci da una maledizione causata da Soul Edge. Questa modalità eredita quelle di Weapon Master e Chronicles of the Sword dei precedenti giochi della serie, ma purtroppo tende a perdersi spostando l’attenzione verso la narrazione rispetto al gameplay. I combattimenti si svolgono spesso contro nemici anonimi invece che contro avversari presi dal roster dei combattenti. c’è poca creatività nelle varie fasi del gioco e gli elementi tipici degli RPG , ovvero acquisire nuove armi, aumentare gli XP, interagire con gli NPC, non sono stati sviluppati con particolare dovizia.
La trama è comunque piuttosto robusta, con una quantità sorprendente dettagli storici e mitologici disseminati sul nostro cammino, ma alla fine si può considerare come un lungo tutorial per i nuovi adepti di SoulCalibur. Continuo a preferire Soul Chronicles, perché nonostante sia giocabile solo con personaggi già definiti, regala uno scenario storico di SoulCalibur più ampio ed interessante.

La modalità creazione è una cosa a se. L’editor, già presente in titoli precedenti, permette adesso, quasi si trattasse di un vero e proprio RPG, di sbizzarrirci modificando una moltitudine di parametri, e se fate un giro sulla rete, troverete creazioni veramente spettacolari.
Personalmente ho passato quasi un’ora a spulciare ogni sotto-menù. Più punti si accumulano più opzioni si possono sbloccare per cui alla fine l’unico nostro limite nella creazione è la nostra fantasia.

Ancora non ho parlato del sistema di combattimento, che poi è il fulcro di tutto il gioco. La serie negli ultimi capitoli stava scadendo verso un gameplay più spettacolare che tattico, mentre in SoulCalibur VI Bandai Namco torna finalmente a dare la giusta dimensione al combattimento con le armi nel senso più puro.
Ho ritrovato finalmente lo spirito dell’originale SoulCalibur: ogni attacco deve essere eseguito con la giusta tempistica, per evitare letali contrattacchi, la difesa può essere spezzata, ogni round diventa quindi come un gioco di scacchi, dove saremo costretti a ponderare ogni mossa per effettuare la successiva.
Le nuove mosse speciali, Soul Charging, Reverse Edge e Lethal Hits introdotte in SoulCalibur VI , sono tutte azioni ad alto rischio poichè se eseguite correttamente portano ad attacchi devastanti, ma al contempo possono lasciarci alla mercé dell’avversario. La cosa positiva di queste nuove tecniche è che sono perfettamente integrate nello spirito del gioco, di modo da garantire dinamicità agli scontri e non tanto creare delle azioni imparabili che falserebbero lo stile di gioco.

Nonostante le aggiunte, le modalità storiche di SoulCalibur continuano a fare da padrone in SoulCalibur VI. La mia preferita rimane sempre la modalità Arcade dove saremo impegnati in sei combattimenti contro avversari casuali. Ogni partita è completamente personalizzabile e alla fine di ogni tornata avremo a disposizione SP per acquistare extra dal negozio del gioco. Semplice ma efficace.
Il multiplayer online, sebbene sia rudimentale, è comunque approcciabile da tutti non mettendo sul piatto fight point e sistemi di classificazione che definiscono le modalità online di altri giochi di combattimento. Purtroppo, e parlo da giocatore amatoriale, c’è sempre più la tendenza nei giochi di combattimento ad adattarsi ai professionisti, con il rischio di allontanare chi gioca per divertimento.

Nel gioco troviamo i personaggi iconici della serie e qualche piacevole aggiunta. Degna di nota è l’inclusione di Geralt di Rivia, l’iconico protagonista della serie The Witcher. Egli si integra e si adatta alla filosofia di SoulCalibur molto più di altri personaggi introdotti nel capitoli precedenti. Non è certo uno dei personaggi migliori da usare, ma osservare le sue animazioni lascia veramente a bocca aperta. Combatte con due spade, e vedere i cambi di mano e di guardia lascia basiti, denotando quanta passione ed impegno Bandai Namco abbia messo nello sviluppo del gioco.

Le arene sono vibranti, realizzate splendidamente, con un cura dei dettagli quasi maniacale. L’unica pecca è che, nonostante abbia giocato SoulCalibur VI su una PS4 Pro, ogni tanto le texture tendono a perdere di definizione. Non che questo sia un difetto grave, ma visto l’impianto generale del gioco, mi sarei aspettato qualcosa di più su queto versante. Il framerate rimane stabile, per cui anche nei momenti più concitati nessun rallentamento mina la giocabilità.

Il mio consiglio spassionato è quello di usare un arcade stick, perché c’è il rischio di distruggere il pad dopo qualche partita. Le varie combo richiedono una buona precisione per essere eseguite correttamente, cosa che con il pad non è possibile, se non dopo molte ore di pratiche. Con l’arcade stick è invece possibile realizzare subito anche le mosse più difficili.