Ho già giocato SOMA e già l’ho apprezzato una volta, decantando nelle community i suoi tanti punti di forza così come i difetti, ma oggi ne voglio parlare in una recensione diretta, senza fronzoli e soprattutto senza spoiler. Grazie a Frictional Games oggi tutti i giocatori di Xbox One possono mettere mano al titolo uscito in precedenza su PS4 e PC, portandosi a casa dei voti molto entusiasti. Oggi non sarà da meno, quindi vi basterà scorrere fino in fondo e vedere il numeretto dato al gioco per capire se si tratta di un titolo valido, ma invece vi consiglio di leggere cosa riesce a fare SOMA diversamente da altri titoli simili.

Pathos 2 è una stazione in linea della Ishimura di Dead Space o della Sevastopol di Alien: Isolation, ricca di misteri e di massacri inspiegabili. Saremo soli? Chissà. Simon è un personaggio calmo, paziente, sereno, ma dinanzi a lui sta per aprirsi un mondo enorme e astratto fatto di emozioni, moralità, scelte. Un mondo che non è più come lo conoscevamo ma decisamente più profondo rispetto a quello a cui siamo abituati. Il classico horror-game tende a voler inserire il giocatore attraverso un sistema di progressione non troppo complicato e che prova a rendere paura solo attraverso dei sistemi. Che sia il classico salto dalla sedia dopo aver sentito un urlo improvviso o l’assassino di turno che vuole farci a pezzi comparendo improvvisamente con una motosega. Siamo alle solite: il panorama horror ha detto tutto ciò che doveva dire? Perché ora di cose spaventose non ne esistono quasi più, passando dai film ai giochi e finendo in quasi tutti i medium d’intrattenimento. La paura è un’emozione, quindi viene scaturita attraverso diversi fattori che influiscono sullo stato psicologico di chi la prova, reagendo in maniera piuttosto impulsiva e poco controllata. In SOMA il terrore non è causato da i soliti trucchetti improvvisati per far saltare dalla sedia, ma bensì viene trasmesso attraverso un arco narrativo davvero ispirato, situazioni al limite del paradossale e un sistema di progressione sempre diverso e innovativo.

Non posso assolutamente spiegarvi nel dettaglio come fa a rendere quella sensazione di timore e terrore, perché potrei farvi incorrere in qualche spoiler rovinandovi l’esperienza, ma vi assicuro che in termini psicologici il gioco è molto “pesante”, con un metodo che scaverà dentro di voi e vi farà conoscere certi aspetti che, forse, non avete ancora conosciuto. La narrazione è sicuramente il più grande pregio del gioco, che via via si costruisce attraverso tutto ciò che ci circonda, dalle note audio all’esplorazione, dai mostri al nostro protagonista Simon. Ogni singolo dettaglio va a rendere la narrativa più curata, più profonda, dove si raggiungono alcuni picchi di riflessione che, davanti a delle scelte morali, provocano spesso un senso di disagio, di timore. Eppure effettivamente, quanto può cambiare in base alle nostre scelte? Tutto ciò che doveva succedere è già successo, quindi cosa realmente può cambiare? Frictional Games ha voluto principalmente navigare nel nostro intimo, facendolo emergere di fronte a noi stessi. Avete presente Alien: Isolation? Il gioco riusciva a ricreare quella sensazione di paura attraverso uno Xenomorfo intelligente, capace di ribaltare tutte le sensazioni tranquille che avevamo. Dentro di noi sapevamo che di lì a poco sarebbe potuto accadere qualcosa, ma realmente, cosa? In SOMA il concetto è simile, ma non uguale. Tutto ciò che incontriamo sicuramente darà sfondo a timori e suspance capaci di far perdere il controllo, ma ciò che realmente è pesante nel titolo è l’atmosfera. Qui non abbiamo uno xenomorfo intelligente e dinamico, ma abbiamo luoghi soffocanti o incredibilmente spaziosi, capaci di ricreare la sensazione di essere vulnerabile. Tutto ciò che incontriamo è nostro nemico… o forse nostro amico?

A migliorare questi momenti sono sia la grafica di gioco che la colonna sonora. Quest’ultima è davvero incredibile, con motivi che fanno da accompagnamento a sfondi dannatamente fuori dall’ordinario, così come alcuni momenti davvero ansiosi che hanno un crescendo proprio grazie alla soundtrack. Per una maggiore immersione vi consiglio quindi di utilizzare un impianto audio valido o delle cuffie, perché ciò che i suoni riescono a fare non si possono spiegare. D’altro canto anche l’impatto visivo non è male, anzi, in certi frangenti stupisce per la qualità. Non parlo ovviamente di qualità grafica, che risulta comunque al passo coi tempi, ma principalmente di design, di luci e di ombre. Pathos 2 è una stazione particolare: dentro troviamo mistero, solitudine e massacro, tanto che i cadaveri, i vetri rotti, il sangue e tutti gli altri dettagli fanno capire di fronte a cosa ci troviamo. La distruzione di tutto o forse di niente. Il design quindi è parte integrante della narrativa, con luci, mostri e sangue che possono indicare la via da seguire, la via per riuscire a comprendere di fronte a cosa ci troviamo, fino ad arrivare ad un finale fatto ad-hoc, interessante, completo. L’esperienza di SOMA è discretamente longeva: per completare il titolo ci vogliono circa dalle 9 alle 12 ore di gioco, ovviamente in base allo stile di progressione del giocatore. Su Xbox One il gioco risulta molto simile alla controparte PlayStation 4 in termini di qualità visiva, quindi di buona fattura. Al momento il titolo non predispone di una patch di aggiornamento per supportare Xbox One X e non si conosce l’intenzione dello sviluppatore in merito.