Samurai Warriors: Spirit of Sanada – Recensione

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7

Buono

Il mio primo contatto con il genere musou fu nel lontano 2004, quando ebbi modo di provare Dinasty Warriors 4. L’impatto fu strano: personaggi dai nomi difficilmente pronunciabili, armi improbabili ed orde di soldati generici da spazzare con un solo potente fendente. Eppure qualcosa fece scattare la scintilla, che divenne una vera e propria passione con Samurai Warriors 2 facendo nascere contemporaneamente l’interesse per l’epoca Sengoku (il periodo storico giapponese che va dal 1467 al 1603, un secolo e mezzo di guerra quasi costante tra i vari clan) ed i suoi numerosissimi personaggi. Non nego però che i Sanada (nello specifico Yukimura) sono sempre stati la mia prima scelta nelle tante partite che ho fatto, e la possibilità di vedere nel dettaglio il loro ruolo nel conflitto mi ha incuriosito non poco.

Nella terra di Zipangu

Inizieremo quindi da Masayuki, padre del celebre Yukimura, e ripercorreremo le varie battaglie che lo videro coinvolto per poi vestire i panni del figlio durante la guerra contro il casato Tokugawa.
Abbandonati i numerosi strati di menù che hanno sempre caratterizzato la saga, saremo catapultati all’interno di un hub dove potremo interagire con vari npc per potenziare le nostre armi, allenarci, pescare, coltivare piante, accettare di svolgere alcune piccole richiesti dei paesani o anche soltanto parlare con i tanti personaggi per avere ulteriori informazioni sui vari eventi storici. Ripercorrere la trama storica si rivela un compito abbastanza complesso, che se da un lato non è strettamente necessario per poter apprezzare il titolo, dall’altro offre contesto storico alle numerose figure presenti. Per quelli di voi che saranno incuriositi dal periodo il gioco offre un corposo glossario di termini, luoghi e personaggi, in modo da poter reperire rapidamente informazioni sui nostri interlocutori e sulla situazione bellica. Purtroppo però questo glossario è esclusivamente in inglese (come ogni testo del gioco) e presenta una tale mole di informazioni da scoraggiare i meno determinati. Per coloro che non se la sentono di imbarcarsi in lunghe sessioni di lettura, le varie scene animate riescono in modo abbastanza efficiente a spiegare quantomeno gli eventi chiave della storia in modo da sapere sempre contro chi stiamo per combattere. Ed è proprio nelle battaglie sul campo che il gioco mostra le sue principali novità. La ripetitività che tendeva ad affliggere i capitoli precedenti è infatti parzialmente mitigata da un maggiore dinamismo dei vari obbiettivi, che spesso cambiano durante il corso del conflitto obbligandoci quindi a delle vere e proprie cariche attraverso lo schieramento nemico per proteggere un generale o difendere una particolare zona. Anche se nessun obbiettivo è concettualmente nuovo, questo avvicendamento fa sì che l’azione risulti intrigante e meno meccanica.

samurai warriorsL’altra grande novità sono le multystage battles, battaglie a stage sequenziali dove il completamento dei vari obbiettivi extra modificherà le nostre opzioni tattiche, chiamate Stratagemmi.
Questi Stratagemmi rappresentano delle vere e proprie contromosse alle strategie del nemico, variando dall’uso dei ninja per indebolire le truppe avversarie allo schierare delle riserve per difendere un ufficiale in pericolo. L’uso degli Stratagemmi però ha due requisiti ben precisi: il primo sono delle monete (prendendo ispirazione dallo stemma della casata Sanada, le 6 monete) con cui ne pagheremo l’uso e che guadagneremo portando a termine obbiettivi bonus e le varie richieste secondarie; il secondo è l’aver completato determinati obbiettivi all’interno di una battaglia precedente (per esempio aver evitato che un ufficiale venga ferito eccessivamente potrebbe permetterci di schierarlo tatticamente in seguito). Se le condizioni saranno soddisfatte, avremo una finestra di tempo limitata per rispondere ad un’azione nemica con queste contromosse, in grado di cambiare drasticamente il corso della battaglia. Questo semplice sistema aumenta notevolmente la rigiocabilità delle varie missioni, e ci spinge a cercare di completarle al meglio in modo da avere a disposizione il maggior numero possibile di stratagemmi a disposizione. L’esperienza complessiva, dove ogni battaglia influisce in qualche modo sull’andamento della successiva ne emerge rinforzata, complice anche una narrazione che concentrando i suoi sforzi sul casato Sanada offre un punto di vista più facile da seguire. Non manca però la possibilità di partecipare a battaglie secondarie che non coinvolgono in clan, in modo da avere un quadro completo sul periodo e sul nutrito cast (quasi ogni personaggio della serie compare in questo capitolo). Il lato narrativo ed il battle design sono a conti fatti i due aspetti dove il gioco tenta maggiormente di rinnovarsi, affidandosi per l’ennesima volta alle solite meccaniche.

samurai warriorsLegato alla tradizione

Al netto di queste novità infatti, il gioco non si sposta minimamente dalla sua abituale confort zone, stoicamente legato al suo sistema di combattimento ed anzi, facendo un passo indietro nello sviluppo del personaggio. Abbandonato lo sviluppo personalizzato di Samurai Warriors 4 Extreme, si ritorna all’aumento lineare delle statistiche del personaggio con la spesa contemporanea di punti esperienza e denaro. Ritorna anche l’arma singola, che vede come unica forma di personalizzazione la possibilità di inserire diverse abilità all’interno degli slot che si possono incrementare con frequenti visite dal fabbro. L’equipaggiamento è come sempre legato ai vari accessori che potremo recuperare sul campo di battaglia e che aumenteranno le nostre statistiche senza particolari velleità da rpg. Il combattimento presenta sempre la stessa formula “attacco normale/attacco pesante” mutuandola direttamente dai precedenti capitoli senza nessuna innovazione degna di nota. Queste scelte hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca, perché danno l’impressione del classico “studia ma non si applica”. Mentre la componente narrativa e la costruzione delle battaglie riesce in qualche modo a rinnovarsi per il meglio, tutto il resto rimane fin troppo legato alla sua eredità, quasi un riciclo di meccaniche che benché funzionali mostrano ormai tutta la loro età. Non possiamo negare che i musou siano un genere per appassionati, in particolare quelli a sfondo storico che hanno il peculiare svantaggio di dover raccontare edizione dopo edizione sempre gli stessi eventi. È necessario quindi un vero e proprio processo di rimodernamento per la saga che deve trovare il coraggio di rinnovarsi nelle sue meccaniche base se non vuole sprofondare sempre di più nella nicchia che si è creata.

samurai warriors

Pro

  • Narrazione efficace
  • Gli stratagemmi aggiungono spessore tattico
  • Battaglie più dinamiche rispetto al passato

Contro

  • Sviluppo superficiale del personaggio
  • Il combat system è molto datato
  • Troppo uguale ai capitoli passati

Commento finale

Tirando le somme Spirit of Sanada è un gradevole spin off nella famiglia di Samurai Warriors che offre alcune interessanti novità sul lato narrativo e nelle missioni, ma allo stesso tempo ripropone per l’ennesima volta la solita (seppur collaudata) formula di combattimento. Diventa così un titolo a metà, che potrebbe sicuramente far felici i fan del clan e quelli che sono contenti delle meccaniche della saga. Per quanto mi riguarda, l’amore per i Sanada non è bastato a farmi ignorare la mancanza di un qualunque tentativo di innovazione nello sviluppo dei personaggi e nel combat system, oramai troppo datati e riciclati.
7

Buono

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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