Red Sparrow – Recensione

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7

Buono

Jennifer Lawrence torna alla carica sul grande schermo con un ruolo da protagonista in Red Sparrow, thriller diretto da Francis Lawrence ed uscito nelle sale italiane il 1 marzo grazie a 20th Century Fox. La nota attrice si trova a fare i conti con una delle sue prove attoriali più dure e fisiche, in senso letterale, calandosi nei panni di Dominika Egorova, agente programmata da un’organizzazione segreta per irretire i nemici, mente e corpo, ed eliminarli senza scrupoli.

Una spia di nazionalità russa, un regime di formazione crudo e disumano e un background nella danza classica. Se mettiamo assieme questi tre aspetti, parrebbe ovvio non meravigliarsi di come, sin dal suo annuncio, Red Sparrow sembrasse quello che la Marvel avrebbe potuto fare con una pellicola stand-alone dedicata a Black Widow. In realtà il film di Francis Lawrence, regista che ha diretto Jennifer negli ultimi tre capitoli di Hunger Games, è ispirato all’omonimo best seller dell’ex agente della CIA e autore di thriller Jason Matthews, e segue le peripezie dell’intraprendente e fascinoso membro dell’intelligence sovietica tra pericoli, inganni, passioni proibite e intrighi internazionali. Il romanzo è stato pubblicato in Italia con il titolo di “Nome in codice: Diva” ed è il primo volume di una trilogia proseguita con “Il palazzo degli inganni” e con “The Kremlin’s Candidate”.

Come dicevamo in apertura, Jennifer Lawrence si trasforma in Dominika, ballerina di punta del Bol’šhoj, un impegno professionale che le permette di vivere dignitosamente in una Russia ostile e poco assistenziale con una madre molto malata  e che necessita di cure mediche costanti. In seguito ad un brutto infortunio che le compromette la carriera, indipendentemente dalla sua volontà si ritroverà costretta a servire il suo paese nei servizi segreti russi come una Red Sparrow, una specialista di manipolazione erotico-psicologica. Il suo primo compito sarà quello di avvicinarsi all’agente della CIA Nate Nash (Joel Edgerton) e scoprire il nome del suo informatore segreto all’interno del governo Russo.

Red Sparrow è in sostanza uno spy movie molto basilare, ma che gode di una grande atmosfera ricolma di doppi giochi, tensione alle stelle e di confini incerti di tutto quello che viene presentato come una verità. La violenza eccessiva, tra scene di stupri e torture, potrebbe far storcere il naso a qualcuno, ma rientra perfettamente nel contesto narrativo. Sebbene il tutto sembra funzionare nella parte action del film, la storia viene appiattita da un apparentemente romanticismo tra i due protagonisti, alquanto forzato e privo di chimica. Nonostante tutto, Jennifer interpreta alla perfezione il suo personaggio, mostrando una vulnerabilità celata all’interno di una corazza apparentemente dura che la rende reale agli occhi dello spettatore. Il film mantiene una connotazione politica, con l’aspra guerra tra Russia e Stati Uniti a farne da sfondo, ma il vero nocciolo è rappresentato dalla voglia di emancipazione della protagonista e dal suo desiderio di far decadere, una volta per tutte, il suo ruolo di “marionetta”.

Peccato non aver potuto esaminare a fondo il suo background ed il suo tempo trascorso alla scuola Sparrow, forse la porzione più interessante del film, e non aver potuto godere appieno della presenza scenica di Charlotte Rampling, qui nelle vesti di capo che insegna alle giovani spie l’arte della seduzione. Un pò James Bond e un pò Atomica Bionda, il film di Francis Lawrence si configura come un buon inizio di un franchise potenzialmente interessante, ma la speranza è che eventuali pellicole future possano usufruire di una maggiore coesione strutturale, senza dare la sensazione di perdersi nel marasma di quello che viene raccontato su schermo.

 

 

 

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Buono

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