Ready Player One – Recensione

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8

Ottimo

Nel 2045 l’inquinamento e il vertiginoso aumento della popolazione terrestre hanno reso il nostro Pianeta un luogo invivibile, in cui enormi baraccopoli sorgono intorno alle città più grandi. La realtà è così deludente e insoddisfacente da spingere gran parte delle persone a fuggire nella realtà virtuale di OASIS, un mondo alternativo realizzato dal geniale James Halliday dove si può essere chiunque si voglia, grazie alla piena personalizzazione del proprio avatar virtuale e alle tantissime opportunità di divertimento e sfida. Dopo la sua morte, Halliday ha lasciato ai giocatori una triplice sfida da risolvere, quello che nell’ambito videoludico è noto anche come easter egg: chi riuscirà a venire a capo dell’intricato enigma per primo diventerà il padrone di OASIS, oltre ad essere l’uomo più ricco del mondo. Wade Watts (Tye Sheridan), ragazzo come tanti di una Columbus ormai città più popolosa al mondo, ha intenzione di riuscirci. L’IOI, multinazionale dell’intrattenimento seconda soltanto all’OASIS, non starà a guardare.

Steven Spielberg, leggendo l’omonimo romanzo di Ernest Cline, avrà ritrovato molto del suo cinema e della sua cultura cinematografica. Portavoce e genitore di un’intera generazione, il regista statunitense è sembrato fin da subito (malgrado le difficoltà nell’assegnazione della regia) il più adatto in assoluto per raccontare una storia che fa dei riferimenti agli anni d’oro della pop culture il suo cardine. Se infatti la Terra del 2045 non è un granché, l’OASIS è quel luogo dove si può diventare il personaggio che si è sempre sognato di essere, un’enorme realtà interattiva ben oltre il concetto obsoleto di videogioco. L’OASIS va si slega da queste canoniche categorie e diventa un’esperienza così coinvolgente da soppiantare e sostituire ben presto la vita vera. Al suo interno si ritrovano così tanti di riferimenti culturali, cinematografici, videoludici e sociali da non poter essere individuati in una sola visione: tutto ciò che ha rappresentato la cultura pop-nerd dagli anni ’70 ai nostri giorni è racchiuso nell’OASIS.

Tra il citazionismo più puro e la nostalgia più vera (sebbene tale effetto non sia mai fine a se stesso) in Ready Player One si snodano le avventure di Wade, alias Parzival, affiancato da Art3mis, Aech, Daito e Shoto. Tramite i loro avatar, intendono risolvere l’enigma lasciato da Halliday, cultore dell’universo pop nella sua interezza: è attraverso i suoi ricordi che il film ci catapulta negli anni dell’Amiga 2600, di King Kong, di Shining. L’OASIS, mondo a sua immagine (culturale), è lo specchio di tutto ciò, ed è capace di stupire l’adulto, facendogli rivivere ogni singolo ricordo della sua adolescenza, e il ragazzo, non mancando citazioni anche a fenomeni pop-culturali più recenti.

Sono 140 minuti intensi quelli di Ready Player One, senza la minima traccia di momenti morti. L’azione incede in modo martellante e l’ingresso in scena dei villain, oltre all’intreccio del “virtuale” con il “reale” donano una sempre nuova verve alla pellicola e la spingono verso il finale. Le tre prove su cui è strutturata l’avventura dei protagonisti hanno un ritmo incalzante, come in qualsiasi videogioco in cui, completata una missione, si è subito pronti per la prossima. OASIS però non è solo un videogioco nel videogioco, ma offre spunti per un’analisi critica sull’impatto sociale degli stessi: OASIS rovina famiglie, le “rapisce” dalla vita reale e le “incatena” a quella virtuale, le manda in bancarotta tramite l’acquisto di gadget all’interno del gioco, le costringe ad anni di lavori forzati per poter saldare i propri debiti. L’effetto estraniante del videogioco, seppur in maniera lieve, è sottolineato e vuole essere, nel divertimento, da monito per tutti i giocatori di oggi.

Ready Player One non è semplicisticamente un’avventura per ragazzi. Siamo di fronte ad un film che, per gli anni a venire, sarà ricordato come la summa di un filone culturale, narrativo e cinematografico che copre più di 40 anni di storia. Un po’ come Stranger Things ha risollevato dalle ceneri l’amore mai celato per il passato (anni 70-80-90), l’opera di Spielberg tira fuori dal cilindro la voglia dell’uomo di ricordare, di essere felice nel ricordare, di poter rivivere, seppur virtualmente, il passato. Ready Player One è un sogno ad occhi aperti dei nostri più profondi desideri d’infanzia: un sogno che diventa (virtuale) realtà.

8

Ottimo

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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