Pokemon Ultrasole e Ultraluna – Recensione

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8.3

Ottimo

È strano ritrovarsi, dopo circa un anno, di fronte agli stessi scenari e ai medesimi personaggi, ma d’altronde l’ormai consolidata tradizione di remaster e ripubblicazioni espanse di videogiochi a pochissima distanza dal lancio originale ci dovrebbe lanciare un messaggio ben preciso: fare videogiochi costa sempre di più agli sviluppatori, e la tentazione di propinare al proprio pubblico delle avventure condite con asset grafici già pronti è sempre più grande.

Non che in casa Game Freak la cosa non fosse già stata ipotizzata in passato, al contrario: se tempo addietro eravamo abituati alla famosa “terza” versione definitiva di Pokémon, col tempo questa consuetudine è andata perdendosi, con le apparizioni di seguiti diretti e nuove iterazioni del franchise sempre pronte a spingere un po’ più in là il già più che vetusto hardware della portatile Nintendo dotata di due schermi. Pokémon Ultrasole e Ultraluna, insomma, propongono un mondo – la regione di Alola – nella quale abbiamo già calcato i nostri passi di allenatori tempo addietro, ma con un gusto, se vogliamo, tutto nuovo. Sono i piccoli dettagli che fanno la differenza in questo “inedito” capitolo, in gran parte ricalcante gli eventi vissuti in passato, in cui nuovi personaggi fanno la loro comparsa e altri ancora tornano in una veste rinnovata ma lontano dall’essere inedita. Non sarà di certo una ventata di aria fresca come lo furono Bianco e Nero 2, ma i contenuti aggiuntivi fanno di certo la differenza, specie nelle fasi avanzate di gioco. E poi, a conti fatti, è una terza versione… moltiplicata per due!

Alola, amici!

Dopo ore e ore di fasi iniziali, malgrado un netto lavoro di tagli-e-cuci da parte degli sviluppatori per snellire le cinematiche più tediose, il gioco si apre e dà finalmente al giocatore il controllo della situazione: nuovi pokémon, nuovi migiochi, il tutto in un palcoscenico familiare, ma mai stato così convincente come oggi. Rimangono le novità apportate dalle edizioni originali, ovvero il deciso stravolgimento dello schema che da sempre scandiva la narrativa dei JRPG Nintendo: niente palestre e niente MN: qui si viaggia attraverso un intero arcipelago con un rinnovato interesse per l’esplorazione, montando in groppa alle nostre fidate creature tascabili alla conquista di tutte le prove delle isole: battendo il pokémon dominante di ogni isolotto si accederà alla sfida con il kahuna, ovvero l’allenatore più forte di ogni regione esplorabile. Nemmeno a dirlo, queste sfide pur non apportando una vera rivoluzione, riescono sicuramente a rompere la monotonia del “solito” sfrecciare tra un capopalestra e l’altro dei precedenti episodi della saga, fornendo al contempo un ottimo escamotage per motivare il giocatore ad esplorare gli splendidi scenari esotici che Alola può vantare (e che, più di qualche volta, ci hanno ricordato il lavoro di Level-5 svolto con la saga di Yokai Watch); se fino a qui il tutto potrebbe puzzare di vecchio ai giocatori rodati, possiamo sicuramente nominare alcune delle più riuscite novità, tra cui un post-game espanso e particolarmente esaltante per chi approcciò la serie negli ormai anni ’90, nuove creature collezionabili, nuove forme per quelle già esistenti, nuove mosse e funzionalità che hanno tutta l’aria di essere una deliberata scelta, da parte degli sviluppatori, di migliorare il QoL dei giocatori. Tra quest’ultime non possiamo non citare le nuove capacità del Pokédex Rotom che permettono di accorciare le attese durante la cova di uova pokémon o addirittura modificare la percentuale di esperienza ottenuta dopo una lotta. Modificatori che, ovviamente, non fanno altro che snellire il più possibile il compito dei giocatori intenti a crearsi la squadra per il multiplayer, come sempre vero fiore all’occhiello di questa serie.

Nonostante questo il ritorno di vecchi volti piuttosto importanti per l’universo della saga (Team Rocket vi dice niente?) e un buon numero di nuovi minigiochi (con lacrimuccia di nostalgia per coloro che giocarono Pokémon Snap su Nintendo 64 annessa) tra cui gli utilissimi viaggi negli ultravarchi, riescono nell’arduo compito di tenere incollato il giocatore solitario interessato ad arrivare ai titoli di coda senza concedersi alcuna pausa nel più che popolare comparto multiplayer, sempre pronto ad accogliere neofiti e allenatori cresciutelli per dare il via a combattutissimi scontri e infiniti scambi di creature nella vana speranza di completare un Pokédex sempre più ricco. Tecnicamente il gioco regge ancora benissimo l’incedere degli anni, rappresentando senza mezzi termini il canto del cigno di una console portatile che solamente qualche anno fa non avremmo mai pensato capace di muovere un titolo della serie Pokémon così particolareggiato e ricolmo di modelli 3D caratterizzati con estrema dovizia. Come già accennato, l’influenza di Level-5 si fa sentire, specie quando il gioco si prende del tempo per proporre cutscene che sembrano uscite direttamente da un episodio della serie animata (a proposito, avete visto quanto è migliorata di recente?), e malgrado qualche leggera differenza estetica, il mondo di Alola e i suoi meriti tecnici (ma anche i rallentamenti) sono rimasti pressoché invariati. E poi? Beh, e poi rimane il classico fascino per l’avventura, la scoperta e la meraviglia di trovarsi ad esplorare una regione colorata e piene di attività da portare a termine, sempre che la formula non vi sia già venuta a noia col precedente capitolo. Se così fosse, Ultrasole e Ultraluna non cambieranno di certo il vostro punto di vista in merito agli ultimi nati in casa Game Freak e le novità situate praticamente tutte nella parte finale non aiuteranno di certo i più impazienti nella ricerca di stimoli per tornare nell’assolata regione di Alola.

Pro

  • Nuove creature, nuove mosse e, in generale, un buon numero di attività inedite
  • Post-game decisamente più interessante che in Sole e Luna
  • Notevoli aggiunte sotto il profilo delle opzioni QoL
  • Lo stravolgimento della struttura narrativa classica rimane ancora un’ottima idea
  • Alola rimane una regione molto affascinante…

Contro

  • …ma, ahinoi, ancora afflitta da rallentamenti, seppur sporadici
  • Alcune aggiunte poco rilevanti o mal congeniate
  • Se si ha già completato Sole e Luna potrebbe non essere poi così imperdibile

Commento finale

Pokémon Ultrasole e Pokémon Ultraluna più che rappresentare “una storia parallela” - come ci ha raccontato Nintendo nei mesi scorsi - sembrano prendere la forma di “versioni definitive” di ciò che potemmo giocare l’anno scorso, quando ancora non potevamo aspettarci che la portatile Nintendo potesse offrirci così tanto in piena età da pensionamento. Non rappresenteranno sicuramente un appuntamento imperdibile per coloro che calcarono le bianche spiagge sabbiose di Alola un anno fa, ma rimangono un solidissimo appuntamento con un JRPG che si sta chiaramente affacciando ad una nuova generazione di videogiocatori. Rompere i legami con un formulaico passato sì, ma rispettando la memoria storica di chi ha permesso alla saga Game Freak di arrivare fino a qui, oggi.
8.3

Ottimo

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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