Persona 5 – Recensione

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9.5

Eccellente

Fra i titoli più attesi dal pubblico giapponese, oltre al ben noto Final Fantasy XV, è stato segnalato per diversi anni il quinto capitolo della serie Atlus per eccellenza. Se fossimo negli anni ’90 dovrei continuare questo paragrafo parlandovi di Shin Megami Tensei, ma le trasformazioni del mercato e il consenso ottenuto dalla premiata ditta Soejima, Meguro e Hashino hanno fatto sì che uno spin-off a tema scolastico dell’oscuro brand nato su NES (e da una serie di romanzi mai tradotti ufficialmente) diventasse il J-RPG per eccellenza di un’era a cavallo fra PlayStation 3 e PlayStation 4. Meglio affrettarsi nel dire che Persona 5 è semplicemente uno dei titoli più completi attualmente disponibili su console, nonché uno dei giochi di ruolo di matrice giapponese meglio realizzati degli ultimi vent’anni, complice una gestazione che non ha proprio voluto subire pressioni da parte di nessuno.

Insomma, lo staff di scrittori, artisti e traduttori a lavoro sulla quinta iterazione dell’ormai prolifica serie Persona si è presa tutto il tempo a disposizione per consegnare ai giocatori quest’ultima perla dalla strabiliante durata, ed io non potevo essere da meno. Al netto di un ritardo quantomeno paradossale rispetto alla pubblicazione europea e dopo averne saggiato la qualità in fase di scrittura (e, credetemi, ce n’è da leggere), non posso fare altro oggi che raccontarvi di un esempio di eccellenza che senza rivoluzionare le basi su cui poggia porta la serie Atlus nell’Olimpo dei titoli giapponesi che hanno fatto la storia. Questo 2017 si è aperto nel migliore dei modi, con un Nier Automata senza alcun’ombra di dubbio sorprendente e un The Legend of Zelda: Breath of the Wild che rimarrà negli annali come esempio eccellente di game design, e non poteva che proseguire in modo migliore con l’avventura dei protagonisti di Persona 5, “reietti” della società che decidono attivamente di schierarsi contro quelle catene che da sempre costringono le persone a piegarsi a convenzioni e regole talmente rigide da finire per eliminare il concetto stesso di individualità.

Life will change

Persona 5 è infatti una feroce – e spesso brillante – critica ad una società, quella giapponese, desensibilizzata nei confronti delle nuove generazioni, i cui esponenti sono spesso volutamente intrappolati in ruoli archetipici per far sì che il loro io non possa emergere naturalmente. Ed è così che con la “scusa” di un professore molestatore prende il via una storia che racconto lo scontro generazionale (e culturale) di una gioventù che non si vuole arrendere di fronte ai fitti regolamenti di una scuola, di un quartiere, di una famiglia o di una città, in cui il senso di giustizia è messo continuamente in discussione tra la visione “vendicatrice” del gruppo di eroi e quella più convenzionale a cui la narrativa e la letteratura moderna ci ha abituato. Pur fondando ancora una volta il suo fascino su un cast di protagonisti stereotipati, ma approfonditi al punto di risultare vivi e coscienti di fronte ad ogni situazione che si para loro di fronte, uno dei punti di forza di Persona 5 è sicuramente il tema portante, il fil rouge che unisce le loro micro-vicende sullo sfondo di una città “da riformare”; non a caso lo staff tecnico ha voluto ambientare questo capitolo in una città reale, in modo da proporre quella che poteva essere una “semplice” storia di super eroi mascherati come un vero e proprio dibattito antropologico che nulla ha da invidiare al più complesso trattato di sociologia incentrato sui vizi e i costumi della modernità in quel di Tokyo. Il titolo Atlus propone la complessità di un mondo sfaccettato attraverso una struttura non poi così dissimile da quella dei due prequel, proponendo ancora una volta una divisione del tempo di gioco in giornate e mettendo alla prova la capacità del giocatore di amministrare il proprio tempo libero fra vita scolastica, affettiva e lavorativa, inframezzando questo vero e proprio simulatore di quotidianità nipponica con sequenze esplorative e battaglie a turni nei “palazzi” e nei “mementos”, costruzioni inserite nel contesto metropolitano che incarnano i desideri e le bramosie degli “adulti cattivi” contro cui gli eroi si schierano.

persona 5Tornano ancora una volta i social link, fiore all’occhiello del terzo e del quarto capitolo, dove l’acquisizione di confidenza con determinati PNG (o compagni di squadra) viene ricompensata con bonus e caratteristiche extra da impegnare in battaglia o nella fusione dei persona, ovvero l’emanazione antropomorfa dei desideri e della personalità (maschera) dei protagonisti. Più difficile a dirsi che a farsi, davvero.

Tutta la componente JRPG fatta di statistiche, fusioni di mostri arruolabili e battaglie a turni è influenzata da quella sociale ed è proprio nel relazionarsi fra queste due meccaniche formalmente così lontane che sta la particolarità di questo brand, capace di coinvolgere anche chi non gioca abitualmente RPG grazie al suo potpourri di elementi dungeon crawler, RPG e dating sim; neanche a dirlo, ognuna di queste componenti è studiata a puntino, mutuando dai titoli passati gran parte delle meccaniche che vengono affinate a arricchite in questa nuova incarnazione della serie. In ogni caso, chi volesse approcciare Persona 5 per il suo valore di JRPG a turni può stare sereno: il sistema di battaglia premia ancora una volta l’individuazione dei punti deboli dell’avversario e come da tradizione Shin Megami Tensei, aumentando il livello di difficoltà all’inizio della partita, ci si potrà dedicare alla crescita del più agguerrito team di persona user che si sia mai visto in circolazione. E poi c’è sempre la modalità New Game Plus nel caso ci si volesse sentire completisti dell’ultima ora o semplicemente non si volesse perdere nemmeno un evento fra i tanti proposti dal gioco.

persona 5Ruberò il tuo cuore!

Se dal punto di visto narrativo il titolo riesce ancora una volta a dimostrare l’eccellenza degli scrittori in quel di Atlus, il comparto prettamente ludico non è da meno. Abbandonando i più che dimenticabili dungeon procedurali visti in passato la software house giapponese ha perfezionato anche le fasi esplorative che da sempre rappresentavano il vero tallone d’Achille della produzione, proponendo brevi enigmi ambientali, fasi stealth abbozzate (ma non sempre convincenti) e promuovendo una maggiore coesione stilistica. Persona 5 è senz’ombra di dubbio il capitolo della serie più curato mai pubblicato, nonché il videogioco più visivamente appagante mai realizzato da Atlus. Questo lo si può notare solamente dando uno sguardo ai trailer o alle immagini promozionali che invadono da mesi le pagine web, dove ad una direzione artistica ancora una volta curata da Shigenori Soejima si abbina una costruzione tridimensionale appagante e figlia di quel Catherine che anni fa stupì proprio per bontà visiva i giocatori su Xbox 360 e PS3.

persona 5Che lo si giochi su PS3 o su PS4, Persona 5 rimane uno dei videogiochi più “stilosi” attualmente in commercio, dove alla convenzione sempre più popolare del “less is more” quanto si guarda ad indicatori grafici e HUD si è preferito un vero e proprio tripudio di assets bidimensionali di grande valore, con cartelli e scritte che occupano gran parte dello schermo colorando le atmosfere di rosso, bianco e nero, le tre tinte principali che vengono anche utilizzate nell’eccentrica sequenza d’apertura animata. Il cel shading adottato per caratterizzare i modelli dei personaggi dà il meglio di sé nelle brevi – e purtroppo, poco frequenti – scene cinematiche atte a sottolineare i passaggi più importanti della trama, mentre ai box testuali sono convenzionalmente affiancati ritratti dei personaggi in puro stile visual novel. Se c’è infatti un unico, formale, difetto in questo grande calderone di stile che prende il nome del titolo Atlus è forse proprio la grande mole di testi, tale da far quasi pensare di trovarsi di fronte ad una vera e propria visual novel travestita da JRPG. Bisogna anche ammettere che negli ultimi anni la divisione fra questi due generi è andata via via assottigliandosi, ma è giusta avvisare chiunque decida di avvicinarsi a questo eccellente esponente del genere che dovrà ritagliarsi molto tempo per seguire le vicende dei Phantom Thieves, spesso dovendo richiedere anche uno sforzo ulteriore per non perdere il filo del racconto tra una sessione di gioco e l’altra (fortunatamente è possibile sempre accedere ad una sezione che riassume la storia fino all’ultima giocata). A coronare una veste estetica ed artistica di grande pregio (anche al netto di qualche scivolone tecnico, specie sul fronte del comparto texture) bisogna premiare lo sforzo del team di compositori guidati da Shoji Meguro, veterano della serie e ancora una volta sulla cresta dell’onda quando si stratta di creare il “mood” giusto per le atmosfere uniche di ogni capitolo della serie. Oltre ad un notevole numero di brani, cantati e strumentali, questa produzione è anche la prima a vantare la doppia traccia audio, da sempre richiesta a gran voce dagli appassionati che in passato si sono dovuti abbandonare alla scena hacking per poter giocare Persona 3 e Persona 4 in lingua giapponese: niente paura, in questo caso basterà scaricare un DLC gratuito (ci sono anche costumi e altre chicche gratuite a pagamento nascoste sul PS Store!) e selezionare la traccia audio dal menù opzioni. Non che il doppiaggio anglofono si dimostri poi così inferiore a quello vantato dai precedenti, che rimaneva comunque apprezzabile, ma giocare un titolo dall’estetica simile così come era stato pensato per il suo pubblico di riferimento è tutto un altro paio di maniche.

persona 5

Pro

  • Narrativa matura e tematiche di grande attualità
  • Tutto ciò che amavate di Persona, ma migliorato
  • Esteticamente appagante, stilisticamente ineccepibile
  • Doppia traccia audio, DLC gratuiti e una durata che vale il prezzo del biglietto
  • Ottima commistione di elementi ludici fra RPG, dating Sim e dungeon crawling

Contro

  • Potrebbe essere considerato un po’ troppo logorroico dai neofiti del genere

Commento finale

Persona 5 è il J-RPG di cui il mercato aveva bisogno dopo il disastro rappresentato da Final Fantasy XV. Non importa dove lo giocherete, l’importante è che lo giochiate, soprattutto se siete appassionati di questo genere che sembrerebbe essere in piena rinascita anche in Occidente, dopo il grande boom delle visual novel e della narrativa giapponese “di qualità” in forma videoludica. I Phantom Thieves sono arrivati per rubare i vostri cuori, e sicuramente sono loro i supereroi di cui la scena videoludica, nel 2017, aveva bisogno.
9.5

Eccellente

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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