Perception – Recensione

Featured Giochi Recensioni Videogiochi
4

Brutto

Per distinguersi nel panorama degli horror games in prima persona che affollano sia Steam che gli store della console, bisogna inventarsi degli spunti nuovi. The Deep End Games, con Perception, hanno giocato la carta della protagonista, Cassie, cieca dalla nascita, cercando di farci vivere l’avventura in maniera alternativa.

Il buio dietro la porta

Cassie è tormentata da un incubo ricorrente, che la proietta all’interno di una casa nella quale qualcosa di terribile è successo. Lei è cieca dalla nascita, ma riesce a “vedere” il mondo attraverso un udito sviluppatissimo, che le permette di creare un’immagine dell’ambiente che la circonda. Quando scopre dove sia la casa dei suoi incubi, sprezzante del pericolo e armata solo del suo bastone e di un cellulare, decide di affrontare le sue paure con stoico coraggio ed esplorare questa magione inquietante.

Con queste premesse Perception poteva essere veramente qualcosa di innovativo e originale, peccato che qualcosa sia andato maledettamente storto.

Oscuro scrutare

La visualizzazione del mondo circostante avviene attraverso l’emissione di suoni da parte di Cassie. Essi possono essere prodotti o dai suoi stessi passi, oppure dal bastone. I passi ci restituiscono una visione limitata, mentre il bastone ci permette di avere una visuale più ambia, seppur limitata nel tempo.

Ci sono anche dei punti sonori, come radio e televisioni accese, oppure termosifoni che perdono, che appaiono come fari luminosi per indicarci la via.

Non sono cieco e non so come essi “vedano” il mondo circostante attraverso il “biosonar”, ma sicuramente non è quello che vediamo noi in Perception. Tutti gli ambienti sono estremante dettagliati, anche troppo, rendendo l’esperienza esplorativa non attinente alla realtà di chi vive nell’oscurità.

Ma su questo elemento si può anche transigere, è tutto il resto che non funziona per niente bene.

I primi problemi si iniziano ad avere quando esplorando la casa, ci rendiamo conto che una inquietante presenza maligna ci osserva nell’oscurità e viene attratta verso Cassie dai suoni che produce. Questo mi ha obbligato quindi a limitare al massimo i”tap tap” con il bastone, ma ha anche significato passare interi minuti ad osservare uno schermo nero mentre mi spostavo da un obiettivo all’altro. Oltretutto il nostro nemico è difficile da evitare, per cui anche prestando molta attenzione ai rumori prodotti, cercando di nascondermi laddove esso non poteva localizzarmi, il più delle volte mi sono trovato stretto nel suo abbraccio mortale e catapultato all’ultimo salvataggio automatico del gioco. Considerando che i checkpoint sono pochi e mal localizzati, questo significa dover ripetere molte, anzi troppe, volte, i soliti percorsi. Dopo un po’, più che terrore, il gioco genera sgomento.

Alla cieca

Ho provato a trovare qualcosa di positivo in Perception, magari nella storia, ma essa, narrata attraverso gli sporadici messaggi dei precedenti inquilini della casa e le lunghe disquisizioni di Cassie, risulta essere inconsistente quanto la realizzazione tecnica. Troppo tempo si passa camminando da un obiettivo all’altro, che possiamo individuare attraverso il “sesto senso” di Cassie, e troppe volte ci troviamo di fronte a ostacoli che richiedono di brancolare nel buio inermi per aggirarli.

La struttura della casa varia a seconda delle azioni che facciamo, creando così un senso di disorientamento ulteriore, non potendo costruirci una mappa mentale della locazione. Uno dei pochi elementi interessanti di Perception è l’utilizzo del cellulare. Con esso infatti si possono fare scansioni dei documenti e degli oggetti che troviamo nelle varie stanze, che poi ci vengono descritti da una voce sintetica. Questo tipo di applicazioni sono molto utilizzate dai ciechi e la loro implementazione permette per lo meno di capire come essi percepiscono il mondo. Inoltre il cellulare può essere usato anche per ottenere degli aiuti per risolvere gli enigmi presenti nel gioco.

Ma a parte questo, nemmeno il comparto audio si salva. Per quanto il voice-acting sia ben realizzato, la colonna sonora risulta poco attinente con l”azione egli eventi, mentre gli effetti ambientali, che in un gioco del genere dovrebbero essere un altro valido ausilio all’esplorazione, sono completamente insufficienti.

Pro

  • Intrigante l'idea di interpretare e vivere le esperienze di una cieca...

Contro

  • ...ma la realizzazione complessiva è carente sotto ogni aspetto

Commento finale

Perception aveva un obiettivo ambizioso, che purtroppo ha mancato in pieno. Tempo addietro ho giocato a Dark Echo, un gioco minimalista ma dal grande impatto, nel quale, come in Perception, si dovevano utilizzare i suoni per avanzare nei vari livelli. Nonostante la sua semplicità, l'ho trovato senza dubbio molto più appassionante e terrificante. Questo perché Perception non riesce a creare una vera empatia tra la protagonista e il giocatore, che si sente più annoiato che spaventato e partecipe delle vicende di Cassie. Tecnicamente scarso, con un avversario che induce frustrazione invece che orrore, con una struttura carente sia come trama che come esplorazione, Perception è un gioco che merita di rimanere nell'oscurità.
4

Brutto

Digital dreamer, videogames addicted, wannabe Jedi.
An old player that is still capable of wonder.

Password Persa

Sign Up