Nioh – La fine di un’era…

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Nioh è stato senza dubbio un titolo che ha sorpreso pubblico e critica. Uscito il 7 Febbraio, un giorno dopo il mio compleanno, è riuscito nella difficile impresa di conquistare chi vedeva in lui poco più di un soul-like in salsa giapponese. Le demo che hanno preceduto il suo rilascio, sebbene presentassero diverse imperfezioni, mostravano già gli elementi chiave di quello che sarebbe stato una delle grandi sorprese dell’anno. Ma cosa rende Nioh un titolo così meritevole?
La chiave del suo successo a mio parere va ricercata nell’equilibrio tra le sue varie componenti, il cui valore complessivo è decisamente superiore alla somma delle parti.

Un’era di guerre

L’epoca Sengoku era una scelta praticamente obbligata per ambientare questo titolo. Iniziata nel 1467 con la guerra di Onin, questo periodo ha visto il collasso dello shogunato Ashikaga (avvenuto nel 1573) e l’inizio di un complessa serie di battaglie volte all’unificazione del paese sotto un’unica figura. Numerosi personaggi hanno preso parte alle complesse battaglie che hanno caratterizzato i 148 anni seguenti tra i quali spicca senza dubbio la figura di Nobunaga Oda, responsabile della deposizione di Ashikaga Yoshiaki. Nobunaga era una figura emblematica, brutale nella sua conquista del Giappone e nello schiacciare qualunque opposizione, al punto di guadagnarsi una reputazione che sconfinava nel demoniaco. L’ascesa di Nobunaga fu interrotta bruscamente nel 1582 quando il suo luogotenente Akechi Mitsuhide attacco il suo stesso signore ad Honno-ji. Ancora oggi nessuna sa di preciso cosa spinse Akechi a rivoltarsi contro Nobunaga, ne quale sia stata l’effettiva causa della morte di quest’ultimo. La ribellione di Akechi però ebbe vita breve, e nello stesso anno viene sconfitto da Hideyoshi Toyotomi, ansioso di vendicare la morte del suo signore Nobunaga. Grazie alle precedenti conquiste Hideyoshi riesce rapidamente a riunificare una buona parte del paese, venendo rapidamente riconosciuto come degno successore di Oda. Il dominio del clan Toyotomi però inizia a venire meno dopo la morte di Hideyoshi nel 1598 e l’ascesa di quello che diventerà lo Shogun Tokugawa, Ieyasu. Anch’esso alleato di Nobunaga in precedenza, Ieyasu si lancia in una lotta spietata contro il clan Toyotomi che culmina nella campale battaglia di Sekigahara, dove Ieyasu sconfigge il grosso delle truppe nemiche. Nonostante questa vittoria si dovrà attendere il 1615 e l’assedio di Osaka per vedere la fine della guerra e con essa del burrascoso periodo Sengoku. In questo complesso scenario (che vi consiglio di approfondire perché particolarmente interessante) vestiremo i panni di William Adams, navigatore inglese ritenuto il primo britannico a raggiungere il Giappone nel 1600. Portato alla corte di Tokugawa, William stringerà una profonda amicizia con il futuro Shogun (si dice che durante la battaglia si Sekigahara vennero usati i cannoni della nave di William, il Liefde, contro i nemici) diventando così uno dei primi samurai di origine occidentale.

Spettatore straniero

Naturalmente il William del titolo si discosta dalla figura storica che lo ispira, ma mantiene quello che forse è l’aspetto chiave del personaggio: il suo essere straniero. William non è un giapponese ed arriva nella terra di Zipangu (come all’epoca l’occidente chiamava il Giappone a causa del nome usato da Marco Polo ne Il Milione) quando la burrascosa epoca Sengoku sta giungendo alla conclusione. La sua peculiare posizione lo rende quindi un punto di vista ideale per il giocatore, estraneo a questi eventi ma suo malgrado con un ruolo da svolgere in essi. Le numerose figure storiche che andremo ad incontrare (e nella maggior parte dei casi a sconfiggere), sono complesse ed enigmatiche, i loro comportamenti dettati dal complesso codice d’onore che domina la filosofia dei samurai. Saremo testimoni della fine di numerosi gradi condottieri dell’epoca, senza però sferrare il colpo di grazia a nessun di loro, mantenendo un certo equilibrio storico nonostante l’introduzione dell’elemento sovrannaturale. Il folklore giapponese si integra meravigliosamente con lo sfondo storico e l’utilizzo della magia dell’Amrita, fulcro della missione di William, diventa una sorta di ultima risorsa per gli sconfitti, disposti a sacrificare il proprio onore rivolgendosi a questi oscuri poteri pur di riuscire ad ottenere la vittoria finale e mettere fine alle guerre. Il peculiare concetto di guerra per la pace, particolarmente caro alla filosofia dell’epoca, appare di difficile comprensione sia per il giocatore che per il suo alter ego. Nonostante il suo contributo sia fondamentale in più di un momento il nostro eroe rimane fondamentalmente un testimone degli eventi, i cui obbiettivi si intersecano con quelli delle figure storiche presenti. La scelta di utilizzare personaggi realmente esistiti si rivela quindi vincente, e permette una caratterizzazione considerevole di vari npc che popolano il titolo.

La via della spada

Il sistema di combattimento di Nioh rappresenta senza dubbio uno dei suoi principali punto di forza. Nonostante in superficie possa apparire simile a quello dei vari soul like, bastano poche ore di gioco per rendersi conto della notevole profondità che lo caratterizza. Ogni tipo di arma è legata ad un suo particolare stile di gioco sia essa la rapida Kurigasama, che con il suo ampio parco di tecniche è in grado di rispondere efficacemente a quasi ogni situazione, o la pesante Odachi che dietro ai suoi colpi possenti nasconde in realtà un move set molto tecnico in grado di sorprendere l’avversario con i suoi rapidi cambi si impugnatura. Concentrarsi su di un’arma e padroneggiarla diventa quindi una sfida che necessita costanza e dedizione, un processo di sviluppo che va al di là della spesa dei punti nelle statistiche. Il combattimento di Nioh è al tempo stesso frenetico e ragionato, grazie al suo sistema di recupero del Ki che premia i colpi precisi e le pause di recupero. L’attesa davanti all’avversario in guardia diventa un momento di valutazione strategica, dove decidiamo quale tecnica utilizzare in base alle rispettive armi ed impugnature, pronti a sferrare colpi mirati prima di tornare in posizione difensiva. L’equilibrio tra offesa e difesa diventa ancora più importante quando i nostri nemici saranno i sovrannaturali Yokai, dotati di una peculiare meccanica che gli permette di rigenerare il Ki a discapito del nostro e capaci di devastanti attacchi. La varietà di tecniche utilizzate e le loro capacità offensive rendono gli Yokai avversari temibili, in grado di sfruttare ogni errore del giocatore per mettere prematuramente fine alla nostra avventura anche con equipaggiamenti avanzati e statistiche elevate. Forse le abilità del giocatore vengono eccessivamente messe alla prova durante le numerosissime boss battle, che troppo spesso degenerano in fastidiosi trial ed error alla ricerca della tecnica ideale per superare la sfida davanti a noi, elemento caratterizzante delle produzioni del team.

La fine è solo l’inizio

Una critica che è stata spesso mossa nei confronti di Nioh è la scarsa rigiocabilità se paragonato a titoli come Dark Souls. La realtà però è che Nioh offre un tipo di esperienza sensibilmente diversa. La sua struttura a singoli livelli rende possibile rigiocare solamente le missioni che abbiamo preferito senza doverci obbligatoriamente impegnare in quelle che ci attirano di meno o che sarebbero troppo lunghe. La presenza di numerose missioni secondarie fa si che terminata la trama principale abbiate ancora diversi incarichi da portare a termine e le difficoltà aggiuntive che si sbloccano al suo completamento garantiscono un nuovo livello di sfida per i giocatori più esigenti e l’occasione ideale per dedicarsi al gioco in modalità cooperativa. A questo si aggiungono i 3 dlc pubblicati in seguito, che chiudono degnamente la saga dell’epoca Sengoku ed aggiungono nuove armi, armature ed abilità al già corposo arsenale del titolo. Con l’ultimo dlc inoltre è stata introdotto l’Abisso, una modalità che prevedere una serie di livelli a difficoltà crescente che rappresenta la sfida definitiva per ogni giocatore del titolo. Ogni livello è composto da una zona sicura iniziale da cui sarà possibile accedere al boss a guardia dell’area. Affrontare direttamente quest’ultimo però si rivela un compito arduo a causa delle penalità presenti in ogni zona. Per rimuoverle dovremo prima affrontare 4 segmenti presi da altri scenari del gioco per poi sfidare il boss finale e passare quindi al livello successivo. La presenza di obbiettivi chiari, la possibilità di valutare se rischiare ed affrontare direttamente il boss o investire tempo per semplificarsi la vita, unita alle cospicue ricompense lo rende un ottimo contenuto ripetibile per l’end-game di questo titolo, riuscendo in quello che Bloodborne tentava di fare con i suoi Calici.

Addio e grazie

Con l’uscita dell’ultimo DLC, il team ha messo la parola fine alla saga di William (che storicamente morì pochi anni dopo l’assedio di Osaka). Nioh è stato senza dubbio una delle più grandi rivelazioni di quest’anno videoludico, grazie all’enorme impegno profuso dai suoi sviluppatori nella realizzazione e nella creazione del suo gameplay. Questo lo porta allo stesso livello del titolo da cui prende ispirazione, consacrandolo come unica effettiva alternativa ai Souls senza però risultarne una  semplice copia ma usandolo come base per creare qualcosa di unico ed innovativo. Nioh è un acquisto immancabile nella softeca di qualunque amante del genere e non dovrebbe essere sottovalutato da ogni possessore di PlayStation 4.

Quindi non esitate ed imbarcatevi anche voi con Nioh, il viaggio varrà assolutamente il tempo che gli dedicherete. E’ ancora disponibile sulle nostre pagine la recensione di Nioh.

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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