Never Ending Man – Hayao Miyazaki – Recensione

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7.5

Buono

Settembre 2013. Hayao Miyazaki, uno dei più grandi registi, animatori, e sceneggiatori del panorama cinematografico giapponese, annuncia il suo ritiro dal mondo del cinema. Dopo aver concluso e lanciato nelle sale la sua ultima fatica, Si alza il vento, il Maestro dichiara, durante un’intervista, di aver deciso di abbandonare per sempre l’animazione a causa della fatica derivante dall’incessante lavoro.

Sarà davvero così? Il 2013 è davvero il punto di non ritorno? Miyazaki si è davvero ritirato per sempre dal mondo dell’animazione, oppure qualcosa lo spingerà a tornare?

Durante il Lucca Comics and Games 2017, grazie a Nexo Digital e Dynit, abbiamo avuto la possibilità di ammirare, in anteprima italiana, Never Ending Man – Hayao Miyazaki, il documentario del regista Kaku Arakawa, che ci svela i retroscena, i segreti, le emozioni e il dietro le quinte dei capolavori del più grande maestro dell’animazione di tutti i tempi.

Never Ending Man – Hayao Miyazaki arriverà nelle sale italiane il 14 Novembre, in un appuntamento speciale organizzato e sponsorizzato da Nexo Digital, durante il quale i fan potranno osservare con i loro occhi la vita e i segreti di Miyasan. La scintilla risplenderà ancora negli occhi del Maestro? Scopriamolo insieme.

Ritenuto uno dei più influenti animatori della storia del cinema e secondo molti il più grande regista d’animazione di tutti i tempi, Hayao Miyazaki è senza alcun dubbio un uomo dalle mille sfaccettature ed imprevedibile. Un personaggio che ha cambiato, in oltre 35 anni di lavoro e dopo svariati film tra cui La Città Incantata e Il Castello Errante di Howl (prodotti dallo Studio Ghibli), il mondo dell’animazione per sempre: non solo grazie ad una creatività e ad una passione mastodontiche, ma anche grazie a dedizione, fatica e sudore per un lavoro che ha amato per tutta la vita e dal quale solo la morte lo avrebbe potuto strappare.

Fortunatamente, il Maestro è ancora vivo e vegeto, e nel documentario Never Ending Man lo vediamo combattere con un mostro ancora più spaventoso della morte: la vecchiaia. Miyasan, dopo il ritiro ufficiale dal mondo del cinema avvenuto nel 2013, sembrava deciso a smettere di disegnare e produrre arte. Nonostante questa convinzione e la dichiarazione pubblica alla stampa, nel corso degli anni successivi, impazientemente e incessantemente il Maestro ha continuato a fantasticare con la mente, continuando a creare luoghi fantastici e storie incredibili, fino a che non ha deciso di tornare a disegnare.

Il regista Kaku Arakawa, in un documentario amatoriale, ha seguito, passo dopo passo, le vicissitudini, le difficoltà, e i dubbi che hanno afflitto il maestro Miyazaki in questi ultimi 3 anni, dopo aver preso la difficile decisione di sfidare la fatica e la vecchiaia per tornare finalmente alla sua più grande passione, l’animazione. Il documentario, che dura circa 70 minuti, ci mostra il percorso tortuoso e tutto in salita che sta portando il Maestro verso il suo obiettivo finale: superare tutti i suoi limiti per creare qualcosa di meraviglioso e mai visto prima. La strada che porta a Boro the Caterpillar (questo sarà con molta probabilità il titolo del suo nuovo film, previsto non prima del 2020) è ancora lunga, ma la tenacia e la determinazione di Miyasan sono ben evidenti in questo immersivo documentario, che ci mostra con tutto il realismo tipico di queste produzioni, la grande volontà e l’energia del Maestro nel portare a termine il suo lavoro.

Never Ending Man – Hayao Miyazaki

Ovviamente, come ci può aspettare e come è possibile ammirare nel documentario, i momenti di incertezza non mancano, anzi, sono molto più frequenti di quanto si potrebbe sospettare. Miyazaki, in tutta la sua semplicità e con tutta la naturalezza possibile, ci mostra attraverso i suoi gesti quotidiani, i suoi patemi d’animo e le sue difficoltà artistiche, che anche un uomo del suo calibro è pieno di dubbi, di incertezze, e difetti. Minuto dopo minuto, la pellicola ci avvicina sempre di più al Maestro, in un turbinio di emozioni, positive e negative, e in un viaggio interiorizzante, dove anche un semplice tramonto o una vista meravigliosa può risollevarci dai problemi della vita.

Sebbene le emozioni siano il cardine di questo documentario, è impossibile non sottolineare l’intollerabile realizzazione di questa pellicola, con pessime inquadrature e con un montaggio che rasenta l’approssimazione più totale. Per quanto riguarda il doppiaggio, ci asteniamo dal dare un giudizio, visto e considerato che l’anteprima italiana era in lingua originale sottotitolata in italiano.

Tornando al nocciolo del discorso, è sicuramente interessante vedere anche il lato più tagliente e pretenzioso del maestro, che non si risparmia mai, soprattutto quando si tratta di pretendere tutto dai propri collaboratori: ogni errore viene ripreso e messo a giudizio, corretto e criticato, senza scampo per i suoi sottoposti, che non possono far altro che inchinarsi di fronte alla sprezzante e inamovibile ricerca dell’eccellenza di Miyasan. In un particolare momento il Maestro arriverà persino a definirsi incapace di trovare un erede che possa succederlo, perché nello Studio Ghibli ha finito per divorare tutta la creatività e la passione dei suoi collaboratori.

Tutto cambia quando, raggiunta la consapevolezza che non è possibile raggiungere la perfezione continuando a produrre in tecnica tradizionale, il Maestro decide di affacciarsi su un mondo completamente nuovo e inedito per lui, ovvero la CGI. Il Maestro incontra alcuni dei più promettenti programmatori giapponesi e forma un team che possa aiutarlo nel comprendere e sfruttare a pieno tutte le qualità e le possibilità che offre la computer grafica. Nonostante questo, il Maestro è insoddisfatto, e si ritrova ad affiancare alla CGI le sue tavole disegnate a mano, capendo finalmente quello che deve fare per non perdere la speranza e continuare a lavorare con passione e volontà. Per superare la paura e il terrore della vecchiaia e della morte che ne consegue, Miyasan non può fare altro che continuare a lavorare incessantemente, perché altrimenti, la noia e il tedio di una vita senza lavoro, lo porterebbero in un abisso buio e invalicabile.

Commento finale

Never Ending Man – Hayao Miyazaki è un documentario essenziale. Se dal punto di vista tecnico e registico risulta incredibilmente carente, qualitativamente parlando, per quanto riguarda i contenuti ciò che lo spettatore si porta dietro è uno spaccato di vita estremamente educativo. Il regista Kaku Arakawa ci mostra le incertezze e le paure di un personaggio dai mille volti e dall’estro artistico inimmaginabile: 70 minuti di intensa tensione emotiva, dove lo spettatore entra di petto nella vita di un vecchio uomo alle prese con le difficoltà che la vecchiaia gli sbatte in faccia. Un viaggio spirituale nella vita di un lavoratore instancabile e intransigente, che prima della fine esaudirà il suo più grande desiderio: realizzare qualcosa di meraviglioso e mai visto prima. Un documentario imperdibile per tutti i fans dello Studio Ghibli e del grande Maestro Hayao Miyazaki.
7.5

Buono

Francesco warfra Lorenzoni

Un ragazzo come tanti che vuole trasformare le sue passioni in un lavoro.

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