Naruto to Boruto: Shinobi Striker – Recensione

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Dopo oltre un decennio di prodotti dedicati al biondo shinobi nato dal pennino del fumettista giapponese Masashi Kishimoto, Bandai Namco decide di rompere il sodalizio con Cyberconnect2 per dedicare ai ninja del villaggio della foglia un nuovo (e ultimo?) progetto, tutto rivolto all’attenzione della scalpitante massa di giocatori pronti a sfidarsi in rete. 

Ed è così che dagli studi giapponesi del team Soleil Ltd. arriva oggi a noi Naruto to Boruto: Shinobi Striker, un titolo di scontri all’ultimo kunai scagliati da due squadre composte da 4 guerrieri, il tutto nel segno di un’operazione che sembra essere stata ricalcata sul popolarissimo Dragon Ball Xenoverse, forse nel (vano?) tentativo di ripeterne il successo.

In questo nuovo videogioco dedicato al marchio Naruto, infatti, è finalmente concessa al giocatore la libertà di plasmare un proprio avatar scegliendone sesso, aspetto, peculiarità estetiche e ovviamente tecniche di combattimento. A differenza del citato DB Xenoverse di Dimps, tuttavia, questo nuovo titolo per PS4, Xbox One e PC è ambientato negli anni dell’adolescenza di Boruto, il figlio di Naruto, ora protagonista di una nuova serie anime tutta sua. Scopriamo fin da subito che grazie alle meraviglie della scienza – e un piccolo sforzo per mantenere la sospensione dell’incredulità – è possibile allenarsi con eroi del passato sfruttando la realtà virtuale e dati raccolti dagli shinobi. Questo è chiaramente lo stratagemma narrativo che la compagnia giapponese ha dovuto sfoderare per permettere ai giocato di rivivere alcuni scontri storici della serie e rivedere in carne ed ossa alcuni volti ormai appartenenti al passato. 

Dalla vecchia alla nuova generazione

L’ossatura messa in piedi dal team Soleil è quella di un picchiaduro a squadre che si svincola da quanto visto nella serie Naruto Ultimate Ninja Storm, apparendo quindi fresca, innovativa e assicurando una buona libertà di movimento grazie a controlli responsivissimi; il titolo in questione è forse uno dei pochi (se non l’unico) in grado di tradurre in modo praticamente perfetto il dinamismo degli scontri e l’agilità dei movimenti dei protagonisti della serie animata. Purtroppo, al netto di un’azione spesso velocissima, quando ci si trova a dover fronteggiare gruppi di nemici bisogna fare i conti con una telecamera non sempre in grado di tenere il passo dell’azione su schermo e di un sistema di lock on sugli avversarsi che fa acqua da tutte le parti. Al giocatore viene richiesto di scegliere una fra quattro classi di specializzazione per il proprio avatar e a seconda di quanto optato si potranno equipaggiare determinate tecniche apprese a suon di esperienza maturata di missione in missione (o semplicemente giocando online). Per poter personalizzare lo stile di combattimento del proprio personaggio basterà quindi scegliere un maestro fra i diversi volti famosi provenienti dalla serie animata e successivamente macinare progressi ad ogni missione portata a termine sotto lo sguardo severo del proprio sensei (anche se mancano alcuni volti noti). Come è stato fatto notare in precedenza, tuttavia, le mosse dei singoli ninja sono sì tutte collezionabili, ma equipaggiabili solo se subordinate a specifiche classi: questa scelta di fatto mina la libertà di personalizzazione del proprio shinobi, che non può fare altro che declinarsi ad una specifica specializzazione senza avere la possibilità di ibridare tecniche di scuole differenti. Anche ogni vestito e accessorio con il quale è possibile personalizzare l’aspetto del proprio ninja nasconde dietro la propria stravaganza un effetto passivo da non trascurare, e al momento non è possibile bypassare la cosa come invece è possibile fare in Dragon Ball Xenoverse; anche raccogliere specifici pezzi di equipaggiamento è reso impossibile visto che gran parte di questi sono tenuti in ostaggio da un sistema di lootboxes – fortunatamente acquistabili solamente con valuta in-game – o consegnati al giocatore come ricompensa per aver portato a termine determinate missioni. Non solo le loot boxes consegnano al giocatore un oggetto casuale a seconda del grado di rarità, ma è praticamente scontato ritrovarsi tra le mani doppioni dello stesso pezzo di equipaggiamento dopo solamente qualche minuto di gioco.

Considerando il palese accento posto a favore degli scontri in rete, non è poi così sorprendente venire a sapere che Naruto to Boruto: Shinobi Striker non presenta un grande quantitativo di contenuti single player; bastano infatti solamente poco più di un paio di ore per accorgersi che i compiti proposti ai giocatori solitari – ma affrontabili, facoltativamente, anche in rete – non solo non seguono alcuna linea narrativa, ma finiscono ben presto per ripetersi semplicemente a livelli di sfida maggiore. Quel che è meno comprensibile è invece notare che anche la modalità online non presenta le tipiche convenzioni strutturali a cui titoli di questa tipologia ci hanno ormai abituato. Il gioco non prevede alcun tipo di matchmaking intelligente e non solo crea gruppi di giocatori senza tenere conto di una diversificazione delle classi (come invece non accade in Overwatch) e dell’esperienza maturata (così da finire per far scontrare giocatori alle prime esperienze con veterani), ma il netcode e la solidità dell’esperienza non si dimostrano altrettanto all’altezza: nel momento in cui scriviamo non è raro incappare in situazioni di rallentamenti piuttosto evidenti (invero anche in single player) e freeze della partita che portano la console a riavviare il gioco. Online se non altro sono proposte diverse variazioni del gioco squadre, ma nessuna che contempli lo scontro 1 vs 1 e, vista l’inesistenza di un matchmaking intelligente, il livello di sfida di questi è del tutto casuale. 

Infine, Bandai Namco e Soleil hanno optato per uno stile grafico in cel shading acquarellato che si distanzia nettamente da quello simil-anime dei prodotti precedenti sviluppati da Cyberconnect2, donando a Naruto to Boruto: Shinobi Striker un’identità visiva immediatamente riconoscibile e più vicina alle illustrazioni tipiche delle copertine dei volumetti del fumetto più che ai cel della controparte animata. Il risultato è soddisfacente, ma anche in questo senso è doveroso segnalare che a parte un hub iniziale – al momento piuttosto desolato su PS4 – e una manciata di arene, il gioco non propone molto di cui innamorarsi. Comparto audio nella norma, composto per lo più da melodie orientaleggianti e dal ritmo sostenuto ispirate a quanto sentito nell’adattamento animato di Studio Pierrot, mentre il doppiaggio, presente in lingua inglese e giapponese, brilla soprattutto per la performance degli attori nipponici.

Pro

  • Naruto to Boruto: Shinobi Strikers è un esperimento tutto sommato interessante, sostenuto da un’identità visiva ben definita e da un’ossatura ludica che pur rifacendosi a Dragon Ball Xenoverse, propone un’azione di gioco estremamente fedele a quanto visto nella serie animata. Purtroppo l’esecuzione del tutto rimane davvero poco convincente, sia dal punto di vista qualitativo che da quello della quantità dei contenuti effettivamente presenti nel gioco (comunque venduto a prezzo pieno), ma rimane interessante vedere come questa compagnia abbia buttato le fondamenta di qualcosa di nuovo che potrebbe effettivamente evolvere in un ipotetico sequel o in seguito ad una massiccia quantità di aggiornamenti.
  • Buona la personalizzazione del proprio ninja…

Contro

  • …ma limitata da alcune scelte di game design piuttosto opinabili
  • Mancanza cronica di contenuti
  • Comparto online meno evoluto di quanto dovrebbe
  • Alcuni bug (che potrebbero essere risolti nei mesi successivi)

Commento finale

Naruto to Boruto: Shinobi Strikers è un esperimento tutto sommato interessante, sostenuto da un’identità visiva ben definita e da un’ossatura ludica che pur rifacendosi a Dragon Ball Xenoverse, propone un’azione di gioco estremamente fedele a quanto visto nella serie animata. Purtroppo l’esecuzione del tutto rimane davvero poco convincente, sia dal punto di vista qualitativo che da quello della quantità dei contenuti effettivamente presenti nel gioco (comunque venduto a prezzo pieno), ma rimane interessante vedere come questa compagnia abbia buttato le fondamenta di qualcosa di nuovo che potrebbe effettivamente evolvere in un ipotetico sequel o in seguito ad una massiccia quantità di aggiornamenti.
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C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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