Life is Strange: Before the storm – Episodio tre: L’inferno è vuoto – Recensione

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Siamo infine giunti al capitolo conclusivo di questa mini serie, con l’episodio che aveva l’arduo compito di concludere degnamente questa breve stagione di Life is Strange. Non era un compito facile riuscire in così pochi episodi a costruire una storia che non sfigurasse se paragonata a quella del cult creato dai DONTNOD, ma i Deck Nine hanno saputo toccare le corde giuste e dopo un primo capitolo non proprio esaltante sono stati in grado di regalarci un ottimo secondo episodio.
Purtroppo con il terzo capitolo le cose non sono andate così bene.

Parlare dei vari eventi di questo episodio finale senza fare spoiler è praticamente impossibile, per via della sua ferrea volontà di chiudere tutti i filoni narrativi presentati. La rivelazione che occupa la prima parte del capitolo paradossalmente rappresenta anche il suo climax emotivo, elevando il rapporto tra Chloe e Rachel come unico focus narrativo della storia. Chloe deve fare i conti con la trama di bugie che la circonda, una rete dove solo il profondo legame con Rachel sembra capace di guidare le sue azioni e farle capire come a volte la verità possa non bastare a sistemare le cose. Questa “semplice” lezione, portata alle sue più estreme conseguenze dagli eventi del gioco, ci mostra finalmente una Chloe più matura che riesce a mettere da parte i suoi profondi conflitti interiori per aiutare Rachel. Dovremo quindi accantonare molta dell’irruenza che ha caratterizzato i primi episodi, accettando compromessi morali dalle conseguenze potenzialmente disastrose. La scelta finale, anche se più semplice di quella presente alla fine della scorsa stagione, ci mette davanti ad una decisione molto più ambigua e riflessiva con cui non sarà comunque facile convivere in futuro. Un futuro che a dirla tutta appare lievemente fuori fase, con alcuni personaggi ed eventi che stridono in modo più o meno mancato con le loro controparti passate. La fin troppo silenziosa scomparsa di Rachel, evento catalizzatore delle avventure di Max e Chloe, appare decisamente fuoriluogo adesso che conosciamo la sua famiglia e quello che è in grado di fare per proteggere la figlia.

La storia si rivela quindi il punto debole della produzione, non soltanto sul fronte della coerenza narrativa ma anche in quello delle sue tempistiche. Non si può negare infatti che ci sia un problema di progressione della storia all’interno della stagione, che concentrandosi sulla costruzione del rapporto tra Chloe e Rachel fallisce nello sviluppo delle storyline che le circondano. I nuovi personaggi presentati mancano dello screen time necessario per creare la giusta empatia nel giocatore, sensazione peggiorata dalla sfilata di eventi che ne chiudono le storie in un modo frettoloso e quasi forzato in alcuni casi. Un esempio lampante di questo è Elliott, che da personaggio totalmente secondario e grandemente ignorato in passato, finisce per essere vittima accidentale degli eventi che ingloriosamente impacchetta le sue cose e sparisce tra i titoli di coda. Allo stesso modo la volontà di dare una chiusura alla storia dei fratelli North porta all’inserimento di una scena che stona pesantemente con il feeling emotivo del momento, dando la sensazione che il team volesse cercare di dire molto di più di quanto effettivamente aveva da dire. La narrazione avrebbe sicuramente beneficiato di una distribuzione degli eventi più ponderata o meglio ancora di un paio di episodi extra, in modo da diminuire l’enorme pressione generata dal rapporto tra le protagoniste lasciando così spazio al resto del cast.

In fin dei conti però è proprio questo il vero soggetto della narrazione, e su questo fronte i ragazzi di Deck Nine hanno fatto un lavoro magistrale tratteggiando una relazione intensa e potente che lega in modo indissolubile le parti coinvolte. Se la storia dei DONTNOD ci mostrava quell’adolescenza impacciata ed alla ricerca del suo posto nel mondo, quella dei Deck Nine mostra invece la rabbia di chi sente di essere intrappolato nel posto sbagliato e cerca disperatamente di scappare anche a discapito di chi lo circonda. Il lavoro di costruzione dei due personaggi principali è senz’ombra di dubbio al pari degli studi più blasonati e fa guadagnare credito a tutto lo studio.

COMMENTO FINALE TERZO EPISODIO – Questo terzo episodio conferma la paura che aveva suscitato in me il primo e che nemmeno l’ottimo secondo episodio aveva totalmente scacciato, quella dell’assenza di una vera narrativa che mandasse avanti la stagione. La storia infatti appare poco incisiva e fin troppo frettolosa, complice una narrazione che soffre sotto i ristretti limiti temporali imposti dalla sua natura episodica e che fatica a suscitare interesse. Al tempo stesso però questo episodio conferma i punti di forza visti in precedenza, tratteggiando con maestria la profonda inquietudine dell’adolescenza aiutato da un sapientissimo uso di musiche e fotografia.

Pro

  • La parte iniziale è particolarmente suggestiva
  • Ottimo uso della fotografia

Contro

  • La narrazione è troppo frettolosa e superficiale
  • Diverse incongruenze relative ad eventi e personaggi futuri

Commento finale

Visto nella sua interezza Before the Storm è un'opera che lascia l'amaro in bocca. Nel lavoro dei Deck Nine si vede distintamente la passione e la volontà di rappresentare la turbolenza dell'adolescenza, ma il risultato finale è un titolo acerbo che ad un episodio particolarmente evocativo ne affianca due che lasciano numerosi dubbi al giocatore circa la bontà della produzione. L'inconsistenza della narrazione impedisce al titolo di brillare come meriterebbe penalizzando l'ottimo lavoro fatto nella rappresentazione del rapporto tra le protagoniste.
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Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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