La Torre Nera – Recensione

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6.5

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Quando si parla di trasposizioni cinematografiche di opere letterarie, mi sento parte di quella categoria di persone che si emoziona ed è elettrizzata all’idea di poter vedere sul grande schermo personaggi e luoghi che fino a quel momento si trovavano solo nell’immaginazione del singolo.

Lo stesso è successo con “La Torre Nera”, film ispirato alla serie di libri fantasy scritta da Stephen King e che uscirà nelle sale italiane il prossimo 10 Agosto.

Sono una fan accanita di questo genere e non posso non consigliare vivamente la lettura di tutti e otto i volumi. Ma è proprio per i più affezionati alla saga letteraria che è subito necessaria una premessa: il film non è una trasposizione fedele de “L’ultimo cavaliere” e nemmeno un riassunto complessivo della serie. Trattasi, invece, di un’avventura successiva alla conclusione della storia, con elementi e riferimenti alla stessa.

“La Torre sorge tra la luce e l’oscurità.”

Che cos’è la Torre Nera? Una costruzione posta al centro dell’universo, collegamento e tutela di tutti i mondi dai demoni bloccati all’esterno.

Il giovane Jake Chambers ha visioni continue della torre, affiancata dalla figura dell’uomo in nero e del pistolero. Quando scopre che tutto ciò che crede di sognare in realtà esiste, il ragazzo trova un portale magico che dal Mondo Cardine (la Terra) lo trasporta nel Medio-Mondo.

Qui, incontra proprio il pistolero delle sue visioni: Ronald Deschain, che lo prende sotto la sua ala conducendolo verso la scoperta del significato dei suoi poteri. Intanto, la lotta contro l’Uomo in nero, intenzionato a distruggere la torre per controllare le creature demoniache e conquistare l’universo, prosegue tra incantesimi, pallottole e paesaggi in decadimento.

È ben visibile l’intenzione del regista Nikolaj Arcel di creare un’opera che sappia intrattenere tutti, mettendo al centro della scena un bambino coraggioso in grado di far riflettere l’adulto. Le scene d’azione sono state inserite in maniera calcolata e, fortunatamente, non esagerata: da questo punto di vista mi aspettavo una caduta di stile, un agglomerato di inquadrature trash e tamarre che poco hanno a che fare con le atmosfere della storia. Proprio perché vuole arrivare a tutti, punti come la cupezza e la violenza sanguinaria non vengono minimamente calcolati: il dramma che i personaggi affrontano è solo accennato, e smorzato da affermazioni che dovrebbero strappare una risata, ma risultano irrimediabilmente inappropriate. Non posso negare di aver provato dei brividi d’emozione nel vedere per la prima volta il paesaggio del Medio-Mondo lì, davanti ai miei occhi, sullo schermo del cinema.

“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.”

Se dal trailer non ero per nulla convinta di Idris Elba nei panni di Roland, in quanto era stato chiaramente descritto dallo scrittore come l’incarnazione su carta di Clint Eastwood, l’attore si è invece dimostrato adatto per interpretare un personaggio tanto complesso. Le mie perplessità non erano focalizzate sulle capacità di un brillante professionista come lui, ma piuttosto sul modo in cui avrebbero rappresentato il pistolero sul grande schermo: Nikolaj Arcel e gli altri sceneggiatori sono riusciti, con mia sorpresa, a riprodurre un’idea generale della sua caratterizzazione, dandogli modo di avere una personale evoluzione.

Lo stesso, purtroppo, non si può dire dell’uomo in nero di Matthew McCounaghey. L’attore si è divertito nella parte del crudele cattivo, mostrando il lato del personaggio più viscido e inquietante, ma è stato descritto solo superficialmente e marcato a mero villain in lotta per il potere. Considerata l’importanza di una figura come la sua, ricorrente in diversi modi in altre opere scritte da Stephen King, c’è molto su cui lavorare: di nuovo, hanno mostrato solo la punta dell’iceberg.

“Colui che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di suo padre.”

Il discorso vale anche per la rappresentazione del Medio-Mondo: componenti come le creature, la simbologia e la cultura create per arricchire e rendere credibile l’ambientazione fantasy de “La Torre Nera” sono talmente vaste e complesse che 95 minuti di film non possono bastare, nemmeno solo per presentarle al pubblico. L’elemento western è stato modernizzato, e si sposa perfettamente con il richiamo al post-apocalittico: il deserto e il parco di divertimenti abbandonato ne sono l’esempio più lampante.

Sarebbe stato meglio ideare subito una serie tv, per meglio entrare nel dettaglio e approfondire le vicende? Forse, ma è vero anche che il margine d’errore sarebbe stato anche maggiore.

Solo di recente ho iniziato a godermi la visione di pellicole che non seguono pedissequamente il romanzo da cui sono tratte, motivo per cui non condanno del tutto il film in questione. Nonostante questo, però, ci sono degli elementi che andrebbero per forza riportati come fondamenta da cui partire, per non far crollare tutto ancora prima di iniziare. Perché diciamocelo: i primi a cui il film è rivolto sono sicuramente coloro che già conoscono e amano La Torre Nera; non si può vivere di rendita pensando che comunque i fan andranno al cinema a vederlo. L’aspettativa è in genere molto alta e non vedo motivo per cui debba essere sempre demolita con interpretazioni degli eventi campate per aria, senza una vera motivazione.

Ma è un discorso che può essere fatto anche all’inverso, non condannando a priori una pellicola perché non fedele in ogni minimo dettaglio all’originale. Nikolaj Arcel ha creato una storia che, a sé stante, ha un filo conduttore sensato e lineare e che giunge alla fine senza particolari intoppi.

Di film pessimi ispirati ad altro ce ne sono, ma questo non è il caso de “La Torre Nera”, che con semplicità sa presentarsi al pubblico. Spero solo che un secondo film non trasformi tutto nel completo disastro che, non nego, s’intravede in fondo all’orizzonte.

Commento finale

Un bel film, ma incapace di rimanere a lungo nella mente e nel cuore del pubblico. Amato per l’ambientazione decadente e gli easter-egg sparsi qua e la, odiato per i soli accenni al mondo ideato da King. La breve durata della pellicola e il basso budget hanno sicuramente influito negativamente. Non rende giustizia alla serie di Stephen King, ma è un modo come un altro per incuriosire e avvicinare gli spettatori all’opera originale, di gran lunga superiore in quanto a qualità. Rimaniamo in attesa dei film successivi e della serie tv spin-off recentemente annunciata.
6.5

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