La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra – Recensione

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8.6

Ottimo

Quando diversi anni fa Monolith Productions mostrò i primi video de La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor furono in molti a non vederlo di buon occhio, principalmente perché a prima vista sembrava una scopiazzatura di Assassin’s Creed e Batman Arkham in quanto a dinamiche e animazioni. Quando però il titolo uscì nel 2014 risultò chiaro che sì, l’ispirazione e gli elementi in comune c’erano, ma grazie soprattutto all’innovativo Nemesis System che si incastrava con un setting piuttosto ardito, L’Ombra di Mordor si rivelò un open world più che buono.

A tre anni di distanza Monolith Production rilascia finalmente L’Ombra della Guerra, un seguito sicuramente atteso, e lo fa con la chiara intenzione di prendere gli elementi del titolo originale (limitato dal suo status cross-gen) ed espanderli.

Il gioco inizia con un classico sunto del precedente capitolo, raccontandoci come il protagonista Talion, capitano ramingo di guardia al Cancello Nero di Mordor, sia stato ucciso assieme alla sua famiglia per mano dei servi di Sauron. Rimasto sospeso tra la vita e la morte, il Talion viene quindi abitato e sorretto dallo spirito di Celebrimbor, il celebre elfo che nella Seconda Era forgiò gli anelli che vennero dati ai leader degli uomini, nani ed elfi, per poi venire assoggettati dall’Unico Anello creato da Sauron. L’Ombra di Mordor si chiudeva con Talion che si vendicava del massacro dei suoi cari; ora la sete di vendetta del ramingo e dello spirito dell’elfo si rivolgerà direttamente verso l’Oscuro Signore di Mordor. Il gioco si apre quindi con Celebrimbor che forgia un nuovo Anello del Potere, necessario per poter combattere e sconfiggere la potenza di Sauron e del suo esercito.

Le vicende che seguono si incastrano direttamente nel lasso di tempo che precede gli avvenimenti della trilogia principale e ci mostrano eventi e personaggi interessanti, come la caduta di Minas Ithil che diventerà poi Minas Morgul, sede del Re Stregone di Angmar, leader dei Nazgul; o l’apparizione di Shelob nelle vesti di una donna, che peraltro fungerà da voce narrante delle vicende di Talion. Vale la pena evidenziare che i puristi della lore tolkieniana potrebbero storcere il naso davanti a diverse “licenze poetiche” utilizzate, che comunque esistono nell’ottica di impreziosire l’arco narrativo del gioco in modo interessante.
Se la trama del precedente titolo verteva soprattutto sulla vendetta di Talion, L’Ombra della Guerra si focalizza maggiormente sulla figura di Celebrimbor, affrontando il tema del potere, della sua influenza corruttiva e delle sue varie sfaccettature trasversali ai concetti di bene e male. Ci sono poi altri filoni narrativi paralleli, portati avanti da quest facoltative come i ricordi di Shelob, che ci mostreranno il suo rapporto con Sauron, o le missioni in cui aiuteremo lo spirito della natura Carnan a estirpare gli abomini di Mordor come un colossale Balrog, ecc.
Tenendo presente una progressione “a singhiozzo”, piuttosto fisiologica per un open world, la storia ha un taglio decisamente epico, supportato da una buona regia e fotografia, anche se non si esprime benissimo nella sceneggiatura che soffre di una certa disomogeneità.

Sul piano del gameplay vediamo come la formula originale sia stata estesa e ulteriormente sviluppata. Ancora una volta le meccaniche di base action-adventure vedono un connubio tra esplorazione à la Assassin’s Creed e combattimenti direttamente ispirati dai Batman Arkham, ma con delle migliorie sensibili. Il mondo di gioco è ora più vasto, diversificato e molto più sviluppato in senso verticale, con un level design di edifici e territorio più curato che rende l’esperienza di gioco più diversificata rispetto al passato.
Anche il protagonista Talion è stato maggiormente curato in vari aspetti. Innanzitutto potremo personalizzare il nostro arsenale con parti di equipaggiamento di vari livelli lasciate cadere dagli orchi sconfitti, alle quali poi potremo assegnare gemme che daranno un ulteriore boost aqd alcune statistiche.
Ancora una volta uccidere orchi e completare missioni ci ricompenserà con punti esperienza che ci faranno salire di livello e sbloccare punti abilità, da utilizzare nell’apposito skill-tree di Talion. Oltre ad aver aggiunto nuovi poteri utili e dirompenti, ogni abilità è ora upgradabile in due o tre potenziamenti disponibili; quindi a seconda del vostro stile di gioco o della situazione da affrontare potrete attivare alcuni potenziamenti piuttosto che altri.

L’anima e l’identità del gioco rimane comunque il Nemesis System, anch’esso sviluppato ulteriormente rispetto al predecessore e soprattutto indirizzato verso un focus stavolta più definito: gli assedi. Il gioco ci permette di esplorare diverse regioni (la città di Minas Ithil/Morgul, Cirith Ungol, Núrn, Seregost e Gorgoroth) e in ognuna vi è una fortezza che dovremo strappare dal controllo di Sauron per indebolire le sue forze; ma neanche con tutti i nostri poteri sovrannaturali potremmo fronteggiare da soli un esercito. Il nostro scopo sarà quindi rintracciare i capitani orchi nei vari territori (preferibilmente dopo aver costretto gli orchi Vermi a rivelarci le loro debolezze), affrontarli e convertirli alla nostra causa. Le fortezze inoltre sono difese e potenziate dai comandanti, quindi prima di iniziare il nostro assalto potremo decidere di stanarli e ucciderli, o portare anch’essi dalla nostra parte, in modo da indebolire la fortezza stessa e rendere la nostra conquista più facile. Una volta ultimati i preparativi potremo iniziare l’assedio vero e proprio, in cui dovremo metterci alla testa del la nostra milizia di orchi e conquistare vari punti strategici, e infine vedercela con il reggente per portare a compimento la nostra conquista.
La nuova meccanica è sicuramente appagante e ci pone in una situazione di guerra su larga scala che in qualche modo ci fa sentire all’interno delle epiche battaglie viste nei vari film di Peter Jackson. Anche se le dinamiche generali sono cicliche e sulla carta ripetitive, sono le variabili delle zone e del Nemesis System a rendere il procedimento molto meno prevedibile di quello che si potrebbe pensare. Per fare un esempio: durante le nostre missioni potremmo venire sorpresi da uno o più orchi capitani segretamente sulle nostre tracce, che con la loro presenza potrebbero renderci la vita davvero difficile; anche gli orchi già convertiti potrebbero tradirci e rivoltarsi contro di noi nel momento meno opportuno.

Oltre alle missioni principali ci saranno una carrettata di missioni secondarie e collezionabili che costellano le mappe di gioco, e alcuni di questi – come accennato – conterranno dei mini-filoni narrativi interessanti. Si tratta comunque di obbiettivi che non brillano esattamente per originalità o varietà, ma utili per spingerci a esplorare a fondo le regioni e fare pratica con le varie abilità del protagonista.
Per lunghe sessioni di gioco la ripetitività può farsi sentire, quindi il nostro consiglio è quello di godervelo a “bocconi” non troppo prolungati.

Dove il gioco fa sentire invece maggiormente la ripetitività è nell’endgame. Dopo aver completato la storia principale, potremo continuare a giocare difendendo le fortezze conquistate dalle forze di Sauron. Considerando che le fortezze sono sempre le stesse quattro, e che verranno attaccate ciclicamente ognuna ben cinque volte, è chiaro che non sia esattamente il massimo dell’intrattenimento, anche se questi attacchi saranno via via più difficili da fronteggiare e ci costringeranno a salire di livello e reclutare orchi sempre più potenti per potergli far fronte.

Da segnalare anche le feature online asincrone, in cui potremo vendicare la morte di un nostro amico uccidendo l’orco che lo ha ucciso nella sua partita, oltre che attaccare o difendere le fortezze degli altri giocatori.

Per quanto riguarda il comparto grafico L’Ombra della Guerra fa un buon lavoro, sia sul lato tecnico che nella resa artistica. Il motore grafico del gioco è stato potenziato, e i risultati si fanno vedere sulla qualità dei modelli poligonali e le rispettive texture, oltre alla gestione dell’illuminazione. Qualche incertezza si riscontra nella fluidità delle animazioni, ma niente di particolarmente grave. Sebbene la resa visiva non riesca a raggiungere campioni del genere come The Witcher 3 e Horizon Zero Dawn, il risultato è più che soddisfacente, soprattutto su PlayStation 4 Pro e Xbox One X, anche se precisiamo che anche per le ultime console il frame rate è stato lasciato entro i 30 fps per non compromettere la resa del gioco, soprattutto nelle occasioni di affollamento degli assedi alle fortezze.

La colonna sonora è di buona qualità e fa il suo dovere a rendere epici i toni del gioco, anche se manca di una certa incisività. Sarà difficile insomma che vi entri in testa e vi faccia canticchiare i temi sotto la doccia dopo una partita.
Ottimo lavoro invece con il doppiaggio interamente in italiano.

Pro

  • Atmosfera epica ed esaltante
  • Formula di gioco migliorata in tutti i sensi
  • Nemesis System ancora più solido

Contro

  • Narrazione disomogenea
  • Ripetitivo se giocato a lungo

Commento finale

La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra è un sequel esemplare. Monolith Production è riuscita a rifinire una formula di gioco già valida di suo e svilupparla in modo notevole. Al netto di qualche incertezza nella sceneggiatura e una certa ripetitività avvertibile nelle lunghe sessioni, l'avventura di Talion e Celebrimbor è comunque un'opera solida dal feeling epico, capace di intrattenere per ore di divertimento.
8.6

Ottimo

Classe 1983, inizia a videogiocare con Commodore 64, NES e i coin-op nelle sale giochi (di cui sente la mancanza). Da allora non ha mai smesso di menar di pollici sul joypad, seguendo per oltre 20 anni con passione l'industria dei videogame, per poi finire a scriverne su diverse realtà online. Mastica un po' ogni genere, ma predilige RPG, action, adventure, picchiaduro e platform. Amante delle arti marziali, nemico degli estremismi, il suo stato intellettuale ideale prevede riflessioni antropologiche e rutto libero.

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