La Mummia – Recensione (di Marco Alocci)

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Antico Egitto. La principessa Ahmanet, dopo aver ucciso il padre e l’erede al trono, viene mummificata viva e sepolta nelle profondità del deserto. Duemila anni dopo il sito dove è ubicato il suo sarcofago viene riscoperto dal soldato americano Nick Morton (Tom Cruise) e dalla studiosa Jenny Halsey (Annabelle Wallis). Una tremenda maledizione verrà inconsapevolmente risvegliata.

mummiaL’era cinematografica dei remake e dei reboot sembra davvero non avere mai fine. Con La Mummia si raggiunge però l’apoteosi della suddetta pratica: siamo infatti al secondo reboot della saga, se consideriamo come capostipite l’opera del 1932 e non coinvolgiamo nell’elenco La mummia del 1959 con Christopher Lee. Dopo quest’ultimo, Boris Karloff e Brendan Fraser, Tom Cruise si dimostra voglioso di raccogliere il testimone e portare il franchise ad ulteriori sviluppi.

Che fosse necessario innovare dopo tanti predecessori ed un riferimento diretto fermo a ridosso degli anni duemila, è evidente. Sotto questo aspetto La Mummia indossa una veste completamente nuova e si modernizza per andare a conformarsi agli standard della categoria. Le componenti sono chiare: da una parte Tom Cruise spinge prepotentemente il film verso l’action, suo pane quotidiano, mentre i villain, decisamente ben riusciti, impostano i canoni sull’esperienza del cinecomic moderno. Comprensibile, se si considera l’inequivocabile volontà di Universal Pictures di andare a creare, prima con Dracula Untold e ora ufficialmente con la Mummia, un universo narrativo sulla falsariga di DC e Marvel: il Dark Universe.

La Mummia Ahmanet (Sofia Boutella), oltre a cambiare genere rispetto ai predecessori, somiglia più all’Incantatrice di Suicide Squad che alla classica rappresentazione del mix di bende e stracci. Dietro un’insaziabile sete di vendetta c’è infatti un’ottima caratterizzazione del personaggio, grazie anche alle possibilità narrative offerte dalla pellicola stessa. Impossibile dire lo stesso invece per colei che dovrebbe essere la spalla di Cruise (nonché inevitabile contraltare). Nel ruolo che “spiritualmente” apparteneva a Rachel Weisz infatti Annabelle Wallis dimostra in ogni modo possibile i suoi evidenti limiti recitativi con una prestazione scialba, spenta, a volte incomprensibile. Sicuramente non il modo migliore di porsi in un film che ha come unico obiettivo quello di intrattenere.

Nelle sue quasi due ore La Mummia non è mai pretenzioso, né ricalca pedissequamente il suo predecessore. Con l’inserimento di un elemento (Russell Crowe) all’apparenza estraneo alle vicende narrate in queste pellicola, si dà non solo la possibilità al film stesso di spaziare su aspetti filosofici e di godere di un pizzico di originalità, ma si permette di dare un senso al Dark Universe di cui tanto si parla, aprendo gli orizzonti a nuovi sviluppi e produzioni.

Commento finale

La Mummia è un action più o meno puro, condito anche dai cliché e dagli schemi fissi del caso. Come un onesto prodotto di consumo, tra mummie/zombi/morti viventi, misticismo e una frenesia di fondo scorre godibile fino ad un epilogo che lascia tutto aperto per gli immancabili progetti futuri. Anche perché dopo 85 anni dalla prima mummia, potremmo cominciare ad aver capito che, in un modo nell’altro, hanno il vizio di tornare. Spesso.
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Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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