Kingsman: Il Cerchio d’Oro – Recensione

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7

Buono

L’agenzia di servizi segreti britannica Kingsman, sventata la minaccia globale del miliardario Richard Valentine, si ritrova di fronte ad un pericolo ancor più grande potenzialmente capace di distruggere l’intera organizzazione. Solo una disperata alleanza con la Statesman, agenzia segreta statunitense, potrà permettere agli uomini della Kingsman e all’intera umanità di evitare l’estinzione e sconfiggere un nuovo spietato nemico: l’imperatrice del traffico di droga mondiale Poppy Adams (Julianne Moore).

Uno dei film rivelazione del 2014 vede finalmente il suo seguito. Kingsman: Secret Service riuscì a rivitalizzare, in modo assolutamente originale, il genere dello spy-movie. Gli ingredienti fondamentali della commedia surreale furono infatti una scelta vincente pescata dal regista Matthew Vaughn (che dopo Kick-Ass di surreale se ne intende eccome) dal suo ampio bagaglio. Inevitabilmente non potevano non essere riproposti per Kingsman: Il cerchio d’oro.

Esaurito il fattore novità, Kingsman deve fare affidamento a vicende e situazioni che possano essere accattivanti e coinvolgenti tanto quanto quelle del primo capitolo. Motore di queste nuove avventure diventano Taron Egerton, co-protagonista nel primo capitolo insieme a Colin Firth, e Mark Strong, che in Kingsman Secret Service si era limitato più ad un ruolo da comprimario. La vera innovazione è però la presenza di altre agenzie segrete in giro per il mondo: l’esistenza della Statesman e il fatto che essa venga a contatto con gli agenti Kingsman offre una quantità sconfinata di soluzioni e di spunti, con la contrapposizione fra british e american a farla da padrona. Gli americani sono dipinti come lo stereotipo vivente dei bovari, costantemente alle prese con cappelli da cowboy e alcol (la loro stessa sede nonché copertura è un enorme bottiglia di Whisky), dei veri e propri redneck. Non fa esclusione il presidente USA, uomo senza scrupoli animato da una tragicomica stupidità.

In questo panorama si muovono i Kingsman e lo stridente contrasto che si viene a creare non può che far sorridere: dall’Agente Whiskey (Pedro Pascal), amante del lazo e delle pistole, all’Agente Tequila (Channing Tatum), incapace di indossare qualcosa di diverso da giacche di jeans e pantaloni in pelle, si offrono allo spettatore dei personaggi grotteschi e allo spettatore un mondo “stereotipicamente meraviglioso”. Mancano forse scene memorabili come la battaglia nella chiesa (accompagnata da Free Bird dei Lynyrd Skynyrd) o la rissa nel bar (anticipata dal celebre motto “i modi definiscono l’uomo”) del primo capitolo, ma resta la straordinaria impronta registica di Vaughn in tutte le scene d’azione (fin dall’inizio esagerate e visivamente appaganti) e scelte musicali condivisibili: su tutte la celebre Saturday Night’s Alright. Il dinamismo è ancora una volta l’anima di Kingsman, sempre condito da quel tocco gentleman (seppur in parte perso) che non fa mai male.

Il rivisitato ruolo di Colin Firth non giova al tenore della pellicola: era e rimane l’unico vero gentleman di Kingsman, mentre Egerton sembra ancora un allievo poco maturo. Esilaranti invece i personaggi che ruotano intorno a loro, benché Poppy Adams sia un villain più spietato ma meno divertente di Richard Valentine. Vincente invece l’inserimento di Elton John nei panni di se stesso, forse la nota più incisiva dell’ambito comico-demenziale del film. Se manca qualcosa a Kingsman: Il Cerchio d’Oro è, probabilmente, la capacità di stupire. Quella di divertire resta invece prerogativa assoluta di un brand sempre caratterizzato da una fortissima personalità e dalla capacità di proporre una comicità sfrontata, seppur racchiusa nei perfetti abiti sartoriali di un atipico action-movie.

7

Buono

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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