Jurassic World: Il Regno Distrutto – Recensione (di Luca Carbonaro)

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5

Mediocre

Spetta a Juan Antonio Bayona, regista di A Monster Calls e The Ophanage, l’arduo compito di dirigere Jurassic World – Il Regno Distrutto, seguito del film campione di incassi del 2015 e quinto capitolo del franchise di Spielberg che ha fatto rivivere il mondo dei dinosauri, oltre 60 milioni di anni dopo la loro estinzione. Un film che segna il ritorno dei personaggi e dei dinosauri del film precedente, insieme a nuove specie più terrificanti e spaventose che mai. Siamo dinnanzi ad un grande successo o all’ennesimo blockbuster caciarone privo di mordente? Scopritelo nella nostra recensione.

Jurassic World: Il Regno Distrutto ha luogo diversi anno dopo gli eventi del primo capitolo. Il parco giurassico costruito su Isla Nubar è ormai andato in rovina ed un vulcano attivo minaccia di estinguere per sempre tutte le creature rimaste in vita. Il governo americano è combattuto sulla scelta di salvare o meno i dinosauri, ma alla fine decide di non intervenire nonostante la testimonianza di Ian Malcolm (Jeff Goldblum), sopravvisuto a quanto accaduto vent’anni prima. Tornando dunque in azione l’ex addestratore di velociraptor Owen Grady (Chris Pratt) e la vecchia responsabile del parco Claire Dearing (Bryce Dallas Howard), pronti a salvare i dinosauri dall’imminente catastrofe. Owen intende trovare Blue, il suo velociraptor ancora disperso nella natura selvaggia, mentre Claire ha sviluppato un rispetto per queste creature, divenute ormai la sua missione. Arrivati sull’isola mentre la lava comincia a scendere, la loro spedizione scopre che una cospirazione potrebbe riportare il nostro intero pianeta ad un pericoloso stato di disordine che non si vedeva dai tempi della preistoria.

Tutto questo appare sulla carta come un setup narrativo perfettamente funzionale, ma gli scrittori del film sembrano completamente disinteressati nella loro stessa premessa da finire per dare una vita ad una trama raffazzonata, prevedibile e ricolma di momenti imbarazzanti. Bayona cerca di fare del suo meglio per revitalizzare il genere con delle sequenze simil-horror, ma il tutto viene smorzato da una caratterizzazione dei personaggi così blanda e sciatta da non restarne minimamente investiti a livello emotivo. C’è un intero atto di questo sequel che si configura come uno scimmiottamento clamoroso di Jurassic Park: un tecnico che viene inseguito da un dinosauro con lo scrosciare della pioggia in sottofondo, un hacker che riesce a far partire i circuiti del parco, i “cattivi” che sparano le creature con i tranquillanti e chi più ne ha più ne metta.

La parte più frustrante di Jurassic World – Il Regno Distrutto arriva verso la fine, quando si è ampiamente consci di aver assistito ad un mero traghettamento verso il terzo capitolo già annunciato e che uscirà nel 2021. Nonostante l’utilizzo di una computer grafica ai massimi livelli, buchi di sceneggiatura e dialoghi infantili sotterrano qualsiasi tipo di aspettativa per il futuro. Cosa rimane, dunque, dalla visione di questo film? Niente, o forse un qualcosa di più metacinematografico: la destrutturazione di una grande saga in un qualcosa di generico, piatto e assolutamente dimenticabile. Forse sarebbe stato meglio non svegliare i dinosauri dal loro lungo torpore.

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Mediocre

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