Hostiles – Recensione (di Stefano Labbia)

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Hostiles. Ovvero provarci e non riuscirci (almeno non del tutto). La trama: Stati Uniti, 1892. Christian Bale (Knight of cups, Exodus, Batman, The prestige) interpreta un leggendario capitano dell’esercito a cui viene assegnato l’incarico di fare da scorta a un capo Cheyenne in fin di vita (interpretato da Wes Studi – Penny Dreadful, Hell on Wheels, The Mentalist, Avatar, Saving Grace, Kings, The Lone Ranger, Balla coi lupi) e della sua famiglia, fino alle terre natìe. L’ufficiale accetta con riluttanza, anche per vita della lunghezza e della pericolosità del viaggio: mille miglia di cammino da Fort Berlinger, in Nuovo Messico, a un accampamento isolato nelle sconfinate praterie del Montana. Sarà una sorta di odissea, durante la quale si uniranno a una giovane vedova (Rosamund Pike – Gone Girl, Jack Reacher – la prova decisiva, La furia dei titani, Un anno da leoni, Johnny English la rinascita, Il caso Thomas Crawford), rimasta da sola dopo l’assassinio della propria famiglia.

Una storia che non vince e non convince, almeno sino in fondo!). Troppi i cliché presenti nel lungometraggio basato soggetto di Donald Stewart (i primi a morire? L’inesperto e l’afroamericano!), scene inspiegabili (che fine fa Malloy, uno dei soldati assieme al Capitano Blocker / Bale? Perché non si vede la sua morte!?) condite da dialoghi sui generis (indiani che a volte comprendono l’inglese e altre volte no!?). Dunque come giustificare la sufficienza strappata sul filo si lana che trovate come giudizio finale? La fotografia, decisamente superba. Anche l’America, insomma, esce, a volte, sconfitta (autosabotandosi!). Non convincono Bale e la Pike per ovvi motivi – la sceneggiatura frana letteralmente sui loro corpi che, quasi in un miracolo al contrario, risultano vuoti, inespressivi e del tutto fuori ruolo. Il finale? Scontato. Tirando le somme… a meno di non essere fan della bellissima Rose (che segnaliamo qui essere una devota madre di famiglia e moglie che, dopo aver perso la famiglia per mano dei Cheyenne, repentinamente la dimentica, concedendosi al militare Bale “duro e puro”… e finendo per cucinare assieme ad altri indiani durante il viaggio.) o di non essere un addetto ai lavori, con un’insana voglia di “assorbire tecnicismi”, quelli si, da leccarsi le dita… evitate!

P.s.: Il top? Si parla di Geova (culto nato a fine ottocento…). Nel vecchio West. Il budget (stimato)? Ben 55 milioni di dollari. Sicuri che il Cinema americano sia questo!?

 

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Stefano Labbia
Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato nella Capitale d'Italia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore”, nel 2016 per Casa Editrice Leonida cui è seguita la sua seconda silloge poetica dal titolo "I Giardini Incantati" (Talos Edizioni), l'anno successivo. Il suo romanzo "Piccole Vite Infelici" (Elison Publishing) ha vinto il Premio Elison 2017 - miglior romanzo inedito. Nel 2018 uscirà una raccolta di racconti, "Bingo Bongo & altre storie" (Il Faggio Edizioni), "Vivo!" (PubMe - Collana "Il Piacere di Scrivere") e per LFA Publisher, la sua prima graphic novel da autore e sceneggiatore dal titolo "Killer Loop'S".

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