Hereditary – Le Radici del Male – Recensione

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Fin dove può arrivare la follia umana? E se non fosse pura e semplice follia ma qualcosa di diverso, di soprannaturale? Tra mente e spirito c’è una linea di confine sottilissima, possiamo veramente dire con sicurezza di non averla mai oltrepassata?

Annie è una donna segnata dal dolore e dal suo passato: il funerale di sua madre, donna dai mille segreti e misteri, è il tassello per rimettere insieme i pezzi di una vita distrutta; ma Annie è anche una mamma costretta ad affrontare la tragica ed improvvisa perdita della figlia a causa di un incidente stradale in cui resta decapitata. Ed è solo l’inizio della fine: i misteri di quella casa salgono a galla, nulla è più come sembrava, i ricordi tornano inquietantemente in superficie e niente e nessuno sarà più come prima, o forse non lo è mai stato.

Ari Aster, al suo primo lungometraggio presentato con successo al Sundance film festival, firma un horror drama che strizza l’occhio a film cult quali l’esorcista ma con toni più sofisticati ed intimi. Una storia sospesa fra paranoia e spiritismo ben diretta e dalla regia “acerbamente” elegante; l’impatto visivo è di gran gusto e le musiche sono ben costruite. Il regista riesce ad incollare tra loro due generi ben diversi dando il giusto rilievo sia all’aspetto psicologico e drammatico di tutti i personaggi che all’aspetto orrorifico che grazie alle atmosfere cupe rappresenta il fulcro del film. Hereditary ha il suo punto di forza soprattutto nel cast: buona interpretazione di tutti gli attori e il volto della giovane Charlie, interpretata da Milly Shapiro, resterà per sempre legato a questo horror movie che punta su un attrice protagonista di spessore: Toni Collette dà forza ad in personaggio difficile, complesso risultando sempre credibile ed affascinante nella sua interpretazione, forse una delle migliori della sua carriera. Il risultato è un film gradevole e ben recitato ma al di sotto delle aspettative con una sceneggiatura che col passare dei minuti diventa sempre più inesistente ed un finale che cade “involontariamente” nel grottesco spazzando via in un attimo quella eleganza che aveva contraddistinto tutto il film. Grande successo di pubblico e critica dettato probabilmente dal clamore pubblicitario costruito ad hoc e da un trailer che non spoilerando troppo riesce a suscitare curiosità ed interesse.

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