Guild Wars 2 – Path of Fire – Recensione

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8.5

Ottimo

Era il lontano Agosto 2012 quando Guild Wars 2, dopo un’attesa carica di hype e partendo dalla solidissima fanbase del predecessore, approdava sui nostri PC. Proprio come il suo predecessore, Guild Wars 2 cercava di fare le cose in maniera diversa dai suoi diretti concorrenti. Abbandonava la trinità dei ruoli (DPS/Healer/Tank) in favore di un gameplay più dinamico dove ogni personaggio poteva potenzialmente svolgere ogni ruolo. Abbandonava il progress verticale, la continua corsa all’equipaggiamento che storicamente caratterizza ogni MMORPG, in favore di un progress orizzontale orientato verso l’esplorazione del mondo di gioco e l’ampliamento degli stili di gioco dei personaggi piuttosto che di un loro rafforzamento diretto. Un’innovazione simile ovviamente ha polarizzato la fan base, che ha accolto con pareri discordanti tanti cambiamenti. Se qualcuno pensava che Arenanet tornasse (anche solo parzialmente) sui suoi passi con la prima espansione Heart of Thorns si sbagliava di grosso, mantenendo le stesse filosofie di sviluppo alla base della loro opera nonostante alcuni problemi di bilanciamento e di accessibilità dei contenuti. Path of Fire non si discosta grandemente dal modello della precedente espansione, ma il team di sviluppo ha messo grande impegno nel bilanciarne i contenuti ed il risultato è un titolo decisamente più accessibile e raffinato.

Il finale dell’ultima stagione del Living World aveva sancito il ritorno in grande stile di Balthazar, dio della Guerra e nemico principale di questa espansione. Messo temporaneamente da parte il problema rappresentato dai draghi, il nostro alter ego farà rotta verso le terre dimenticate di Elona (già luogo di un’espansione intera del primo capitolo, Nightfall) per sventare i piani della divinità impazzita. Elona si compone di 5 grandi aree (le più grandi realizzate dal team) che con il loro stile spiccatamente medio orientale creano un piacevole distacco dalle classiche ambientazioni fantasy che dominano il resto del titolo. Amnoon, la prima città ad accoglierci nel nostro viaggio, colpisce immediatamente con le sue grandi piramidi ed il caotico mercato, punti d’orgoglio per una città fiorente e che lotta duramente per l’indipendenza. Ma nonostante il fascino dei palazzi finemente decorati, il protagonista indiscusso è l’immenso deserto che domina la zona. Abbandonate le complesse e fin troppo verticali aree della Giungla di Maguuma, quelle che si estendono davanti a noi sono zone selvagge e quasi incontaminate, teatro di un’aspra battaglia tra le varie fazioni in gioco e ricchissime di punti d’interesse, zone nascoste e cose da scoprire. L’esplorazione è quindi il cuore pulsante dell’espansione, e porta con se la novità principale: le cavalcature.

Le enormi distese di Elona infatti richiedono capacità che vanno al di là di quelle che la nostra abilità nei jumping puzzle può concederci, e l’utilizzo delle cavalcature sarà essenziale per progredire. Lo scattante Raptor ci permetterà di compiere poderosi balzi in avanti, superando così crepacci o pericolose pozze sulfuree mentre lo Springer è in grado di raggiungere altezze vertiginose con un salto, dandoci accesso così alle aree più elevate. Lo Skimmer, una sorta di manta fluttuante sarà invece indispensabile quando dovremo superare le grandi distese di sabbie mobili, altrimenti fatali per noi. L’ultima cavalcatura (se non contiamo quella segreta) è il Jackal, in grado di attraversare particolari portali di sabbia, normalmente inaccessibili. Le cavalcature sono quindi indissolubilmente legate alla struttura dell’espansione e la padronanza delle loro abilità di movimento sarà fondamentale per avanzare nella storia. Ovviamente ogni cavalcatura ha una sua mastery dedicata che ne migliora le capacità peculiari, operazione indispensabile per proseguire.
Reduci dalle forti critiche ricevute per la precedente espansione il team ha sapientemente regolato lo sviluppo delle nuove mastery, creando una progressione fluida che non costringe il giocatore a fastidiose sessioni dedicate al grind per riuscire a sbloccare un’abilità necessaria per proseguire nella storia.

L’espansione non ha introdotto solo le cavalcature tra le novità, ma anche 9 nuove specializzazioni Elite. Ogni classe quindi ha accesso ad una nuova arma che porta con se nuove meccaniche di gioco. Il necromante ad esempio, messa da parte la grande spada del Reaper, potrà utilizzare le torce per richiamare a se i poteri dello Scourge, una classe incentrata sulle evocazioni statiche delle Shades, mentre il ladro potrà finalmente usufruire del fucile per vestire i letali panni del Deadeye. Durante le mie ore di gioco ho incontrato troppo pochi giocatori che usufruivano delle nuove classi per poterle valutare tutte e per quanto mi riguardo lo Scourge sebbene intrigante con le sue meccaniche di supporto non riesce a scalzare il Reaper dalla mia top ten. L’introduzione di nuove specializzazioni a parer mio però mette in luce un problema legato a doppio filo con il progress orizzantale: la stagnazione dei personaggi. La mancata presenza di nuove skil (se non quelle legate alle specializzazioni) inizia a far sentire tutto il peso di un sistema che concede poca libertà nella creazione di un proprio stile di gioco che esuli da quelli legati alle specializzazioni. Le utility skill iniziano ad essere troppo poche e senza sensibili modifiche al meta game avrete poche possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo se non cambiando specializzazione. Nel momento in cui le nuove classi non rappresentino un’alternativa di vostro gradimento, privi di un reale aumento di potere, vi ritroverete così a fine espansione esattamente nello stesso punto dove eravate all’inizio creando una fastidiosa sensazione di stasi davanti alla minacce sempre crescenti che la storia ci sguinzaglia contro.

La storyline personale si è dimostrata varia e ben bilanciata, alternando sapientemente missioni ricche di combattimenti ad incarichi legati alla raccolta di informazioni sui piani del nemico. Le boss battle rappresentano un punto d’eccellenza per il team, che riesce egregiamente nella difficile impresa di bilanciare il livello di sfida in modo da rendere ogni battaglia intensa ma mai frustrante.
Le zone visitate presentano numerosissimi richiami al primo capitolo della saga, come il luogo dell’Ascensione, la Tomba dei Re, le distese sulfuree della Desolazione e naturalmente le rovine di Vabbi. Questo tour nel passato rappresenta una gradevolissima sfilata di ricordi per i giocatori più affezionati, ma al tempo stesso chiarisce diversi punti rimasti oscuri nella saga. Personalmente avrei preferito maggiore spazio per Palawa Joko, il potente re dei non morti che domina la zona meridionale di Elona, ma il finale del titolo fa chiaramente intuire che il nostro lavoro in quell’area non è ancora finito, creando una certa attesa per la nuova stagione del Living World.
L’unico neo della storyline è rappresentato dalla durata, non esattamente considerevole. È possibile infatti portare a termine la main quest in circa 15 ore, lasciando quindi il posto all’esplorazione del mondo in vece di endgame.

Endgame che è indubbiamente ricco di attività e di obbiettivi. Le nuove zone sono decisamente enormi, ricchissime di sfide per coloro che sono decisi a scoprirne ogni segreto. Le cavalcature hanno permesso agli sviluppatori di creare mappe complesse ed al tempo stesso accessibili, e dopo pochissimo tempo capirete naturalmente quale cavalcatura sarà necessaria per proseguire. Una gradita novità sono le taglie, vere e proprie cacce ai mostri più temibili che infestano le assolate distese di Elona. I numerosi mostri presenti daranno filo da torcere anche ai gruppi più esperti, grazie alle loro particolari ed originali meccaniche, ma fortunatamente qualunque giocatore nelle vicinanze potrà prendere parte al combattimento per dare manforte anche qualora non avesse precedentemente accettato la taglia. Questo sistema si colloca perfettamente nella dinamica degli eventi cooperativi del gioco, e contribuisce a fornire costantemente contenuti facilmente accessibili.

 

Tecnicamente questa espansione mostra alcuni tra gli scenari più belli della saga, in un vivissimo contrasto di architetture umane e naturali. I colori vivaci dei vari insediamenti umani si mescolano alle distese di sabbia dove svettano gigantesche ed innaturali forme cristalline. La Desolazione mi ha colpito particolarmente, con le sue numerose pozze sulfuree che circondano le roccaforti ossee dell’esercito di Joko che si contrappongono alle figure imponenti e barocche dei campi dei Forged.

Elona è indubbiamente una terra maestosa ed affascinante, che con le sue rovine erose dalla sabbia riesce a trasmettere la presenza di numerosi misteri, alcuni più antichi di altri. Il comparto sonoro si è dimostrato sempre all’altezza della situazione, con brani suggestivi ed in grado di sottolineare degnamente la frenetica azione sullo schermo. Il lancio non è stato privo di piccoli intoppi, ma il team sta lavorando duramente per garantire un’esperienza stabile e già nella giornata di domenica la situazione era tornata alla qualità tipica di Arena Net.

Pro

  • Mappe suggestive ed ampie
  • Tantissime attività
  • Le cavalcature rappresentano una gradita novità

Contro

  • Inizia a farsi sentire la mancanza di progress verticale
  • Storyline non troppo duratura
  • Le nuove specializzazioni non sono così interessanti

Commento finale

Tirando le somme Path of Fire rappresenta un perfezionamento rispetto all’espansione passata sotto quasi ogni aspetto, coniugando una storyline interessante ad un’ambientazione affascinante e ricca di contenuti. Un accurato bilanciamento dei contenuti fa si che l’esperienza di gioco prosegua fluida senza creare fastidiosi momenti di blocco dovuti alla mancanza di qualche particolare abilità.
Allo stesso tempo quest’espansione mostra i limiti del sistema di progress orizzontale, con un gameplay che può risultare lievemente stagnante in alcuni aspetti e che basa il suo appeal interamente sulla volontà dei giocatori di esplorare ogni angolo delle gigantesche mappe.
Resta chiaro però che il pubblico di Guild Wars 2 è ben consapevole delle filosofie di sviluppo del team, che rendono improbabili cambiamenti troppo radicali nel breve periodo. Il parere finale quindi è più che positivo, rendendo quest’espansione immancabile per ogni giocatore della saga.
8.5

Ottimo

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall'insolito. Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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