Gli Incredibili 2 – Recensione

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7.5

Buono

Elastigirl e Mr. Incredible, dopo una lunga battaglia contro il Minatore risolta dal decisivo intervento di Siberius, riescono a fermare la minaccia che incombe sulla città, senza però poter evitare una serie di danni collaterali all’arredo urbano, oltre che la rapina avvenuta alla banca. Trattenuti dalla polizia, gli Incredibili si vedono revocato il programma di protezione governativo e, di conseguenza, ricadono nell’ambito di illegalità in cui sono da anni inclusi tutti i supereroi. Quando tutto sembra perduto e la loro vita sembra destinata all’insopportabile normalità di una camera di motel Winston Deavor, cultore e amante dei supereroi, propone ad Elastigirl e alla famiglia de Gli Incredibili la possibilità di riabilitarsi agli occhi dell’opinione pubblica.

Malgrado i quattordici anni di distanza dal primo capitolo della saga diretta da Brad Bird, Gli Incredibili 2 riprende le fila di un discorso lasciato in sospeso per tutti questi anni. Proprio nel punto di interruzione del primo film infatti si diramano le vicende che vedono ancora una volta protagonista la famiglia più incredibile del cinema di animazione. Pixar, spinta dalle incessanti richieste di un seguito, ha deciso infatti di creare un sequel quanto più diretto, immediato e consequenziale, andando quasi a colmare il lungo intervallo intercorso con il predecessore.

Con toni iniziali più cupi e tristi, Gli Incredibili 2 si pone l’obiettivo di raccontare il lato nascosto di un mondo messo al bando, mostrandoci quel sottobosco di supereroi dimenticati (o costretti nel dimenticatoio), ostracizzati da una società che ha catarticamente individuato negli eroi la causa di tutti i problemi. Non siamo troppo distanti da una rappresentazione di una sorta di caccia al diverso, analoga, con le dovute proporzioni, a quella narrata dal mondo supereroistico degli X-Men. Da questo incipit cupo partono le fila di un discorso che evidenzia la vulnerabilità degli stessi Incredibili, prostrati da questo stato di semilibertà e pronti a tutto pur di riguadagnare la fiducia di un popolo che, ben volentieri, li disconosce.

In questo scenario dark Bird immerge le avventure della famiglia Parr, donandole comunque dinamismo e allegria, in particolare attraverso l’inserimento di Jack Jack come imprescindibile fattore comico della pellicola. Il più piccolo de Gli Incredibili è, in tutti i sensi, una furia: domina lo schermo, diverte lo spettatore, è egli stesso motore delle vicende e rinfresca un brand che non avrebbe potuto semplicemente affidarsi sui protagonisti della precedente avventura. I poteri di Jack Jack sono una sorpresa continua sia per il loro impatto sulle vicende, sia per l’effetto comico che hanno, trasformando l’infante nell’idolo di grandi e piccoli.

Ne Gli Incredibili 2, al di là di questa novità, non c’è un vero e proprio stravolgimento. Le vicende proseguono lineari e l’inserimento di un villain non si distacca troppo dai canoni. Permane, comunque, l’intelligenza di un film che sa arrivare, con diversi medium narrativi, ad un pubblico ben più vasto dei semplici bambini, ed è capace a suo modo di incidere in parte come fece il suo predecessore. Manca forse, nel voler trovare una leggera criticità, un pizzico di originalità in più nell’intreccio narrativo, che inevitabilmente ricalca il semplice schema già adottato in precedenza.

La dimensione famigliare e non-eroica de Gli Incredibili è però un lato che rende il film meritevole di essere visto, contemplato e apprezzato. Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi – diceva Bertold Brecht. Degli eroi de Gli Incredibili 2, invece, noi avevamo assoluto bisogno.

7.5

Buono

Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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