Nonostante l’arcinota impazienza che caratterizza i fan occidentali dei JRPG, costantemente in attesa delle localizzazioni di questi titoli nipponici in una lingua comprensibile, anche loro devono riconoscere che, per certi prodotti, vale la pena di aspettare. In questo caso, i mesi che separano l’uscita giapponese di Persona 5 da quella occidentale, sono strazianti, È vero (e il rinvio da febbraio ad aprile, non ha di certo rallegrato gli animi), ma quello che abbiamo potuto testare a Milano, negli studi di Koch Media, è un prodotto talmente interessante e pieno di stile, che ha purificato ogni rabbia e rancore represso nella nostra anima. Abbiamo atteso e stiamo ancora aspettando, è vero, ma alla fine, ne sarà valsa la pena.

Persona 5 è l’ultimo rappresentante di una serie JRPG nata come spin-off di Shin Megami Tensei, un’altra IP di Atlus, ma che ha ottenuto un successo talmente elevato e inaspettato, da essere ormai considerato come un prodotto a sé stante. Questo ha permesso alla serie di sviluppare una propria identità, adottando un gameplay differente, aggiungendo caratteristiche uniche e personali, senza però rinnegare le sue origini. Il titolo in questione, non solo continua il trend di Persona, con le solite gimmick note ai fan della serie, ma rappresenta anche un piccolo ritorno al passato, grazie alla reintroduzione di alcune meccaniche molto interessanti.

La nostra prova era sostanzialmente divisa in due: una parte dedicata alla trama e alle interazioni con alcuni personaggi e una seconda ambientata in uno dei misteriosi dungeon del gioco.

DI GIORNO SI STUDIA…

La prima parte, ci ha introdotto rapidamente in una fase di gioco leggermente avanzata, mettendoci davanti ai primi sviluppi della trama principale: Persona 5 non perde tempo e ci sommerge immediatamente con elementi molto seri, nascosti dietro quella sottile e innoqua patina da anime per adolescenti, che potrebbe trarre in inganno i meno accorti. In soli 30 minuti, abbiamo avuto a che fare con tentati suicidi, percosse, abusi di potere e anche impliciti atti sessuali non consenzienti. Che dire, se il titolo è stato valutato Mature dal rating americano, ci sarà un motivo.
Per fortuna, confrontando la versione da noi provata, con i video dell’edizione originale giapponese, pare non siano state inserite censure di alcun genere, per la gioia di chi vuole godersi un titolo Atlus nella sua interezza (sappiamo tutti cosa è successo all’ultimo, Tokyo Mirage Sessions su Wii U…). Naturalmente, questo andrà valutato con una prova completa in fase di recensione, ma al momento ci sentiamo ottimisti.

Prendendo il controllo del muto protagonista quattr’occhi, rinominabile liberamente all’inizio del gioco, abbiamo avuto occasione di esplorare alcune delle diverse zone che compongono la città di Tokyo, luogo nel quale Persona 5 è ambientato. La mappa è decisamente più grande ed intricata, rispetto a quelle viste nei precedenti titoli della serie ma, dopo un iniziale momento di smarrimento, abbiamo rapidamente preso confidenza con le varie location, aiutati da una minimappa di grande aiuto.
Anche se non potevamo interagirci al momento, si potevano trovare diversi luoghi di interesse, come macchinette automatiche per acquistare bibite, chioschetti da street-food e negozi assortiti. Senza dubbio, tutti posti che visiteremo ripetutamente durante il gioco.

Esplorando, abbiamo potuto incrociare svariati NPC e fare conoscenza con i primi membri del nostro party, come ad esempio Ryuji Sakamoto, un nostro compagno di liceo molto amichevole, ma prono a scatti d’ira impulsivi se provocato, Ann Takamaki, bella ma introversa studentessa di origini giappo-americane e Morgana, un gatto dalle insolite capacità, in grado di trasformarsi in una versione cartoonesca durante le fasi di battaglia (possiamo considerarla la mascotte del titolo, come fu Teddie in Persona 4). Al momento possiamo giudicare solo superficialmente la personalità di questi compagni ma, se dovessimo confrontarli con i protagonisti dei capitoli precedenti, potremmo subito individuare qualche similitudine: Shinji sembra la fusione tra Yosuke e Kanji di Persona 4, mentre Ann riprende i tratti esotici di Lisa Silverman del secondo capitolo, misti all’iniziale freddezza e disinteresse di Yukari del terzo. Tuttavia, queste sono le prime impressioni della prima ora di gioco; lo sviluppo dei personaggi sarà uno dei punti che potrà essere approfondito solo in fase di recensione, dopo una prova completa.
Naturalmente, non tutte le persone che incroceremo saranno così amichevoli e avremo a che fare anche con qualcuno di decisamente spiacevole. Tra questi, abbiamo Kamoshida, un sadico insegnante del nostro liceo, il quale sfrutta la propria posizione per imporre punizioni, fisiche e non, agli studenti, senza pericolo di ritorsione. La presenza di questi individui così meschini, sarà il motivo principale che spingerà i nostri protagonisti a visitare il misterioso Palace, durante la notte, nel quale assumeranno l’identità dei Phantom Thieves, i ladri fantasma.

…DI NOTTE SI EXPA

La seconda fase di gioco, ci ha catapultato all’interno del primo dungeon, nel quale prende il sopravvento la vera anima RPG del titolo, composta da esplorazione e combattimenti. Come abbiamo già detto, il dungeon principale di Persona 5 viene chiamato Palace, ed è un mondo alternativo, creato dai desideri intimi delle persone, ma distorto dalla loro anima corrotta. In questo caso, il dungeon da noi affrontato è stato creato dalla psiche di Kamoshida: sentendosi così superiore rispetto agli altri, il luogo da lui comandato assume, appropriatamente, le sembianze di un castello di cui è re e nel quale ha la capacità di impartire ordini alle varie creature demoniache che infestano questa dimensione onirica.
Lo scopo dei protagonisti sarà quello di raggiungere la zona più profonda del dungeon e rubarne il tesoro principale, il “cuore” del suo creatore, spingendolo cosÏ a pentirsi dei suoi comportamenti e cambiare vita nel mondo reale. Ad aiutarci nel nostro compito ci saranno le iconiche Persona, manifestazioni demoniache del proprio io, che forniranno ai vari membri del party il loro supporto in combattimento.

I nemici saranno tutti visibili sullo schermo, dandoci così la possibilità di evitare i combattimenti indesiderati, oppure tentare un attacco a sorpresa: a tal proposito, è presente anche una piccola meccanica stealth, la quale ci consentirà di nasconderci dietro muri e oggetti dello scenario, utile per sgattaiolare via indisturbati o per far strage di avversari, senza dargli tempo di reagire. Parlando dei nemici, il battle system non si discosta più di tanto da quello degli ultimi due Persona: potremo attaccare fisicamente con le nostre armi equipaggiate, siano essere corpo a corpo o a distanza con munizioni limitate, oppure evocare la nostra Persona, per sfoderare attacchi speciali e magie. Mettendo a segno un colpo critico, oppure sfruttando le debolezze elementali dell’avversario, potremo infliggere danni maggiori e destabilizzare il nemico. Mettendolo alle strette, potremo scegliere di far partire un minigame di negoziazione, superando il quale, potremo costringere l’avversario alla resa, guadagnando oggetti e soldi aggiuntivi. In rari casi, il demone potrebbe addirittura diventare una Persona equipaggiabile dal protagonista, l’unico in grado di possederne pi˘ di una, oltre quella di partenza e quindi il membro più versatile del nostro gruppo.

La meccanica della negoziazione era presente nei primi capitoli di Persona e, soprattutto, nell’originale serie di Shin Megami Tensei, ma con il terzo capitolo dello spin-off, questa gimmick venne abbandonata. Vederla tornare in grande stile in Persona 5 è una gradita sorpresa per i fan più accaniti, che di sicuro apprezzeranno anche il design dei demoni storici della serie. Tanto per strizzare l’occhio ai fan di Shin Megami Tensei e farvi uno spoiler innocente, lo sapete che la prima Persona alternativa ottenibile in questo titolo è una Pixie? Vi ricorda qualcosa?

L’unico punto negativo che si può evidenziare in Persona 5 è indubbiamente la resa grafica non eccelsa, colpa probabilmente di uno sviluppo multipiattaforma diviso fra PS4 e PS3. Certo, se fosse stato sviluppato esclusivamente su PS4, probabilmente il dettaglio grafico ne avrebbe giovato; d’altraparte, anche se la mera potenza grafica non stupisce, l’art style, il design dei personaggi e dei nemici, la creatività delle ambientazioni, sono di un livello veramente eccezionale. Anche il solo menù di pausa, rappresenta quando di più stiloso sia mai stato realizzato per un JRPG. Inutile spendere troppe parole sulle musiche: il compositore Shoji Meguro è una leggenda vivente nel suo campo e il suo tocco si sente anche in Persona 5, siano essi i tranquilli motivetti orecchiabili degli ambienti di gioco o i temi di combattimento cantati.

COMMENTI FINALI

Persona 5 si prospetta come uno dei titoli PS4 più interessanti della prossima primavera. Il nuovo JRPG di Atlus trasuda stile e carisma come nessun’altro. Se a questo stile verrà aggiunta una trama degna di essere ricordata, personaggi interessanti e una buona esecuzione generale, lo sapremo solo vivendo, o meglio sopravvivendo, fino al prossimo 4 aprile. Forse non vincerà il premio per la migliore grafica del 2017, ma un gioco di ruolo può e deve basarsi su altri fattori per riuscire a far breccia nei cuori delle persone. Per il momento possiamo affermare con certezza che le prospettive sono favorevoli.

Tutto ebbe inizio con un Gameboy e Pokémon Blu...Da quel momento, gli RPG sarebbero stati la sua principale fonte di nutrimento. Non disdegna una partitella con esponenti di altri generi videoludici, ma se costretto a scegliere tra fare il soldato nella Seconda Guerra Mondiale, tirare calci di rigore o esplorare dungeons con una spada e una capigliatura improponibile, lui risponderà sempre: "Le ho già comprate le Megapozioni?"

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