Gravity Rush 2 - Recensione

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8

Ottimo

Lo ammetto, io Gravity Rush non l’ho giocato su PS Vita, ma direttamente su PS4. Nel 2012, sulla tanto discussa PS Vita usciva un titolo interessante e studiato appunto per la console, parliamo per l’appunto di Gravity Rush. Il gioco del Team Siren e soprattutto nato dalla mente di Keiichiro Toyama si è fatto valere per delle scelte particolari che hanno saputo fare la fortuna del titolo, tanto da farlo uscire anche su PS4 successivamente in versione rimasterizzata. Non a caso, Gravity Rush riusciva a sostenere molte delle belle tecnologie di PS Vita, una console che ormai di “Vita” non ne ha più (era servita sul piatto d’argento). Non stiamo qui a discutere sull’utilità della console, anche perché ci sarebbe poco da dire: senza software qualsiasi hardware muore, nonostante la potenza, la tecnologia è quel che si voglia. Il supporto è stato misero e le vendite pure non hanno dato i risultati sperati, tanto che Sony ha comunque preferito portare Gravity Rush sulla sua ammiraglia casalinga, con una nuova veste grafica migliorata e una risoluzione decisamente più alta per i pannelli TV o monitor in alta risoluzione. A distanza di qualche anno, Keiichiro Toyama annuncia Gravity Rush 2, in esclusiva su PS4, mettendo la parola fine al supporto su PS Vita, dove la serie aveva avuto inizio. Ora grazie ad una copia inviatoci da Sony siamo riusciti a seguire di nuovo le vicende di Kat e i suoi amici; sarà valsa la pena?

L’incipit di Gravity Rush 2 non è particolarmente avanzato, narrativamente parlando. Ciò che contraddistingue principalmente i due capitoli di Gravity Rush è, essenzialmente, l’uso dei toni leggeri, non particolarmente profondi ma funzionali e ben raccontati. Kat si ritrova da sola, spaesata e preoccupata, tra le isole fluttuanti di Jirga Pala Laho, un’altra città più vasta, ricca, colorata e interessante di Hekseville. Il consiglio spassionato che si può dare è quello di guardare il cortometraggio Overture, che fa da collante tra il primo e questo secondo capitolo: separata da Raven e Dusty, Kat si ritrova di nuovo a combattere contro i poteri malvagi, le divisioni sociali e le istituzioni subdole e segrete. Durante tutta l’avventura si nota come molto spesso gli sviluppatori si siano affidati un po’ al compitino semplice di riproporre un male simile a quello del primo capitolo, ma in scala più vasta e tecnica, seppur con delle ottime riuscite. Il passato della Shifter è spesso chiacchierato, così come qualche colpo di scena relegato ai personaggi o alle situazioni: molte delle domande che ci si poteva porre dopo il primo capitolo, in questo sequel vengono affrontate dando maggior chiarezza sulla visione dell’insieme. Ancora, il finale risulta essere poco originale (quasi per nulla ad essere puntigliosi) ma che risulta ugualmente apprezzabile ai fini del viaggio durato venticinque capitoli. Diciamo quindi che la trama è un ottimo espediente che tiene incollati i personaggi alle ambientazioni, i poteri alle situazioni e così via. Visto il successo (giustamente meritato) delle cut-scene fatte in formato fumettistico, anche in questo secondo capitolo sono tornate, ancora più articolate e meglio disegnate.

Il gameplay del gioco è ancora caldamente incentrato sui poteri di Kat, che come ben sapete è capace di controllare la gravità. I controlli sono stati migliorati, anche se la differenza non è poi così marcata: più che altro la precisione e il puntamento sono notevolmente più semplici. La bolla di stasi è stata completamente ribilanciata, offrendo al giocatore una manciata di precisione in più e soprattutto delle novità nella struttura. La precisione ora è un punto focale dell’esperienza, tanto che non sfrutterete solo e soltanto il calcio gravitazionale, ma anche l’ambiente intorno a voi, che grazie alla maggior potenza computazionale di PS4 rispetto alla PS Vita, offre sicuramente un contorno migliore per servire la splendida Kat. Fortunatamente le novità non sono terminate qui, perché ad aggiungersi ai poteri che già conosciamo e i relativi bilanciamenti troviamo nuovi tipi di Gravità da utilizzare. Abbiamo quella Lunare e quella Gioviana che cambiano radicalmente lo stile del combat system. La Gravità Lunare rende Kat velocissima, scattante e leggera, tanto da poter spiccare salti al limite dell’impossibile e schivare in velocità tutta una serie di attacchi veloci. Di contro, la Gravità Gioviana ci rende esattamente opposti a quella lunare: pesanti e resistenti. Kat si muoverà con maggiore difficoltà, molto più preda dei colpi nemici, ma la sua potenza sarà inaudita. Ritroveremo anche i poteri speciali in questo secondo capitolo delle avventure di Kat, ma ad aggiungersi ci sarà la possibilità di cambiare stile di Gravità e sfruttare diverse metodologie di attacco.

Tutto questo è possibile migliorarlo grazie ai soliti cristalli viola, sparsi per tutte le isole fluttuanti. L’albero delle abilità di Kat è infatti molto ampio da completare e certamente l’introduzione di diversi stili di gravità non hanno fatto che migliorare ulteriormente il combat system. Il problema principale, però, si riserva specialmente nel contenuto finale, in quanto dopo qualche ora si sentirà quella puzza di “già visto”. Kat tutto sommato utilizza prevalentemente i poteri del primo capitolo, solo leggermente migliorati e stilizzati, con solo l’introduzione di due nuovi metodi di attacco; si poteva fare certamente di più considerando le potenzialità, inoltre gli sviluppatori hanno avuto parecchio tempo per dedicarsi a questo sistema. Probabilmente hanno ben pensato che a fare da protagonista fosse la creatività del giocatore, perché i poteri di Kat e i diversi stili e migliorie aggiunte offrono un potenziale creativo davvero incredibile e una personalizzazione molto intelligente, ben misurata. Questa creatività è e dev’essere parte del contesto di gioco, così come quando si esplorano le isole fluttuanti con diverse angolazioni e misure da prendere. Ed è proprio qui che il Team Siren si è maggiormente concentrato, ovvero nell’offrire un mondo decisamente più vivo e pieno rispetto al passato, con un endgame longevo e mai stancante. Di missioni secondarie ce ne sono e talune sono davvero interessanti, oltre che varie. Queste hanno spesso una storia a sé stante, una narrativa a parte che si sviluppa nel giro di qualche missione. Non possiamo che apprezzare molto il lavoro svolto. Purtroppo di contro abbiamo comunque una qualità non troppo eccelsa e un ritmo non sempre perfetto, sia per quanto concerne la main quest, sia per le attività secondarie proposte dalle isole fluttuanti. Si vede come gli sviluppatori hanno privilegiato la sicurezza al rischio, cercando di fornire un sistema conosciuto ma migliorato, con qualche introduzione qui e là, rispetto invece al rischio di reinventare il gioco, proporre cose nuove e decisamente più varie.

Quello che ci si aspetta da un prodotto nato su PS Vita che passa ad una console potente come PS4, è sicuramente un aspetto tecnico migliorato sotto tutti i punti di vista. La nostra prova è stata effettuata su una PS4 Pro, mostrando subito i notevoli miglioramenti dell’immagine rispetto alla versione base. Il gioco gira ad una risoluzione di 4K nativo, che offre una pulizia grafica e un impatto favoloso per chi possiede un pannello TV 4K, mentre per chi è ancora restio a fare il passaggio e quindi ancora fedelmente legato ad un televisore FullHD, i miglioramenti sono comunque palesi. Il supersampling offre una pulizia incredibile, dove l’aliasing è completamente nullo. Di contro, però, abbiamo un frame-rate bloccato a 30fps che non cala mai, nemmeno nelle fasi più caotiche. Ho poi provato il titolo su una PS4 standard e il risultato è medesimo sotto l’aspetto del frame-rate, meno su quello grafico: il gioco gira alla risoluzione nativa di 1080p e rende comunque benissimo, ma i possessori di PS4 Pro hanno quella piccola marcia in più. Ovviamente nulla di così diverso, anche perché artisticamente il gioco è bellissimo e lo sarebbe anche sulla buonanima di PS Vita. Il cell-shading è molto curato, lavorato bene e trova un giusto equilibrio con lo stile fumettistico giapponese che ne consegue, quasi un connubio perfetto tra le due parti. A migliorare ulteriormente il pacchetto estetico è l’illuminazione globale e la palette dei colori, vivi e sgargianti. L’illuminazione è resa in modo incredibile, soprattutto durante le fasi notturne.

Pro

  • Mondo più ampio, bello e colorato
  • Nuovi poteri di gravità
  • Comparto tecnico davvero eccellente

Contro

  • Poco coraggioso
  • Ritmo blando della trama

Commento finale

Non si può rimanere delusi davanti ad un titolo del genere, anche se dimostra di essere molto conservativo. Kat è sempre bella, simpatica e coinvolgente, mentre altri comprimari risultano ancora poco curati sotto questo aspetto, così come il combat system che ha ricevuto le dovute migliorie e accorgimenti, oltre ad un paio di introduzioni apprezzate, ma si continua a percepire quella sensazione conservativa che non ha spinto gli sviluppatori a proporre qualcosa di molto più impegnativo. La trama non è di certo il punto focale dell’esperienza, ma sa intrattenere con qualche colpo di scena e sorprese di vario genere, anche se purtroppo è vittima di un ritmo strano, che varia dall’intenso al morto in pochi frangenti. Tecnicamente il titolo è davvero piacevole da guardare e da giocare: le isole fluttuanti sono vive, piene di cose da fare e soprattutto interessanti da scoprire. Gravity Rush 2 è il titolo che tutti i fan possono desiderare, anche se frenato dalla paura di fallire del Team Siren in fase di sviluppo. Qualche aggiunta in più, una trama maggiormente studiata e un combat system e una varietà più curata avrebbero reso quest’esclusiva PS4 un must have, mentre per ora lo limitano ad essere “soltanto” tra le esclusive più interessanti di questo periodo, anche se i giocatori PS4 possono beneficiare di Horizon: Zero Dawn, Ni-Oh e NieR: Automata nel giro di pochi mesi.
8

Ottimo

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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