Final Fantasy XIV – Road to Stormblood – Episodio 1

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La maggior parte delle persone concentra la sua visione di un MMO nel suo endgame. Indubbiamente la componente finale di questo tipo di titoli rappresenta uno dei fondamenti della sua esperienza di gioco, una vera e propria prova del fuoco che si rinnova ad ogni espansione e che testa i giocatori più assidui con sfide al limite delle loro capacità. Un MMO però non si compone solo di una fase finale, di una continua e ciclica corsa all’equipaggiamento, ma anche del level up, delle lunghe sessioni dove si bada meno ai numeri e più al mondo che ci circonda, alla struttura delle quest, al feeling trasmesso da una classe. Il viaggio in fin dei conti è importante quanto la destinazione ed è per questo motivo che abbiamo deciso di parlare di Stormblood, l’ultima espansione di Final Fantasy XIV, partendo dall’inizio e creando un nuovo personaggio per intraprendere insieme a voi lettori la lunga avventura che ci porterà al tanto agognato end game. In questo modo speriamo di riuscire a trasmettere tutte quelle sensazioni che fanno parte dell’esperienza di un MMO, senza concentrarsi solo sulle ultime novità e sulla parte finale ed al tempo stesso di riportare in maniera accurata tutte quelle modifiche QOL (quality of life) che sono sempre introdotte con un’espansione.

Prenda un numero…

Il primissimo impatto con il titolo su Ps4 è stato caratterizzato dall’attesa. Il gioco infatti è in grado di aggiornarsi solo con il suo launcher aperto, impedendo quindi l’uso contemporaneo della console. L’attesa è stata però utile al fine di prendere mano con l’originale idea di assegnare il movimento del cursore al touchpad del dual shock, che per quando mi riguarda si è rivelato troppo ridotto nelle dimensioni per essere utilizzato con precisione. Senza farmi scoraggiare ho quindi affrontato il robusto download necessario e dopo svariate ore ho finalmente potuto creare un personaggio. Avendo già le idee chiare ho immediatamente optato per il Lancer (un dps fisico abbastanza diretto) e dopo aver trovato un compromesso soddisfacente tra i vari aspetti permessi ed il mio gusto, mi sono lanciato all’avventura.
O almeno quella era l’idea, ma non avevo tenuto conto della coda all’ingresso dei Server. Nonostante avessi scelto il data center europeo (consigliato dal gioco stesso), oltre 1800 persone attendevano pazientemente in fila davanti a me. Questa situazione si è ripetuta praticamente ogni giorno dell’ultima settimana. Certo, la fila è diminuita ma è rimasta un elemento costante di quasi ogni mia partita, possibile sintomo di una popolazione attiva e numerosa o dell’esigenza di server più capienti. Dopo circa 30 minuti d’attesa sono infine riuscito a mettere piede nella verdeggiante Gridania.

Questa è la tua lancia

Il lato artistico del titolo è indubbiamente affascinante, in grado di trasportare in modo efficace il giocatore nel continente di Eorzea e nei suoi stupendi scorci ricchi di atmosfera e suggestioni tipicamente legate ai temi storici della saga. Questa bellezza è però oscurata dalla minaccia (per adesso poco percepita) dell’impero di Garlean e dalla sua inarrestabile campagna di conquista, che pochi anni prima ha distrutto buona parte del continente (e con esso la prima sfortunata versione del titolo). Così, a 5 anni dalla catastrofe, vestiremo i panni di un avventuriero in cerca di fama e fortuna appena giunto in una delle tre città stato del gioco. La classe scelta infatti determina la zona iniziale del gioco e attraverso le varie quest presenti riesce fin da subito a creare un forte senso di appartenenza. Gridania per esempio pullula di lanceri ed arcieri che difendono la città dalle creature selvagge e di maghi impegnati a ristabilire un contatto con gli spiriti della foresta. La sensazione di essere “integrati” con i personaggi circostanti è forte e piacevole, mentre le quest ci svelano qualche nuovo dettaglio sulla vita quotidiana nella città, sui problemi delle varie guardie e sulla necessità di ripartire dopo la devastazione del passato. La nostra classe di scelta gioca un ruolo fondamentale in questo, attraverso una lunghissima catena di quest che ci accompagna per buona parte dell’esperienza di gioco e che riesce in modo molto efficace a farci apprendere i vari aspetti della professione scelta attraverso sfide adeguatamente complesse. La classe diventa quindi identità, un ruolo che in un certo senso sappiamo di ricoprire nel mondo fittizio del gioco ma che al tempo stesso possiamo cambiare abbastanza agevolmente qualora volessimo sperimentare qualcosa di nuovo. Ovviamente non si gioca solo con le emozioni e pad alla mano sono rimasto molto sorpreso dalla comodità dei controlli. Abituato alle combinazioni di tasti delle controparti pc, il titolo si è rivelato abbastanza accessibile ed immediato anche con il controller, che si è dimostrato non all’altezza solo durante le interazioni sociali (scrivere nella chat è particolarmente scomodo) e nella navigazione dei menù più complessi. Il combattimento, efficace ma non confusionario, ben si presta alla trasposizione su pad rendendo l’uso delle varie combinazioni intuitivo e rapido. Una piccola perplessità rimane però per quanto riguarda il futuro, quando le abilità aumenteranno ulteriormente di numero e non sarò più in grado di mapparle nei 16 tasti a disposizione per ogni set.

Chi ben comincia…

Presa la mano con le meccaniche del Lancer, mi sono avventurato oltre i confini sicuri delle zone iniziali e ho constatato che l’esperienza di livellamento si dimostra fluida e ben strutturata. Tra questo ed eventi dinamici si riesce molto facilmente a rimanere ben al di sopra del livello consigliato, grazie al cospicuo bonus di esperienza che viene assegnato a tutti i giocatori sotto il livello 60. Dopo aver terminato le zone iniziali infatti, mi sono ritrovato con un tale avanzo di livelli da mettere in pausa le quest secondarie e dedicarmi a quelle dello scenario, ansioso di provare con il pad le insidie dei primi dungeon. Da un lato la scelta di integrarli nella main quest mi ha fatto lievemente storcere il naso, perché vincola la progressione alla nostra possibilità di trovare altri 3 giocatori disposti a collaborare. Fortunatamente il duty finder, lo strumento di matchmaking del gioco, si è rivelato abbastanza efficace e dopo un tempo d’attesa medio di circa 15 minuti sono riuscito a trovare altri giocatori ed a portare a termine le mie missioni. L’esperienza nei dungeon ha confermato il parere positivo riguardo ai controlli durante il combattimento ma allo stesso tempo ha confermato anche i miei dubbi durante la navigazione nell’inventario e la comunicazione con altri giocatori, fin troppo macchinose per essere eseguite durante i combattimenti. I dungeon avevano il giusto equilibrio tra difficoltà e ricompense, presentando fin da subito boss finali dotati di meccaniche da comprendere e che richiedono una certa attenzione nei confronti di quello che ci circonda. Il Lancer è riuscito ad assolvere egregiamente al suo compito, apparendo perfettamente in linea con le prestazioni dei miei compagni d’arme. In circa 10 giorni sono riuscito a raggiungere il livello 28 ad un passo dal primo cambio di classe che avevo preventivato, quello nell’iconico Dragoon. Il main scenario ha ancora tantissimo da mostrare e le due espansioni si stagliano all’orizzonte con le loro enormi possibilità. L’invito ad entrare nei Scions of the Seventh Dawn, il gruppo di personaggi che funge da catalizzatore per la trama, è appena arrivato e sono ansioso di vedere come il gioco si comporterà con l’aumentare delle sfide (e dei tasti da premere).

Termina così il primo appuntamento con il mondo Eorzea ed i suoi abitanti, con la speranza che queste parole abbiano quantomeno acceso la vostra curiosità riguardo questo titolo. Final Fantasy XIV si è per adesso dimostrato un MMO validissimo e decisamente user friendly anche per chi volesse iniziarlo in questo momento al netto delle espansioni già rilasciate.

Al prossimo appuntamento!

Cresciuto a pane, giochi di ruolo p&p e videogiochi. Cerco sempre di mantenere i miei gusti videoludici vari senza farmi fermare dall’insolito.
Io non dico: giochiamo meno, giochiamo meglio. Io dico: giochiamo di più.

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