Final Fantasy XII: The Zodiac Age – Recensione

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9.5

Eccellente

Uscito per Sony Playstation 2 ben undici anni fa, ed esattamente il 16 Marzo 2006, Final Fantasy XII raccoglieva la pesante eredità del successo commerciale di Final Fantasy X e della prima incursione del franchise nel mondo degli mmorpg con Final Fantasy XI. Titolo polarizzante ed estremamente innovativo, Final Fantasy XII venne acclamato dalla critica internazionale, ma al tempo stesso fortemente contestato da un pubblico che, evidentemente, non riuscì a sopravvivere allo shock causato dal cambiamento di rotta tanto radicale e tanto improvviso che il titolo aveva ormai impresso all’intero franchise.

A riprova di quanto Final Fantasy XII abbia rappresentato una rottura definitiva con i tropi e gli stilemi dell’intero franchsie storico di Square-Enix, abbiamo quel pastrocchio che è stato Final Fantasy XIII (e resto della trilogia annessa); l’ottimo Final Fantasy XIV: A Realm Reborn, a dimostrazione di come certi elementi presenti possano funzionare in ambiente mmorpg (chi si azzarda a dire la parola rilancio finisce dietro la lavagna) e Final Fantasy XV che, personalmente, considero un costosissimo esempio digitale e open world di Dorodango.

Oggi, 11 Luglio 2017, esce per Sony Playstation 4 Final Fantasy XII: The Zodiac Age edizione rimasterizzata in alta definizione non dell’originale ma della sua versione internazionale sottotitolata International Zodiac Job System che, per la prima volta nella storia delle versioni internazionali dei jrpg di Square-Enix, anziché introdurre nuovi contenuti come boss opzionali o missioni aggiuntive, si prendeva la briga di rivedere e ribilanciare numerose meccaniche di gameplay, nonché di correggere alcune decisioni poco felici che influivano in modo negativo sull’esperienza videoludica dell’originale (tipo gli scrigni da non aprire per ottenere l”arma più potente del gioco #WTF).

SIGLA!

Final Fantasy XII, ora come allora, è una bestia piuttosto particolare, soprattutto in relazione alle altre iterazioni del franchise. Optando probabilmente per un approccio alla narrazione più maturo, i direttori Hiroshi Minagawa e Hiroyuki Ito, abbandonano le dinamiche sentimentali ed i sotto-temi romantici dei capitoli precedenti, in favore della costruzione di un mondo più complesso. Il fulcro della narrazione di Final Fantasy XII è in fatti Ivalice: un mondo di costanti lotte politiche tra nobili casate, ordini religiosi ambiziosi e poteri occulti che hanno da sempre pilotato la storia. Non a caso gli eventi del gioco vengono presentate come cronache, narrate dalla voce del Marchese Halim Ondore IV di Bhujerba. Il risultato complessivo è un titolo talmente tanto estraneo alle altre iterazioni marchiate Final Fantasy da portare Square-Enix ad ideare il progetto Ivalice Alliance. Franchise nel franchise, Ivalice Alliance proiettava il giocatore, attraverso titoli differenti, in momenti storici particolarmente importanti dello stesso mondo come la Guerra dei Due Leoni (Final Fantasy Tactics; Playstation 1, 1997); e la dissoluzione della setta Müllenkamp (Vagrant Story; Playstation 1, 2000). Nel caso specifico, Final Fantasy XII trasporta il giocatore nel passato remoto di Ivalice: al culmine dell’età dell’oro. 

Al termine di un filmato introduttivo di nemmeno sette minuti che, a tutt’oggi, è uno degli esempi di narrazione più efficaci che mi sia mai capitato di vedere in un videogame, ed in cui sono riusciti ad incorporare un matrimonio, una guerra ed un funerale con dialoghi minimi e senza generare un minimo di confusione, Final Fantasy XII cala il giocatore nei panni di Vaan; giovane orfano della città di Rabanastre, capitale del piccolo ma florido regno di Dalmasca. Pur essendo il personaggio messo sin da subito in mano al giocatore, Vaan non è il protagonista della vicenda: il ruolo viene, infatti, riservato alla principessa Ashelia B’nargin Dalmasca (per gli amici Ashe) che si ritrova a dover lottare per liberare il suo regno dall’occupazione dell’impero di Archadia. Accompagnata dall’aviopirata Balthier e dalla sua compagna Fran la viera; dal veterano Basch ed, infine, da Vaan e dalla sua giovane amica Penelo, Ashe dovrà ripercorrere i passi del suo antenato Raithwall il Re Dinasta per recuperare le reliquie che attestino la sua discendenza e contrastare così il console Vayne Solidor e le sue mire di conquista su Ivalice.

Un titolo in troppo anticipo sui tempi

La volontà del duo Minagawa/Ito di rompere col passato del franchise andava ben oltre i temi affrontati dalla vicenda; o dal lieve spostamento in secondo piano del giocatore rispetto ai veri protagonisti della storia (come scrivevo poca’anzi, infatti, Vaan deve essere considerato come il personaggio punto di vista: il tramite tra la storia del riscatto di Ashe e la percezione che il giocatore ha del mondo di Ivalice); in Final Fantasy XII, infatti, anche le meccaniche di gioco subirono un drastico cambiamento. Drastico al punto da essere il punto più criticato dai fan di lunga serie della serie di jrpg targati Square-Enix.

Inutile dire che il primo imputato era il Gambit System. Proponendo un passaggio tra fasi di esplorazione e fasi di combattimento senza soluzione di continuità, Final Fantasy XII abbandona completamente il sistema di combattimento a turni in favore dell’Active Dimension Battle che rimette al controllo diretto del giocatore il solo leader del party, demandando il controllo dei restanti membri all’intelligenza artificiale. Questa può essere modificata tramite il sistema dei Gambit: opzioni che permettono di regolare il comportamento di ciascun personaggio come il nemico da attaccare, le magie o le abilità da utilizzare al concretizzarsi di determinati eventi. Ad esempio è possibile impostare l’utilizzo di un’abilità di cura su di un personaggio il cui numero complessivo degli HP scenda al di sotto di una determinata soglia.

Se la descrizione può sembrare riduttiva, non preoccupatevi: la quantità di opzioni e di combinazioni è tale da permettere al giocatore di ricorrere a strategie anche elaborate, siano esse difensive o offensive; come l’utilizzare il personaggio con i valori più alti di difesa e punti vita come tank per permettere agli altri membri del party di bombardare il nemico di turno di attacchi magici, preoccupandosi delle occasionali cure d’emergenza a supporto del membro con l’incarico di curare. La complessità apparente del Gambit System, viene fortemente mitigata dalla sua natura intuitiva e dal fatto che comunque al giocatore viene costantemente data la possibilità di scavalcare il Gambit impostato inserendo direttamente il comando o, addirittura, modificarne di sana pianta le impostazioni durante il corso della battaglia.

Al Gambit System, va ad accoppiarsi il sistema di sviluppo dei personaggi che in Final Fantasy XII riprendeva, per struttura, la sferografia di Final Fantasy X riproponendola sotto forma della scacchiera delle licenze che permetteva l’acquisizione della possibilità di utilizzare una determinata abilità o una particolare arma in base ai punti spesi per acquistare la rispettiva licenza. A differenza della sferografia, che costringeva il giocatore a seguire un determinato percorso lungo il tabellone, la scacchiera delle licenze offre una libertà maggiore nella personalizzazione di ciascun personaggio.

Tuttavia, se in Final Fantasy XII tutti i personaggi potevano ricoprire tutti i ruoli con gradi di efficienza variabili in base alle statistiche di base di ciascuno, nell’edizione internazionale prima ed in questo Zodiac Age viene proposto lo Zodiac Job System che frammenta la scacchiera delle licenze in dodici versioni differenti e più piccole (una per ciascuna classe). Oltre ad alcune abilità comuni a tutte le classi, le dodici nuove scacchiere permettono un’ulteriore personalizzazione e differenziazione dei personaggi che possono arrivare ad equipaggiare fino a due delle dodici classi disponibili.

Le modifiche implementate in questa nuova edizione di Final Fantasy XII comprendono anche diversi aggiustamenti che migliorano l’esperienza di gioco come il salvataggio automatico ad ogni transizione tra un’area della mappa e l’altra; che si rivela particolarmente utile nelle zone esplorabili più vaste, l’aggiunta di ben sedici nuove opzioni per il Gambit System che aumentano ancora di più la profondità strategica del sistema; il ribilanciamento generale del livello di difficoltà del gioco, l’aggiunta di nuove armi eccelse e la rimozione del macchinoso procedimento per ottenere l’Alabarda Eccelsa che era in assoluto la cosa più arbitraria che mi fosse mai capitato di vedere. Sempre a proposito di oggetti, è stata modificata anche la frequenza con cui i contenitori del tesoro vengono rimpiazzati sulla mappa; ora questi tornano ad ogni transizione tra un’area e l’altra e non più ogni tre, come nella versione originale.

A questo vanno ad aggiungersi la possibilità di accelerare la velocità di gioco fino a 4 volte e l’introduzione della Modalità Sfida, che permette di proiettare il party al livello attuale attraverso 100 combattimenti a difficoltà crescente che culminano con la battaglia con tutti i Giudici Magister in simultanea e ben due modalità Game+: Strong Mode, con il party che inizia l’avventura a livello 90 e Weak Mode in cui i personaggi non salgono mai di livello, disponibile questo una volta terminata la modalità sfida. A concludere il tutto una presentazione tecnica che, al di là della rimasterizzazione in HD offre ambientazioni ed espressioni facciali di altissimo livello ed una colonna sonora estremamente evocativa, disponibile anche questa in versione rimasterizzata.

Final Fantasy XII: The Zodiac Age è l’occasione da non lasciarsi sfuggire: una presentazione tecnica curatissima dall’elevato production value che non può non lasciare a bocca aperta, anche paragonandolo a titoli più recenti; meccaniche di gioco che nel 2006 erano all’avanguardia, e per questo probabilmente troppo criticate, ma che trovano ben undici anni dopo la loro giusta collocazione temporale, essendo di fatto state incorporate in titoli acclamati della generazione corrente (avete giocato con versioni diverse del Gambit System anche recentemente, ma non ho sentito lamentarvi); personaggi dotati di fascino e di carisma caratterizzati da manierismi, espressioni facciali e da un voice acting che rende in maniera ineccepibile una scrittura che potrebbe competere con le grandi produzioni hollywoodiane.

Pro

  • La migliore versione di Final Fantasy XII rimasterizzata in HD
  • Gambit System profondo come non mai
  • Personaggi indimenticabili
  • Storia matura
  • Balthier

Contro

  • FInal Fantasy XII rimane comunque l'iterazione meno accessibile dell'intero franchise.

Commento finale

Che si abbia avuto l'occasione di giocare con l'originale, che ci abbia incantati o meno, o che sia questa la prima incursione nel complesso e spietato mondo di Ivalice, Final Fantasy XII: The Zodiac Age va assolutamente giocato e vissuto non solo per la storia o i personaggi, ma soprattutto per la pregevole qualità delle innovazioni, che già undici anni fa introduceva nel mondo dei videogiochi, e la mastodontica quantità di contenuti opzionali nascosti tra le pieghe della storia principale.
9.5

Eccellente

Nicola

Nato quando ancora andavano di moda i pantaloni a zampa di elefante, venne introdotto, a soli cinque anni, al mondo dei videogiochi dal padre, fiero possessore in un Mattel Intellivision (esatto la console con le scocche di legno).
Tornato dal suo esilio temporaneo in Canada, continua a litigare con i commessi dei negozi di elettronica a causa della sua spasmodica ricerca del gioco di nicchia definitivo: quello che conoscerà ed apprezzerà solamente lui.

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