Yoga Hosers - Recensione

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6.5

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Il ritorno di Kevin Smith "il grottesco"

Il buon vecchio Kevin Smith non ha bisogno di presentazioni. Tra alti e bassi di una carriera fatta di dossi, curve e sensi unici, Kevin ha sempre, costantemente, immancabilmente portato avanti la sua visuale delle cose, privata, personale, grottesca e, spesso e volentieri, politically scorrect. 

Re di un certo tipo di commedia americana, a metà strada tra quella di John Landis e quella di Ben Stiller, Smith sa bilanciare dialoghi, presenze, gag e sentimento. Più volte l’ha dimostrato, facendo centro, non di critica ma di incassi (celebre la saga dei “commessi” o Clerks). 

Qui lo ritroviamo alle prese con un film che ammicca chiaramente al solito genere che “zittino Bob” ama, pur constatandovi all’interno forti elementi grotteschi e caricaturali, ovviamente voluti, dato anche, probabilmente, il momento particolare vissuto dagli USA. 

La dichiarazione di Smith però, provocatoria al 110%, ha segnato forse il giudizio di critici e spettatori, dove quest’ultimo viene da Kevin ammonito con un laconico – forse fintamente adirato?! -: «Non me ne frega più niente del pubblico». Diciamo pure che non è un eccellente biglietto da visita se detto ad una conferenza stampa di presentazione di un prodotto (vedi Sundance 2016) ma la sua nuova creatura, nonostante ciò, lascia comunque il segno per la sua particolarità, in puro stile Kevin Smith. 

Yoga Hosers è il secondo capitolo della trilogia True North (adattata da un suo podcast) e parte dal cameo che le figlie di Smith, Johnny Depp, Harley Quinn e Lily-Rose, avevano interpretato nel primo film (Tusk), che a sua volta altro non era se non una citazione al capolavoro Smithiano per eccellenza: Clerks

Due liceali – commesse di un negozio di Winnipeg, annoiate e apatiche, seguono entrambe i dettami di un guru yoga assai bizzarro e, di tanto in tanto, suonano in una band nel retrobottega. Le due, entrambe di nome Colleen, sognano di andare alla festa del classico “fighetto” della scuola ma devono affrontare l’attacco di un mini (ci si riferisce, in questo caso, alle dimensioni… fisiche e non al quantitativo) esercito di wurstel nazisti assassini. Dopo una battaglia che definire epica sarebbe poco, contro quelli che vengono chiamati “bratzis” – tutta CGI nuda e cruda – spicca un cameo di Johnny Depp (mascherato sotto chili e chili di stucc… trucco! Trucco! Volevo dire trucco!) in accento québécois, chiarissimo il riferimento made in Tusk

Commento finale

Insomma Smith volteggia, s'innalza il cielo e piomba, di peso, a terra, a metà strada tra Hulk e Hancock (all'inizio del primo film...) letteralmente franando non sul terreno ma sul minutaggio – 88 (ottantotto) minuti – che a fatica regge un film visionario, grottesco, (ir)reale. Quasi un filmino di famiglia, visto gli interpreti: demenzialmente (ir)riverente, pieno zeppo di riferimenti pop e ad intraducibili giochi di parole – riscontriamo persino uno sfottò al Canada – questo film è la dimostrazione delle affermazioni di Smith che, a dirla tutta, non nutre solamente scarsa importanza per il pubblico ma per tutto quanto lo circonda. Imitatelo e preparatevi a grasse (e sconvenienti) risate. In dvd e blu ray a partire da 15,70 $.
6.5

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Stefano Labbia

Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato nella Capitale d’Italia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore”, nel 2016 per Casa Editrice Leonida cui è seguita la sua seconda silloge poetica dal titolo “I Giardini Incantati” (Talos Edizioni). Il suo romanzo “Piccole Vite Infelici” (Elison Publishing) ha vinto il Premio Elison 2017 – miglior romanzo inedito. Nel 2018 uscirà una raccolta di racconti, “Bingo Bongo & altre storie” (Il Faggio Edizioni) e, per LFA Publisher, la sua prima graphic novel da autore e sceneggiatore dal titolo “Killer Loop’S”.

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