Resident Evil - The Final Chapter - Recensione

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6.5

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L’umanità è allo stremo. Il Virus-T ha infettato l’intero pianeta e le ultime colonie di sopravvissuti rischiano di cadere sotto gli assedi dei non-morti. Una delle ultime roccaforti umane è a Raccoon City, lì dove tutto è cominciato. Alice (Milla Jovovic), appresa dalla Regina Rossa l’esistenza di un antivirus aereo in grado di porre fine all’esistenza del Virus-T e alle vite degli infetti, dovrà nuovamente recarvisi per penetrare nell’Alveare prima che l’ultimo insediamento umano venga annientato. L’Umbrella Corporation farà di tutto per impedirglielo, al fine di portare a termine il proprio malvagio disegno.

Il duo Paul W.S. Anderson – Milla Jovovic ha per anni alimentato un franchise cinematografico tanto intenso da portarli addirittura, nel 2009, al matrimonio. Prendendo a piene mani dal successo videoludico dell’omonima saga di Resident Evil infatti il regista britannico ha saputo sfruttare l’eco mediatica di una tale trasposizione, trascinando la produzione stessa in sei capitoli sul grande schermo. Tra alti e (molti) bassi, la parallela saga di Alice, che poco ha a che spartire con la trama videoludica, arriva ad una sua possibile conclusione non tradendo affatto l’imprinting ben preciso dato da Anderson ai suoi prodotti fin dal lontano 2002.

Resident Evil: The Final Chapter mantiene infatti una struttura semplice. A metà tra post-apocalittico e frenetico action pone ancora una volta al centro della pellicola un’inarrestabile Milla Jovovich. Già dal titolo si capisce come le intenzioni di Anderson siano ben chiare: arrivare alla conclusione di un iter cinematografico che ha inevitabilmente offerto tutto (e probabilmente troppo) quello che era in grado di offrire, spremuto fino in ogni suo aspetto e, inevitabilmente, snaturato. Quest’ultimo capitolo cerca di riprendere le fila di un discorso aperto molto tempo fa, fila perdute in corso d’opera con l’inserimento di una serie di capitoli riempitivi che poco hanno giovato ad una saga che ha perso se stessa dopo un’incipit promettente e che solo adesso prova a ritrovarsi.

Puntando su una colonna sonora martellante e degli effetti visivi appaganti, il film si offre immediatamente come un prodotto di intrattenimento più che valido. Dal punto di vista action-adventure a Resident Evil sembra non mancare davvero nulla: ritmi serrati, coinvolgimento e propulsione narrativa rendono le vicende interessanti e il sapiente “riassunto” di inizio film (che il fan di vecchia data potrà trovare discutibile) altro non fa che estendere l’appetibilità del prodotto anche ai meno affezionati all’universo narrativo della saga. In Resident Evil c’è tutto ciò che di positivo i vecchi capitoli hanno saputo proporre, depurato degli aspetti più discutibili e negativi. Ma c’è soprattutto la consacrazione di Alice come colonna portante di una saga di cui è l’assoluta protagonista. Milla Jovovich è fulcro, motore e anima: si carica sulle spalle un’avventura e i suoi relativi co-protagonisti dettandone tempi e ruoli, agendo da regista sul campo della caotica frenesia di Anderson.

Commento finale

Conscio della sua sfrontatezza e di un’incontestabile esuberanza, quest’ultimo capitolo fa tesoro dei tanti errori del passato e offre allo spettatore un prodotto completo, dinamico, convincente. Nei suoi intensi 106 minuti The Final Chapter è violenza e determinazione allo stato (quasi) puro, è brutalità e crudezza, è disperata lotta per un mondo migliore. Il film sfrutta i suoi canonici punti di forza per giungere appassionatamente alla sua fine, se davvero di fine si può parlare. Perché la sempiterna storia di Alice non sembra davvero destinata ad averne una.
6.5

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Critico cinematografico, giurista e speaker. Classe '94, nato insieme a Dookie, Forrest Gump, Pulp Fiction e Le Ali della Libertà, ma con il cuore a Juno.

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