Fe è uno dei pochi titoli pubblicati sotto l’etichetta EA Originals, la sezione “indie” del colosso americano. Abbiamo conosciuto lo studio svedese Zoink Games per Stick it to the Man!, ma avranno fatto bene a scegliere la piattaforma EA per il loro nuovo gioco? Scopriamolo assieme

Ispirato alle avventure giovanili del suo direttore artistico nel sottobosco della sua nativa Scandinavia, Fe ricorda  già nei suoi primi minuti la calma pervade le sconfinate foreste nordiche, che non sono già state abbattute dal noto colosso dei mobili da montare.
Zen, rilassante e pacifico, il gioco sceglie di raccontare la sua storia senza usare la minima parola: una scommessa coraggiosa che sicuramente ha il vantaggio di non essere costata nulla nella localizzazione. (che poi non è vero, perché i menù sono stati tradotti in italiano).
Spinto dolcemente nel cuore di una foresta dalle sfumature surreali, l’indescrivibile animaletto che sembra un mix tra Stich della Diney e una volpe, è rapidamente attratto da un maestoso cervo che ci invita a seguirlo.
E ci vorrà solo una manciata di secondi per il nuovo gioco Zoink Games per rivelare la sua caratteristica principale: il piccolo Fe si esprime solo attraverso il canto. Un’originalità che gli permetterà di farsi molti amici del variegato mondo animale di questa avventura.

Che si tratti del cervo iniziale, di una banda di roditori o di un possente volatile, ognuno degli animali del gioco che incontreremo ci offrirà una mano attraverso delle  particolari abilità.  Attraverso l’utilizzo dei pulsanti del pad, premuti più o meno forte, potremo “dialogare” con gli altri animali, cercando di modulare la frequenza del nostro canto per renderceli amici. Nel tempo avremo perfetta conoscenza del loro linguaggio e questo ci permetterà di acquisire in modo permanente le abilità di cui sopra.
L’esplorazione del mondo è libera, ma per la prima run vi consiglio di tenere attivato il marcatore degli obiettivi, perché altrimenti rischierete di perdervi sicuramente nelle intricate mappe del gioco. Uno degli obiettivi è scoprire l’ubicazione di alcuni frammenti luminosi, che sono settantacinque in tutto, che potranno far sbloccare potenziamenti a Fe. Peccato che vista la vastità della mappa e la necessità di tornare più volte in zone già esplorate, Zoink non abbia pensato ad un utile sistema di teletrasporto.

La prima cosa che impariamo a fare è sicuramente quella di scalare delle conifere, esercizio che ci permette di raggiugere le zone più alte della mappa. Ma giocando scoprirete che saranno necessarie ben altre abilità per poter procedere, ma non vi preoccupate, perché anche se tutto il gioco è basato sulla scoperta senza molte indicazioni, è abbastanza semplice capire cosa si dive fare e quando.
La gamma di movimenti si arricchirà comunque in ogni caso per offrire dopo poche ore una libertà gioiosa che spingerà a proseguire senza indugio. Difficilmente si rimane quindi bloccati.
Fe offre l’esperienza di un’avventura rilassante e piacevole, anche se i alcuni punti la nostra perizia e pazienza sono comunque messe alla prova. Sicuramente il cervo gigante, che sembra il figlio illegittimo di un incontro clandestino tra Shadow of the Colossus e la Principessa Mononoke, è uno di questi punti che vi faranno lanciare degli sterminati anatemi nei confronti di Zoink! Scalare questo bestione mi ha impiegato più tempo che portare a termine il resto dell’avventura.

Ci sono nel gioco dei simpatici nemici (definiti come “Silent” dal gioco), anch’essi presi in prestito dallo Studio Ghibli, che  pattugliano regolarmente alcune zone e che ci obbligano a nasconderci tra i cespugli e a capire i loro movimenti per aggirarli. La metafora dell’uomo che è stato sopraffatto da una forza che cercava  di padroneggiare è il fulcro della storia, in opposizione alla semplicità e spontaneità del mondo animale che cerca di riportare l’equilibrio nel creato. Non si tratta certo di una trama originale, ma alla fine è interessante e ci da lo stimolo per proseguire a scoprire i segreti del gioco. Se non si scoprono tutte le cento steli presenti nel gioco e i vari cristalli che ci permetteranno di rivivere la storia dei Silent, potremo comunque finire il gioco, ma senza che la trama ci sia completamente svelata. Quindi solo i più incalliti completisti e gli insanabili curiosi come il sottoscritto dovrenno dedicarsi obbligatoriamente ad una seconda run  per sbloccare tutto lo sbloccabile. Altrimenti in circa otto ore si completa senza troppi intoppi (a parte il malefico cerco gigante) tutta l’avventura.

Peccato che dal punto di vista grafico manchi un po’ di rifinitura. La scelta di una realizzazione low-poly sembra voler mascherare la difficoltà del motore grafico di Zoink nel gestire bene i vari poligoni presenti sullo schermo ed alcune volte queste lacune si palesano in repentini cali di framerate e fastidiosi bug grafici. Niente che impedisca di godere appieno dell’esperienza, ma la sensazione è che in fase di ottimizzazione siano mancate un po’ di risorse per rendere il gioco più fluido e stabile.