End of Justice – Nessuno è innocente – Recensione

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8

Ottimo

Cosa ti aspetti da un film con Denzel Washington? Azione, sparatorie, la sua classica battuta ormai marchio di fabbrica e presente quasi in ogni suo film (《Ehi!》). E se sei in Italia ti aspetti anche che a doppiarlo sia oramai il bravissimo e celeberrimo Pannofino. Ma ti aspetti anche momenti divertenti, colpi di scena, corse, esplosioni… insomma hai un Everest di aspettative appena pensi al gigante afroamericano dal sorriso perfetto e dalla faccia da schiaffi! Ma dovresti aspettarti anche un film drammatico. Intenso. Violento (a livello emotivo). Specialmente se conosci Mr Washington e se hai visto la maggior parte della Sua filmografia in cui film “scanzonati” si alternano a perle rare e a lungometraggi che difficilmente scorderai. End of justice è uno di questi. Feroce. Animalesco. Brillante.

Un Denzel Washington in grande spolvero, perfetto, in un film dannatamente prezioso per chi saprà coglierlo. Battute fulminanti, perle di saggezza raccolte in più di 120 minuti. Ecco cosa deve fare un film: risvegliare le coscienze, picchiarti con parole ed immagini. Grattarti la spina dorsale con una lama tagliente. Farti domande. Non darti risposte. Questo film lo fa in una maniera unica. Un plauso a tutto il cast, pulito ed in parte in un lungometraggio imperdibile ed impeccabile. Questo è cinema.

La trama: Roman è avvocato a Los Angeles e lavora in uno studio che si occupa di clienti, appartenenti a classi sociali bisognose, spesso impossibilitati ad avere una difesa degna di questo nome. Roman, anche per il carattere che ha che lo spinge a non trattenersi dinanzi a palesi ingiustizie, è stato sempre tenuto dal suo collega William Jackson nelle retrovie a preparare la documentazione dei casi. Quando però William viene ricoverato in ospedale senza speranza di recupero tocca a Roman presentarsi in tribunale e già la prima causa gli crea dei problemi. Le cose si complicano quando lo studio viene chiuso e chi si deve occupare dell’operazione comprende le sue doti e ne vuole acquisire le competenze mettendole però a servizio del puro e semplice guadagno…

Un plauso va a tutti i produttori e le case di produzione coinvolte nel progetto che hanno creduto in una sceneggiatura potente ma a tratti controversa: solo chi rischia a mio dire può fregiarsi di questo nome. Un film che merita per contenuti ed impegno applausi a scena aperta. Buona la fotografia, ottima la colonna sonora. Dan Gilroy, come se ce ne fosse bisogno, si conferma grande tra i grandi con uno stile ed una classe nel raccontare una storia così drammatica e vibrante da togliere il fiato. Un consiglio: appena vedete i titoli di coda, rimettetelo da capo.

8

Ottimo

Stefano Labbia
Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato nella Capitale d'Italia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore”, nel 2016 per Casa Editrice Leonida cui è seguita la sua seconda silloge poetica dal titolo "I Giardini Incantati" (Talos Edizioni), l'anno successivo. Il suo romanzo "Piccole Vite Infelici" (Elison Publishing) ha vinto il Premio Elison 2017 - miglior romanzo inedito. Nel 2018 uscirà una raccolta di racconti, "Bingo Bongo & altre storie" (Il Faggio Edizioni), "Vivo!" (PubMe - Collana "Il Piacere di Scrivere") e per LFA Publisher, la sua prima graphic novel da autore e sceneggiatore dal titolo "Killer Loop'S".

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