Edhel – Recensione

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Alzi la mano chi conosce almeno un film fantasy a firma italiana. Probabilmente se facessi questa domanda in una piazza affollata di una qualsiasi città, vedrei ben poche mani alzate, forse addirittura nessuna. D’altro canto, però, tutti conosciamo la Scuola di Magia di Howards di Harry Potter, le Terre di Mezzo del Signore degli Anelli o l’Armadio di Narnia. Questo a prova del fatto che in Italia questo genere passa inosservato davanti alle telecamere dei registi, ma viene molto apprezzato dal pubblico del grande schermo. Matteo Renda prova ad invertire questa tendenza con “Edhel”, film indipendente che potremo ammirare dal 25 gennaio nelle sale cinematografiche. La pellicola fa il suo debutto nei cinema dopo aver raccolto i premi di Miglior Regia, Miglior Film Indipendente, Miglior Cast e Miglior Film, ai Los Angeles Film Awards 2017 ed aver ben figurato al Giffoni Film Festival.

Edhel (Gaia Forte) è una ragazzina di 11 anni con una malformazione del padiglione auricolare a causa della quale le sue orecchie hanno la caratteristica forma “elfica”, ovvero sono a punta. La morte del padre, inoltre, fa sprofondare la bambina in un vero e proprio incubo. A scuola viene derisa dai compagni, a casa il rapporto con la madre Ginevra (Roberta Mattei) è difficile e conflittuale, l’unico luogo dove si sente felice e il maneggio dove Caronte, il cavallo che prima era del padre, l’aspetta e sembra l’unico in grado di capirla. Mentre la madre cerca di convincerla ad operarsi per correggere chirurgicamente le sue orecchie, Edhel conosce Silvano (Nicolò Ernesto Alaimo), il bidello Nerd della sua scuola. E se quella che, agli occhi di tutti, viene vista con una malformazione, fosse in realtà la prova della sua appartenenza all’antico popolo degli Elfi?

Quello di Matteo Renda è un film molto intimo, privato, è la storia delle difficoltà di una bambina e dei pregiudizi della gente di fronte a qualcosa che non conosce. L’amicizia tra Edhel e Silvano va ben oltre la semplice simpatia, si tratta, infatti, di qualcosa di molto più profondo che spinge i due farsi forza l’un l’altro per tornare ad affrontare quella vita che da troppo tempo ormai li sta opprimendo. In quest’ottica il bosco, dove ci sarebbe un portale magico per il misterioso mondo elfico, diventa il confine da dover superare per cambiare il proprio destino. Il mondo Fantasy è solo lo sfondo, ed il punto d’incontro, di due personaggi che anche seppur completamente diversi, vivono due solitudini complementari, costretti a dover smettere di inseguire i loro sogni. La pellicola può essere divisa in due parti. Una prima parte in cui, attraverso il ritmo lento, viviamo insieme alla piccola Edhel, il suo malessere e la pesantezza della sua routine. Una seconda parte che inizia con l’incontro con Silvano ed è caratterizzata da una narrazione più veloce ed una continua altalena tra le due ipotesi che si fanno strada nella mente della piccola, ovvero l’essere veramente un elfo oppure essere solamente una normale bambina di 11 anni con i suoi problemi. Vanno sottolineate, infine, le splendide inquadrature dall’alto delle cavalcate e dei paesaggi fuori città, realizzate attraverso i droni e una fotografia molto curata e attenta che attraverso i colori rispecchia gli stati d’animo di Edhel.

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Laureando in Ingegneria Meccanica e inviato per MyReviews. Nato lo stesso anno in cui uscivano "I Soliti Sospetti" di Bryan Singer al cinema e (What's the Story) Morning Glory? degli Oasis fuori dalle sale.

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