Dogman – Recensione

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9

Eccellente

Dopo Gomorra e Reality, Matteo Garrone torna nelle sale con il suo cruento film basato sul “delitto del Canaro”, fatto di cronaca nera italiana di cui è protagonista Pietro De Negri. Il film è stato accolto positivamente dalla stampa e al Festival di Cannes, così anche l’Hollywood Reporter ha premiato il film con un punteggio massimo. Noi di MyReviews.it, anche se in notevole ritardo (e ci scusiamo) siamo qui per dirvi la nostra sul film di Garrone, sul suo Dogman che ha così sbancato in termini di critica. Sarà veramente un capolavoro come tutti dicono?

La desaturazione e il modello Garroniano

Già dalle prime inquadrature possiamo vedere la voglia di Garrone nel mostrare una natura quasi distopica, surreale, post-apocalittica di una realtà che, sotto molti punti di vista, rappresenta il nostro vivere quotidiano. La trama racconta di Marcello, uomo mingherlino che ha un amore profondo per gli animali, i cani soprattutto e per sua figlia Alida, che è la luce dei suoi occhi. Separato, vede la figlia una volta a settimana dove, con le sue ovvie debolezze economiche, cerca di rallegrarla con escursioni subaquee che le piacciono tanto o piccoli viaggi. Nel quartiere è molto amato, a differenza di Simoncino, ex-pugile cocainomane che si trova spesso da Marcello in quanto, quest’ultimo per arrotondare, vende cocaina a lui e pochi altri. Marcello è debole e non può competere con la forza bruta di Simoncino, così come non può riuscire a convincerlo a comportarsi bene, anzi, risulta quasi un problema. Simone cerca di invischiare con la forza Marcello nelle sue cose ed è proprio questo rapporto la chiave del film. Le scene sono fatte prevalentemente di primi piani, così da cogliere le emozioni dei personaggi principali. Si capisce che Marcello è un brav’uomo, così come Simoncino è l’esatto opposto: le loro azioni, per tutto il film, sono lo specchio di una società moderna che ci nega alcuni dei nostri diritti come un lavoro o il vivere degnamente. Entrambi sono vittime di un sistema che porta la gente e vederla da sé, facendo spesso scelte sbagliate a causa di un’altra piaga che ha da sempre contraddistinto il nostro paese: l’ignoranza. La forza del film è farci capire questo mettendoci di faccia ad un particolare dilemma: come facciamo a giustificare uno dei personaggi mentre l’altro no? Forse perché siamo lo specchio di noi stessi. Garrone mette su schermo questo particolare grazie anche ad una fotografia desaturata, quasi senza colori che sembra voler rappresentare la società, di contro più vivi i colori del mare, come se rappresentassero la libertà.

Er Canaro: storia di cronaca nera

Il film quindi va avanti per circa un’ora e mezza cercando di cogliere l’enfasi sui personaggi, sulle situazioni più particolari. Garrone mette in scena la purezza nel suo termine più puro, ovvero quello di persone che non sono perfette ma che di cattivo hanno il loro lato malvagio sopito, nascosto. Tutti gli uomini sono malvagi, per natura. Lo siamo dal peccato originale, se vogliamo citare la filosofia e la teologia, e Garrone questo lo sa. Pietro De Negri questo lo sapeva. Il film gira intorno alla storia di De Negri ma non ne fa un vero strumento mediatico, anzi percorre strade quasi differenti mettendo in scena situazioni completamente reinventate. Si passa dalla purezza alla brutalità: le scene sono così potenti da rendere impercettibile questo passaggio, tranne per alcune che rappresentano l’esatto opposto dell’altra. Marcello Fonte, l’attore che interpreta Marcello nel film è un non-attore, tipico del modello Garroniano di sfruttare non tanto il talento di un attore o persona quanto più la sua realtà quotidiana. Marcello è magistrale durante tutta la durata del film e rende perfettamente l’opera nata nella testa di Garrone, ovvero quello di rappresentare la tenerezza e la purezza, il positivo che poi diventa negativo, brutale e violento. Un western noir in chiave quasi post-apocalittica, un duello psicofisico che si ripercuote nella vita di tutti. Dogman è la storia di molte persone di questo paese ed è la storia di Marcello.

Dogman è quindi un capolavoro? Difficile a dirsi per tanti aspetti, ma quello che maggiormente lo definisce tale è la potenza visiva che Garrone riesce a trasmettere. Il film è ottimo e non annoia mai, con ritmi sempre stabilizzati. I colori, la regia e soprattutto la recitazione sono davvero incredibili, con un Garrone che non cerca virtuosismi di macchina ma mostra comunque la crudeltà e la tenerezza come pochi altri registi, Marcello Fonte ed Edoardo Pesce sono stati incredibilmente veri, teneri e spietati in base al loro ruolo nel film. Ogni scena non è messa a caso ed è per questo che ci si poteva costruire qualche ulteriore minuto su cui approfondire ulteriormente altri personaggi. Noi siamo contenti che il film abbia ricevuto i giusti premi al Festival di Cannes e che sia stato apprezzato da critica e pubblico. Andate a vedere Dogman finché è disponibile al cinema, non ve ne pentirete.

9

Eccellente

Personaggio particolare, simpatico e con la curiosità di un gatto. Cresciuto a pane e videogiochi, che ha scoperto nei primi anni di età, si è poi appassionato alla scrittura, alla filosofia e al cinema. Fedele al movimento multipiattaforma, che prima o poi metterà la parola fine alla console war.

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