Disgaea 1 Complete – Recensione

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8

Ottimo

Siete affascinati dal mondo dei JRPG tattici e avete iniziato a giocare ai videogiochi solamente in tempi recenti? Bene, potete già da ora dirigervi verso il vostro rivenditore di fiducia e acquistare a scatola chiusa il titolo qui recensito, poiché Disgaea 1 Complete non è altro che uno dei migliori esponenti del genere. In assoluto.

Pubblicato in origine in esclusiva per PS2 nel 2003 per poi essere riproposto in diverse riedizioni su console portatili dell’epoca, in tempi recenti il videogioco più popolare della compagnia Nippon Ichi è stato reso disponibile anche al pubblico PC, seppur con qualche difficoltà: l’edizione approdata su Steam, intitolata semplicemente Disgaea PC, debuttò infatti con diversi problemi di ottimizzazione, tanto da richiedere diverse patch correttive che interessarono un generoso periodo post-lancio.

Fortunatamente gli sforzi della compagnia giapponese, congiunti a quelli della compagnia sussidiaria statunitense, fecero in modo che in un secondo momento questo porting, già baciato da alcune migliorie, potesse essere ulteriormente impreziosito da caratteristiche extra disponibili solamente nelle riedizioni portatili, portando infine ai giocatori che dovettero attendere una difficile gestazione una delle edizioni più ricche e accessibili del classico nipponico sul listino digitale di Valve.

Forte di questo merito pregresso, oggi assistiamo alla nascita su PS4 e Nintendo Switch dell’ennesima riedizione di Disgaea: Hour of Darkness, forte di una serie di aggiunte che senza ombra di dubbio giovano al suo comparto estetico. Disgaea 1 Complete è infatti l’unica vera riedizione HD del primo capitolo della serie, potendo contare su un comparto grafico completamente in alta risoluzione, sia guardando alle (ancora semplici) strutture poligonali che al nutrito numero di sprite bidimensionali, invero mutuati in gran parte da Disgaea D2 per PlayStation 3. La presentazione finale, insomma, è decisamente più appetibile di quanto visto in precedenza su PC, offrendo all’utenza console un prodotto più rifinito e al passo coi tempi.

Il primo capitolo di Disgaea è forse quello più amato della saga, ma sicuramente il più acerbo dal punto di vista ludico. Non che la versione giunta a noi oggi riesca a sfigurare sull’ormai finire del 2018, sia chiaro, ma dopo le diverse introduzioni viste nelle cinque iterazioni successive, è chiaro che l’offerta sul piano delle meccaniche di gioco e la stratificazione ludica non sia comparabile a quella, ad esempio, di Disgaea 5, giunto sia su PS4 e su Nintendo Switch in precedenza. Il classico Nippon Ichi è un JRPG che richiede un numero di ore davvero importante per essere sviscerato in ogni sua declinazione, e malgrado l’esperienza sia più che sufficientemente tratteggiata da tutorial testuali, la scelta di mantenere alcune delle meccaniche che aumentavano la difficoltà (e la durata) in modo artificiale – seppur scusabile nell’ottica di una riproposizione fedele all’opera originale – potrebbe far alzare più di un sopracciglio. La mancanza di opzioni che in qualche modo ammorbidiscano l’esperienza di dover crescere singolarmente ogni membro del proprio party (come ad esempio il “Cheat Shop” visto nei capitoli successivi), così come tante altre scelte di design qui riproposte, ma evidentemente corrette successivamente (qualcuno ha parlato di aumentare il livello dei curatori?), rimane forse l’unico neo di un prodotto che ha tutta l’aria di essere al passo coi tempi, ma che nasconde invece un animo decisamente ancorato a stilemi ludici del passato.

Rimane in ogni caso una gioia tornare a vestire i panni di Laharl e del suo stuolo di demoniaci servitori, contando inoltre sulla presenza dello scenario aggiuntivo “Etna Mode”, riproposto anche nell’edizione PC già menzionata.
L’opera di rimasterizzazione di un classico simile, oltretutto finalmente di ritorno su console giapponesi, non poteva che essere curata nei minimi particolari questa volta, e sebbene i puristi potrebbero obiettare sulla validità di un restyle così radicale, non potendo nemmeno selezionare la possibilità di giocare con gli sprite originali, la dicitura “HD edition” applicata a questa riedizione riesce finalmente ad essere credibile, dopo i pareri discordanti legati a Disgaea PC. Meno incisivo è stato invece l’arricchimento per quanto riguarda il comparto audio, totalmente inalterato. Fortunatamente il buon lavoro realizzato all’epoca dal compositore Tenpei Sato rimane più che apprezzabile, mentre il doppiaggio in lingua inglese conta ancora un numero di battute recitate decisamente inferiore a quello originale, spezzando così la narrazione con inspiegabili scene mute; se non altro è sempre possibile rifarsi all’eccezionale interpretazione degli attori nipponici. Fortunatamente il lavoro di Takehito Harada e la direzione artistica del gioco rimangono tutt’ora molto apprezzabili, malgrado manchi sicuramente il fattore novità: Harada ha firmato infatti una serie infinita di videogiochi sviluppati proprio sotto l’etichetta di Nippon Ichi, e il suo gusto estetico è forse fra i più riconoscibili dell’industria del Sol Levante. Totalmente assenti novità sul fronte delle opzioni Quality of Life, dove Disgaea 1 Complete è comparabile all’edizione PC.

Pro

  • Veste grafica degna di essere definita in alta risoluzione
  • Il miglior cast di protagonisti della serie
  • Profondo, divertente, eterno…

Contro

  • … ma con alcune scelte di design ormai superate
  • Comparto audio rimasto al 2003
  • Un’opzione per giocare con gli sprite bidimensionali originali (vista la dicitura “Complete”) sarebbe stata più che gradita

Commento finale

Disgaea 1 Complete è l’unica riedizione del gioco a poter essere definita una vera e propria rimasterizzazione in alta risoluzione del primo, leggendario capitolo della serie Disgaea. Laharl arriva su PS4 e Nintendo Switch in formissima, e sebbene alcune meccaniche del gioco siano figlie di tempi ormai andati, il tactical JRPG di Nippon Ichi continua a far scuola anche oggi. Chiaramente non è possibile aspettarsi la freschezza e l’effetto sorpresa che colpì i giocatori quindici anni fa, ma se non altro è apprezzabile poter tornare a parlare di questa serie ripartendo proprio dalle sue leggendarie origini. Dood!
8

Ottimo

C'è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d'epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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