Il genere rogue like ha intrecciato una profonda relazione con il mercato indipendente, a causa della sua particolare natura che spesso scoraggia le major del videogioco. Questo ha indubbiamente permesso lo sviluppo di titoli particolari ed alternativi, e proprio tra questi emerge con prepotenza Darkest Dungeon. Rilasciato nel gennaio del 2016 sulla piattaforma Steam ed in seguito approdato su console, il titolo ha immediatamente riscosso un enorme successo di pubblico e critica grazie al suo particolarissimo approccio ed alla sua elevata difficoltà. La sua prima espansione, Crimson Court, ha aggiunto nuove sfide ed insidie a tema vampirisco ma con un twist che riesce a non cadere nei soliti clichè fornendo nuova linfa vitale al titolo. Con le feste in rapido avvicinamento, diamo quindi un’occhiata ad uno dei titoli più interessanti di questo genere.

Nei panni dell’erede di un antico e decadente borgo saremo chiamati a combattere un terribile male che si annida nelle profondità del maniero di famiglia, oramai un covo di mostruosità che minacciano gli abitanti della zona. Dovremo quindi costruire un party di improbabili eroi, equipaggiarli a dovere e poi mandarli a ripulire le varie aree che compongono la tenuta infestate da orrori di lovecraftiana ispirazione, in preparazione al vero e proprio Darkest Dungeon ed alla sfida estrema che rappresenta per il fisico e per la mente dei nostri eroi. Perchè la peculiarità del titolo non è solo la sua elevate difficoltà, ma in particolare la gestione dei devastanti effetti causati dai vari orrori di cui saranno testimoni i nostri erori. Lo stress causato dall’eplorazione e dai fallimenti peserà sulla sanità mentale dei personaggi, che se portati al limite inizieranno a sviluppare disturbi da stress in grado di ridurre la loro efficacia in combattimento (o di renderli delle vere e proprie spine nel fianco per i loro compagni). Il titolo si divide quindi in due grandi sezioni: quella gestionale e le spedizioni vere e proprie. Nella prima dovremo utilizzare le poche risorse recuperate durante le missioni per potenziare la nostra tenuta, migliorando così i negozi ed i servizi offerti ed aumentando le possibilità di successo. Riportare i nostri domini al loro antico splendore richiedere un considerevole investimeno non solo in termini monetari, ma sopratutto spendendo le preziose reliquie che andremo a recuperare durante le nostre spedizioni. Sebbene il fulcro del gioco sia indubbiamente nelle sue spedizioni, la fase gestionale ricopre un ruolo fondamentale per la riuscita facendoci valutare con molta attenzione a quale edifici dare la priorità. La possibilità di curare un eroe di alto livello da disturbi che lo renderebbero inutilizzabile può rivelarsi ben più utile di un equipaggiamento migliore. La recente introduzione dei distretti aumenta ulteriolmente la complessità della nostra pianificazione: i distretti infatti sono edifici speciali che dietro un considerevole investimento di risorse offronto dei bonus passivi in grado di modificare le nostre strategie di combattimento. La fase gestionale quindi fa immediatamente emergere come il titolo si prenda i suoi tempi: la costruzione e l’upgrade di molte strutture richiede una notevole mole di risorse, rendendo necessarie numerose spedizioni anche per i primi upgrade. Una volta terminata questa fase, si arriva al fulcro del titolo, le spedizioni.

Saremo chiamati a scegliere quattro eroi tra quelli attualmente disponibili in città, e con loro affronteremo le terribili minacce che si annidano nei meandri delle nostre terre. L’inventario limitato ci costringerà a valutare con attenzione quali risorse portare con noi, tenendo a mente che i nostri eroi hanno bisogno di cibo, torce per combattere le tenebre, vanghe per aprirsi il passaggio attraverso le architetture decadenti e numerosi altri oggetti che possono rendere l’esplorazione più agevole. Una volta decisa la sfortunata banda di eroi sarà il momento di partire all’avventura ed a quel punto avviene il vero e devastante impatto con il titolo. Ogni cosa all’interno dei numerosi dungeon è progettata al solo scopo di mettere in difficoltà i nostri personaggi, ogni cassa del tesoro può contenere pericolose trappole, ogni libro può nascondere brani in grado di mettere alla prova quel poco che rimane della determinazione di un eroe, perfino il costante consumo delle torce insinua paure nelle menti. A queste minacce si aggiungono i terribili avversari che popolano le varie zone che spaziano da comuni (ma non per questo meno pericolosi) banditi e cultisti fino ad arrivare a creature ben più inquietanti come gli uomini bestia, orrenda fusione tra uomini e suini, o i pericoli uomini pesce protetti dalle loro robuste scaglie. Ogni zona presenta un set di nemici specifico, dotato di resistenze e debolezze che devono sempre essere considerate con attenzione quando si selezionano i nostri eroi. Il combattimeno infatti (rigorosamente a turni) richiede un attenta pianificazione strategica a causa dei numerosi fattori che concorrono al nostro successo, a partire dal posizionamento dei nostri peronaggi. I quattro eroi infatti sono posizionati in una fila, dove lo slot più vicino al nemico rappresenta la testa della formazione e quello più lontano le retrovie. Considerando che pgni abilità del gioco bersaglia specifiche posizioni ed al tempo stesso può essere utilizzata solamente stando in certe posizioni, diventa immediatamente chiaro come un posizionamento sbagliato può causare una fine tragica per la nostra avventura. Per quanto potente con i suoi attacchi fisici, il Leper non sarà in grado di fare molto se lontano dalle prime posizioni, così come il fragile Plague Doctor è privo delle abilità necessaria a garantire la sua sopravvivenza se esposto costantenemte ai colpi nemici. A monte di questo però, Darkest Dungen non ha paura di far pesare la componente randomica tipica dei roguelike. La fortuna infatti rappresenta un fattore importante in battaglia, e talvoltà capiterà di venire brutalmente massacrati dai nemici senza che da parte nostra ci sia stato effettivamente un errore strategico. In fin dei conti il messaggio iniziale del gioco avverte che si tratta di una storia dove il fallimento è più di una possibilità ma piuttosto un’eventualità destinata ad accadere, schiacciando senza pietà i nostri eroi. Eppure il suo bilanciamento riesci a spingerci a provare un’altra volta, consapevoli che per ogni critico subito c’è un colpo fortunato che rovescia un combattimento, che per ogni eroe che cede ai suoi demoni interiori ne avremo uno che troverà nuova determinazione. La sua enorme longevità va quindi affrontata senza fretta, abbracciando la natura dispettosa del titolo e diluendo l’esperienza di gioco in numerose sessioni per un titolo che riesce facilmente a superare le 70 ore.

Visivamente il titolo riesce a creare un suo stile unico e particolare, grazie ad un design accattivante e ricchissimo di dettagli. Le tinte cupe dei vari ambienti riescono a creare l’atmosfera perfetta, in grado di trasmettere l’opprimente senso di pericolo costante che il titolo vuole rappresentare. Le profondità inesplorate del Cove, con i suoi coralli ed i giganteschi cadaveri di balena, si sposa alla perfezione con il bellissimo design delle creature squamose che dovremo sfidare. Ogni modello trasuda personalità ed orrore, in un macabro mix che rende difficile distrogliere lo sguardo dalle forme distorte dei nemici. Allo stesso modo i nostri eroi, che riprendono i principali archetipi della tradizione fantasy, sono ricchi di particolari che catturano l’attenzione e le varie animazioni dei loro attacchi riescono a trasmettere forza e dinamismo ai colpi. Un particolare plauso va poi fatto alle creature della Crimson Court, che riescono nel difficile compito di rinnovare il tema vampirico optando per un design che prende spunto dalle zanzare per creare grottesche ed affascinanti fusioni. Due piccoli nei però macchiano la produzione nella sua versione PlayStation. Il primo è la strana combinazione di interfaccia e comandi, che restando fedele alla sua versione PC, non riesce a trovare delle soluzioni a misura di pad costringendo il giocatore ad alcune combinazioni di tasti non proprio agevoli. Fortunatamente il gioco non richiede mai rapidità nell’impartire i comandi, ma indubbiamente è necessaria qualche miglioria al sistema di controllo. Il secondo invece è la sua altalenante localizzazione che appare parziale e presenta ancora diversi errori, sopratutto nell’adattamento dei testi alle finestre di dialogo e nei menù.

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