Danganronpa V3: Killing Harmony – Recensione

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7.8

Buono

Dopo anni di attesa gli appassionati della serie Danganronpa possono finalmente mettere le mani sull’attesissimo Danganronpa V3: Killing Harmony, terzo capitolo del prolifico franchise Spike Chunsoft capace di rinfrescare la scena delle visual novel con uno stile narrativo sopra le righe e una direzione artistica al limite del folle.

Esattamente come i precedenti episodi, approdati dapprima su PSP e successivamente su PS Vita, PC e PS4, anche questa nuova iterazione propone un cast di giovani protagonisti liceali impegnati nella disperata ricerca di una risposta alla domanda “Sopravvivremo”?
Costretti ad uccidersi fra loro in un carosello di disperazione e prese di coscienza, gli estrosi eroi di Danganronpa V3 introducono una nuova continuità che, almeno apparentemente, nulla a che fare con le avventure di Naegi e co. , facendo presto dimenticare la mediocre risoluzione del loro arco narrativo vista nell’adattamento animato Danganronpa 3. Si capisce fin da subito che la volontà degli sviluppatori era quella di prendere le distanze da quanto raccontato in passato, pur omaggiando la memoria dei volti storici della serie e divertendosi nel distruggere e ricostruire tutte le convenzioni ludiche e narrative a cui avevano abituato il proprio pubblico.

C’è un po’ di Battle Royale e un pizzico di Hunger Games nella premessa narrativa di ogni capitolo di questa serie, ma la capacità di Kazutaka Kodaka (sceneggiatore capo della saga) di riuscire a rimescolare le carte in gioco per portare sempre qualcosa di nuovo ad ogni nuova incarnazione è sicuramente il fiore all’occhiello della produzione. Nello specifico, Danganronpa V3 funge da vera e propria decostruzione e auto-parodia di tutti i cliché a cui Spike Chunsoft ci ha abituati in passato, addirittura finendo per citarli direttamente fra le righe dei dialoghi dei sedici protagonisti e dei sei aguzzini che si parano loro di fronte per le oltre trenta-quaranta ore di gioco necessarie a completare l’avventura, senza contare le modalità extra che, per la felicità degli appassionati, per la prima volta risultano essere davvero tante.

Se la sceneggiatura si rivela generalmente brillante, con picchi qualitativi riscontrabili soprattutto nel primo e nell’ultimo capitolo, lo stesso entusiasmo purtroppo non interessa l’intera durata dell’avventura, con casi spesso appesantiti da lunghe digressioni e comic relief non richiesti quasi a voler smorzare la voglia di arrivare ai titoli di coda del giocatore e a rafforzare il concetto che, a più riprese, viene enunciato da Monokuma e dai suoi terribili cuccioli: “The killing game is not ending”. Letteralmente.
Nonostante la generale fatica riscontrata nel trascinarsi fra un’investigazione e l’altra, il lavoro di Spike Chunsoft rimane comunque pregevole sotto il profilo della mera scrittura, tenendosi in equilibrio fra l’accentuato idealismo che muove alcuni dei personaggi e il nichilismo disperato (pun intended) che traspare da ogni battuta della mascotte bianco e nera. Basterà arrivare alla fine del primo capitolo per capire quanto gli sceneggiatori si siano divertiti nel giocare con le aspettative degli appassionati, ed è proprio nella risoluzione del primo caso di omicidio che si può saggiare un esempio del frutto del loro lavoro chirurgico con cui sono riusciti a riconoscere ogni singolo luogo comune per poterlo così sfruttare e farlo brillare in cielo.

Bisogna poi rendere plauso all’estremo coraggio con cui Spike Chunsoft ha deciso di trattare alcune delle tematiche riconoscibili nelle fasi avanzate di gioco, per nulla banali e in qualche modo di grande attualità se si volge allo sguardo al mondo dell’intrattenimento, ma dilungarsi in questo senso finirebbe per anticipare alcune delle sconvolgenti rivelazioni che il gioco nasconde sotto il proprio titolo.
Forse il più grande difetto di Danganronpa V3 sta nel voler tentare a tutti i costi di scuotere il giocatore intimamente, anche con soluzioni poco chiare o addirittura ingannevoli. Più che trovarsi a pensare “Come ho fatto a non arrivarci?” spesso la sensazione è quella di incorrere in palesi forzature narrative atte solamente a scuotere chi gioca più che ad accompagnarlo nel filo logico dell’investigazione. Ed è proprio in tal senso che si rivela l’ennesimo tallone d’Achille del prodotto Spike Chunsoft: la linearità. Se non si considerano rarissime eccezioni, Danganronpa V3 accentua la sensazione (già provata in precedenza, ma mai come ora) di trovarsi a guardare una storia già scritta, obbligando su binari il giocatore anche durante le fasi esplorative. Nemmeno l’introduzione di una meccanica che permette di mentire durante le Class Trials riesce a ramificare in modo rilevante i casi e la loro risoluzione, e non fosse per i dimenticabili extra collezionabili verrebbe quasi da auspicare di trovarsi di fronte ad un gioco che non contempla l’esplorazione di aree 3D in deboli sessioni punta e clicca.

Al netto di una narrativa forse fin troppo prolissa (ma sarà voluto?) e di un’esecuzione particolarmente brillante nella fase introduttiva e nel climax finale, Danganronpa V3 propone una struttura ludica praticamente indistinguibile dai precedenti, con minigiochi non sempre riusciti (in particolare il Psyche Taxi, una sorta di Outrun semplificato) e la sensazione che, quando ci si trova a dover maneggiare chiavi testuali come proiettili, ci sia stato qualche problema in fase di localizzazione. In tal senso bisogna segnalare che proprio per la sua mole di testo, la versione inglese di Danganronpa V3 (curiosamente tradotto anche in francese) si conferma come una delle più mastodontiche operazioni di traduzione da parte del distributore statunitense NIS America; non deve stupire, quindi, se per la prima volta nella storia del franchise il doppiaggio giapponese è stato relegato a DLC gratuito per l’edizione PS Vita, obbligando i cultori della traccia audio originale (consigliatissima) a dover scaricare un sostanzioso pacchetto aggiuntivo di voci e strilli. Col passaggio a PlayStation 4 il comparto visivo ha sicuramente beneficiato di un generoso potenziamento, ma tutto sommato l’estetica generale della serie è ancora una volta sorretta da una direzione artistica fenomenale, sforzo congiunto dell’indovinato character design di Rui Komatsuzaki, un continuo oscillare come un’altalena dal grottesco al caricaturale, e del compositore Masafumi Takada, conosciuti dai più per No More Heroes, ma altrettanto brillante nell’esecuzione dell’intera colonna sonora. I colori acidi di indicatori e barre a schermo si mischiano alle virate dark della narrazione, regalando momenti improbabili che sono poi il tratto distintivo di questa serie visual novel dedicata all’investigazione di efferati delitti.

Pro

  • Tematiche interessanti e qualità della scrittura decisamente sopra alla media
  • Direzione artistica
  • Incipit e climax finale
  • Tanti minigiochi fra cui scegliere

Contro

  • Ritmo pachidermico e dialoghi inutilmente prolissi
  • Lineare come mai prima
  • Alcuni minigiochi poco indovinati
  • Nel tentativo di scioccare a più riprese, inciampa spesso in forzature logiche (e non) piuttosto evidenti

Commento finale

Con Danganronpa V3 Spike Chunsoft regala ai propri appassionati un capitolo decisamente sopra le righe, capace di tenere sulle spine anche a distanza oltre trenta ore dal title screen grazie al suo sommarsi di improbabili cliffhanger e di situazioni al limite della meta-narrativa, pur registrando una pachidermica lentezza quando si tratta di portare avanti la trama orizzontale. La grande sfortuna di V3 è forse quella di venire dopo l’eccezionale secondo capitolo della saga, tuttora insuperato per qualità del cast ed esecuzione, e non fosse per il calo di interesse registrato durante la metà dell’avventura verrebbe quasi da consigliarlo a chiunque fosse interessato al tema dello storytelling in ambito videoludico.
7.8

Buono

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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