Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls – Recensione

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6.8

Sufficiente

La serie di Danganronpa ha una storia un po’ travagliata e vale la pena ricordarla in occasione del suo sbarco su PlayStation 4: brand nato in patria su Sony PSP, ma giunto in Occidente solamente anni dopo su PS Vita sfruttando la popolarità della serie animata e di altri titoli similari come 999 su Nintendo 3DS, oggi la stravagante Visual Novel conta trasposizioni sulle più importanti piattaforme di gioco del momento, ovvero PC Steam e PlayStation 4.

Checché se ne dica Danganronpa è riuscito ad arrivare sul mercato nostrano nel momento migliore in assoluto, non solo godendo del fascino di serie anche solo lontanamente assimilabili, ma anche e soprattutto del passaparola (specie tra fan dell’animazione giapponese) che ne seguì nei mesi successivi alla sua pubblicazione. Il rinnovato interesse per l’IP da parte di americani ed europei spinse Spike Chunsoft e i creativi dietro alla follia del perverso Monokuma a sviluppare nuovi tasselli di quella storia che per anni si era fermata ai soli due capitoli pubblicati su PSP (e successivamente riproposti), ma data la relativa difficoltà di approccio ad un universo così autoreferenziale non bisogna stupirsi se l’iterazione immediatamente successiva si rivelò un “semplice” spin-off a cavallo dei due capitoli. E nemmeno se il creatore della serie, in seguito, ha preferito chiudere quell’universo narrativo con due serie animate andate in onda poco meno di un anno fa.

Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls è infatti il tentativo di allargare la dimensione di una IP fortemente limitata da una serializzazione col contagocce che in questo episodio aggiuntivo poteva (e doveva) dare lustro ad alcuni dei più amati personaggi secondari apparsi nei titoli numerati. Questa avventura con protagonista Komaru Naegi, la sorella dell’eroe principale apparsa solamente come cameo nel primo capitolo della serie Danganronpa, si distingue dalla produzione madre per diverse novità, prima fra tutte l’essere baciata da valori di produzione infinitamente superiori rispetto al passato. Ultra Despair Girls è infatti il prodotto del successo di un franchise in continua ascesa, concepito in modo tale da glorificarlo con una buona dose di fan service senza però metterlo in ombra. Così le numerose scene animate, le stringhe di testo doppiate e la nuova veste grafica completamente 3D, unita ad un gameplay che unisce il puzzle gaming a velleità third person shooter, sembra quasi amalgamarsi alla perfezione sul palcoscenico di una vera e propria sfilata di ritorni di volti più o meno importanti per i cuori degli appassionati.

Hope VS Desapair

E se sì, nell’economia della saga la storia narrata da Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls si rivela come nient’altro che una side story dal valore puramente triviale, è anche vero che le interazioni tra Komaru e la co-protagonista, Toko Fukawa – già apparsa nel primo capitolo – , valgono da sole il prezzo del biglietto. Nelle intenzioni dell’autore della serie c’era sempre stata la volontà di creare un capitolo stand alone dedicato alla fuga da parte di qualcuno dal concetto stesso di “disperazione”, e l’evoluzione action di questo capitolo ne rappresenta la traduzione più fedele possibile. Certo, stiamo parlando sempre di una visual novel che fa il grande salto e si trasforma “in qualcos’altro”, e ovviamente non mancano incidenti di percorso più o meno evidenti a partire da un comparto tecnico non propriamente al top (e notevolmente impoverito dal passaggio da portatile a home console), una trama orizzontale piuttosto debole, se rapportata con quella degli illustri capitoli madre, e un cast di protagonisti notevolmente ridotto. In tal senso è comunque apprezzabile come la vicenda, ambientata sullo sfondo di una città in rovina e dilaniata dalla violenza visiva resa ancora più esplicitata da una direzione artistica dominata da colori acidi e soluzioni estetiche al vetriolo, riesca a mantenersi perfettamente in bilico fra il più surreale degli scenari orrorifici e il più classico esponente della narrativa shonen. La bontà della scrittura è testimoniata anche dal fatto che nonostante il titolo presenti protagonisti giovanissimi e situazioni al limite del politically correct, Spike Chunsoft non abbia fatto sconti a nessuno e che in sostanza la vicenda risulti ben più complessa di quanto possa inizialmente sembrare.

Se le chiavi di lettura si sprecano è anche vero che uno dei più grandi difetti del comparto narrativo di Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls, paradossalmente, è rappresentato dal non volersi porre come uno dei capitoli principali della saga, focalizzandosi su quella che è – banalmente – la crescita personale delle due protagoniste, ma senza aggiungere davvero qualcosa alla trama orizzontale che unisce insieme i vari tasselli della serie. E sì, sarà anche bello vedere comparire certi personaggi storici e conoscerne di nuovi altrettanto bizzarri e carismatici, ma la mancanza della coralità tipica della serie si fa decisamente sentire. E non è l’unico problema.

Le ragazze serie

Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls è da annoverare fra i titoli action adventure col peggior ritmo mai concepiti dall’industria nipponica negli ultimi anni, di fatto separando di netto le fasi diegetiche da quelle propriamente videoludiche. La sensazione, insomma, è quella di vedere prendere vita una fan fiction inframezzata da sessioni esplorative deboli, tenute insieme da un gameplay così semplice e poco variegato da non offrire quasi mai un divertimento genuino. Finita l’estasi di trovarsi a camminare nel mondo di Danganronpa in 3D finisce anche l’idillio di una formula di gioco che si rivela troppo alla mercé di una narrativa preponderante e incapace di valorizzare a dovere quello che il giocatore compie attivamente.

Nonostante la svolta action – seppur molto blanda – , fortunatamente il titolo Spike Chunsoft continua a richiedere una sufficiente dose di materia grigia tale da distinguersi da un semplice “musou clone”; alternando le due protagoniste è possibile affrontare i pericoli di Towa City sia affidandosi all’azione omicida indiscriminata di Toko che alle capacità uniche dell’arma a forma di megafono di Naegi in gonnella. Proprio la seconda riesce, mediante i diversi tipi di attacco a disposizione, a modificare il mondo attorno a sé in modo creativo, ma solamente in alcune aree specifiche viene messa alla prova la capacità di problem solving del giocatore, con situazioni in cui viene richiesto di eliminare tutti i nemici sfruttando i diversi attacchi dell’arma e le possibilità rese attuabili dalla presenza di specifici elementi ambientali. Al di fuori di questi schemi opzionali la faccenda è molto più semplice e pur premiando l’abilità dei giocatori capaci di mirare a zone specifiche del corpo degli avversari cibernetici, il tutto prosegue senza intoppi attraverso sessioni third person shooter, sporadici enigmi ambientali e qualche boss fight di poco conto. Il tutto, come già detto, sottostando al ritmo di una narrazione che si infila incessantemente fra le fasi esplorative ed action smorzandone l’incidenza con dialoghi prolissi e poco adatti a condire un esponente di questo genere videoludico. Sono presenti anche dimenticabili elementi RPG, come abilità passive e potenziamenti da comprare usando la valuta digitale con la quale si è ricompensati dopo ogni colpo messo a segno, ma nulla che valga la pena segnalare.

Malgrado ciò, bisogna ammettere che la conversione per PlayStation 4 di questo capitolo originariamente pubblicato su PS Vita riesce a migliorare la fruizione delle (comunque deboli) fasi action, portando l’azione a 60fps e offrendo un sistema di controllo decisamente più comodo che in passato. Sfortunatamente questa riedizione per home console non è ambasciatrice di sole buone notizie: pur godendo di un ovvio miglioramento alla qualità dell’immagine, il comparto poligonale del titolo non è stato minimamente ritoccato e gran parte delle soluzioni adottate per adornare gli sfondi e l’aspetto estetico in generale è basato su asset bidimensionali concepiti per una risoluzione sub HD. Se quindi l’azione 3D appare cristallina ed estremamente fluida, elementi bidimensionali, texture e filmati appaiono decisamente più sfocati. Il repentino passaggio tra fasi narrative e parti giocate non fa altro che accentuare questa disparità qualitativa e benché il tutto funzioni comunque meglio che su PS Vita, è chiaro che esteticamente il titolo soffra della sua rinascita su home console… magari accoppiata a schermi dal polliciaggio piuttosto generoso. Se non altro la direzione artistica si attesta, come da tradizione, su ottimi livelli, e il commento audio è impreziosito da una doppia traccia audio che permette di godersi il titolo in lingua giapponese senza scaricare DLC da PS Store, a differenza dell’edizione portatile.

Pro

  • Trama divertente, appassionante e “differente”
  • Toko e Komaru sono una coppia di protagoniste inaspettatamente brillanti
  • Direzione artistica come sempre appagante
  • 60 fps, 1080p…

Contro

  • … ma asset bidimensionali e corposità poligonale non all’altezza
  • Fasi visual novel che interrompono continuamente le appena discrete fasi action
  • Manca la “coralità” tipica della narrativa della serie
  • Rigiocabilità pari allo zero

Commento finale

Danganronpa Another Episode: Ultra Despair Girls è fondamentalmente una visual novel inframezzata da blande sessioni action che non riescono in alcun modo a risultare memorabili. Dalla sua lo spin-off sviluppato da Spike Chunsoft vanta comunque una storia a suo modo “coraggiosa”, che pur non inserendosi in modo rilevante nella continuità del franchise riesce ad essere un appagante scenario “parallelo” a quello dei due capitoli numerati. Magari su PS4 non risulterà esteticamente intrigante come sull’OLED di Vita, ma rimane un titolo fortemente consigliato agli appassionati. Per tutti gli altri… c’è molto di meglio.
6.8

Sufficiente

C’è chi dice che nella sua stanzetta, dietro una mole spaventosa di fumetti d’epoca giapponesi, si celino misteri infiniti. Da sempre appassionato di videogame made in Japan e delle opere animate di Kunihiko Ikuhara, dategli un qualsiasi J-RPG e lo renderete un orsetto felice.

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